La pace sia con te

domenica 21 dicembre 2008

Jérôme Lejeune: Premio Nobel negato perché servo di Dio.

Processo di beatificazione di Jerome Lejeune. Uno dei padri della genetica moderna
Lo scopritore della causa della sindrome di Down, la trisomia 21, salirà all'onore degli altari.
L'arcivescovo di Parigi, mons. Andrè Vingt-Trois, previa conferma della Santa Sede, ha nominato il padre Jean Charles Naud, priore dell'abbazia di Saint Wandrille, postulatore della causa di beatificazione di Jerome Lejeune (1926-1994). In questo modo comincia il tanto atteso processo di beatificazione a livello diocesano. L'annuncio è stato fatto nella XIII Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita, il 25 febbraio 2007.
Come ricordano gli amici di Noticias Globales, il dottor Jerome Lejeune nel 1959, a soli 33 anni, ha pubblicato la scoperta della causa della sindrome di Down, la trisomia 21, per questo è considerato uno dei padri della genetica moderna. Nel 1962 fu nominato come esperto in genetica umana nella Organizzazione Mondiale della Salute (OMS). Nel 1964 fu nominato Direttore del Centro nazionale di Investigazione Scientifica di Francia e nello stesso anno viene creata per lui la cattedra di Genetica fondamentale nella Facoltà di Medicina della Sorbona. Diventa così il candidato numero uno al Premio Nobel.
Applaudito e osannato dai "grandi del mondo", smise di esserlo quando nel 1970 si oppose tenacemente al progetto di legge di aborto eugenetico in Francia: uccidere un bambino per evitare che nasca infermo è un assassinio, che apre le porte alla legalizzazione del crimine totale dell'aborto.

Lejeune, di fronte alla proposta Peyeret e al dibattito sull’aborto in generale, dinanzi alle
menzogne sulla natura del feto o sul numero degli aborti clandestini, non riesce a tacere:
sostiene la sacralità della vita, palesa il suo amore per i suoi piccoli malati, dinanzi a tutti,
ovunque, arrivando ad affermare riferendosi all'OMS -Organizzazione Mondiale della Sanità-, all’Onu: “Ecco una istituzione per la salute che si trasforma in istituzione di morte”. Lejeune non è un ingenuo: sa di aver intrapreso una strada pericolosa, di procurarsi, in questo modo, innumerevoli antipatie. La sera stessa del suo discorso all’Onu, scrive alla moglie: “Oggi pomeriggio ho perduto il premio Nobel”.

La difesa di Lejeune dell'essere umano dal suo concepimento si basò sempre su argomenti scientifico-razionali prima di qualsiasi considerazione religiosa.
Rifiutò scientificamente non solo il crimine abominevole dell'aborto, ma anche concetti ideologici come quello del pre-embrione. Per queste ragioni lo isolarono, lo accusarono di integrismo e fondamentalismo e di cercare di imporre la sua fede cattolica nell'ambito della scienza.
Fu incompreso e perseguitato in ambito ecclesiale e isolato dai suoi colleghi. Ma in nessun momento ascoltò i prudenti che gli consigliavano di "calmarsi per poter arrivare più in alto e così poter influire di più": le strutture di peccato non si possono cambiare, fanno solo complici. Oltretutto, gli dicevano anche che stava facendo cadere in miseria la sua famiglia, perchè gli furono tagliati tutti i fondi per le sue ricerche delle quali viveva. Lejeune continuò con le sue ricerche, sostenne la sua famiglia e si finanziò dando conferenze.
Giovanni Paolo II, nella lettera al cardinale Lustiger, arcivescovo di Parigi, in occasione della morte di Lejeune diceva: "Nella sua condizione di scienziato e di biologo era un appassionato della vita. Arrivò ad essere il più grande difensore della vita, specialmente della vita dei nascituri, così minacciata nella società contemporanea da pensare che sia una minaccia programmata. Lejeune assunse pienamente la particolare responsabilità dello scienziato, disposto ad essere segno di contraddizione, senza fare caso alle pressioni della società permissiva e all'ostracisimo di cui era vittima".
Nel 1992 inizia, su richiesta di Giovanni Paolo II, la gestazione della Pontificia Accademia per la Vita, creata da Sua Santità l'11 febbraio 1994. Il 26 febbraio seguente, Lejeune riceve, già nel suo letto di morte, la nomina di Presidente dell'Accademia. Consegnò la sua anima a Dio la Domenica di Pasqua del 1994 (3 aprile).

Articolo tratto da:
http://unavocecheurlaneldeserto.splinder.com/post/11329891


«Una frase, una sola giudicherà la nostra condotta, la parola stessa di Gesù: «Ciò che avrete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avrete fatto a me».
JÉRÔME LEJEUNE13 giugno 1926 - 3 aprile 1994 O Dio che hai creato l’uomo a tua immagine e lo hai chiamato a condividere la Tua Gloria, ti rendiamo grazie per aver fatto dono alla Tua Chiesa del Professore Jérôme Lejeune, eminente Servo della Vita.Egli ha saputo mettere la sua immensa intelligenza e la sua fede profonda a servizio della difesa della vita umana, specialmente della vita nascente, nel pensiero instacabile di curare e guarire. Testimone appassionato della verità e della carità, ha saputo riconciliare, agli occhi del mondo contemporaneo, la fede e la ragione.Per sua intercessione, concedici, secondo la Tua volontà, le grazie che imploriamo, nella speranza che egli sia presto annoverato nel numero dei Tuoi santi.Amen.Con approvazione ecclesiasticaMgr ANDRÉ VINGT-TROIS Arcivescovo di Parigi
Per le grazie ricevute, si prega di comunicare a:Postulazione della causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Jérôme Lejeune Abbaye Saint-Wandrille. F-76490 SAINT-WANDRILLEFRANCIA

Preghiera da:
http://amislejeune.org/preghiera.aspx

venerdì 19 dicembre 2008

Papa Pio XII giusto e santo.

Papa Pio XII e i giusti tra le nazioni.
Da L’Osservatore Romano del 18 novembre 2008

Mirjam Viterbi Ben Horin nel suo libro Con gli occhi di allora: una bambina ebrea e le leggi razziali racconta come furono salvati nel 1943 lei bambina e la sua famiglia dalla persecuzione nazifascista. Il libro è il suo modo di ringraziare i giusti che aiutarono la sua famiglia e tanti altri ebrei: in particolare il Vescovo di Assisi, monsignor Giuseppe Placido Nicolini, don Aldo Brunacci e padre Rufino Ricacci, che attuarono il volere di papa Pio XII.
Riprendiamo dalla recensione di Gaetano Vallini, pubblicata ne “L’osservatore Romano”

I tre protagonisti di quei fatti sono stati riconosciuti “Giusti tra le Nazioni” dal Museo dell'Olocausto di Gerusalemme Yad Vashem, ma questo documento rappresenta un'ulteriore tessera per la ricostruzione della verità storica di quei tragici anni.
Ogni racconto rivela qualcosa di inedito – non fosse altro per il punto di vista del narratore – accanto alla gratitudine per quell'aiuto disinteressato, e non esente da rischi. E' stata proprio la riconoscenza a spingere Mirjam Viterbi Ben Horin a rendere pubblici i suoi ricordi, filtrati dal suo sguardo di bambina.
Mirjam Viterbi Ben Horin ha scritto il libro "Con gli occhi di allora" (Morcelliana, 2008), in cui racconta la sua storia di bambina ebrea che, dopo le leggi razziali del 1938, fu costretta ad abbandonare la casa di Padova e a rifugiarsi con la famiglia ad Assisi, tra il 1943 e il 1944.
Lì scoprì l'esistenza di uomini e donne che non rinunciarono alla propria umanità e non si sottrassero al dovere del bene, pur consapevoli che ciò avrebbe potuto costare loro la vita.
“Lo scrivere queste pagine – scrive l'autrice – è anche il mio modo, oggi, per dire grazie a tutti coloro che mi hanno fatto sentire che la vita anche nei momenti più oscuri può essere bella, se qualcuno ti è vicino, ti tende una mano o semplicemente, anche con il suo stesso silenzio, è insieme a te: se qualcuno con la sua presenza rompe il guscio della tua solitudine e della paura”.
La figura centrale del racconto è quella del Vescovo. “La mamma e il papà gli spiegarono chi eravamo e gli consegnarono quei pochi oggetti ebraici che ci avevano seguito da Padova e che, se scoperti, avrebbero potuto denunciare la nostra identità”, ricorda Mirjam.
“Monsignor Nicolini li prese con attenzione e delicatezza, assicurando che li avrebbe messi personalmente in un luogo sicuro. Infatti, come poi si venne a sapere, era solito nasconderli lui stesso nei sotterranei del Palazzo vescovile, picconando e murando, mentre don Aldo Brunacci gli faceva luce con una candela”.
L'obiettivo successivo era quello di ottenere “carte false”, una cosa “essenziale per il nostro futuro, e di cui si sarebbe occupato più direttamente don Aldo”.
Il problema principale per gli ebrei era infatti rappresentato dai documenti. Bisognava procurarsene di falsi e in genere si usavano nomi di persone residenti in zone dell'Italia meridionale già liberate, dove era più difficile effettuare controlli. Per questo, su indicazione del Vescovo, venne avvicinato un tipografo dichiaratamente comunista, Luigi Brizi, che acconsentì coinvolgendo anche il figlio Trento, malgrado i rischi di una tale attività.
Don Brunacci raccontò più volte come era nata quell'organizzazione. Il terzo giovedì del settembre 1943, dopo la consueta riunione mensile del clero nel seminario diocesano, il Vescovo lo chiamò in disparte e gli mostrò una lettera della Segreteria di Stato dicendogli: “Dobbiamo organizzarci per prestare aiuto ai perseguitati e soprattutto agli ebrei, questo è il volere del Santo Padre Pio XII. Il tutto va fatto con la massima riservatezza e prudenza. Nessuno, neppure tra i sacerdoti, deve sapere la cosa”.
Seguendo le sue direttive, il Vescovo cercò di coordinare gli sforzi e soprattutto di trasmettere un esempio ai fedeli. …
Più di trecento si salvarono dalla deportazione grazie al Vescovo, ai due sacerdoti e alle persone che sostenevano in vario modo l'organizzazione.
Dopo la guerra, Mirjam e la sua famiglia provarono a tornare a Padova. “La nostra casa era stata incendiata – sottolinea – e a mio padre non rimase altra possibilità che alienarla, con un acuto senso di lacerazione. Venne reintegrato all'università e all'accademia patavina, ma non si sentì più di ritornare a vivere a Padova, pur rimanendone affettivamente molto legato. Riprese il suo insegnamento all'università di Perugia.
Nell'incertezza di dove stabilirsi, si rimase ad Assisi per 7 anni. Nel '50 ci si trasferì a Roma”.
Fu proprio il padre di Mirjam, Emilio Viterbi, a esprimere pubblicamente, come riportano altri documenti, la gratitudine dei salvati: “Noi ebrei rifugiati in Assisi non ci dimenticheremo mai di ciò che è stato fatto per la nostra salvezza. Perché in una persecuzione che annientò sei milioni di ebrei, ad Assisi nessuno di noi è stato toccato”.

Solo un commento: perché in tanti si accaniscono contro la memoria di papa Pio XII, quando anche da questo racconto biografico emerge la sua opera caritatevole verso tutti?

giovedì 4 dicembre 2008

TARIFFA PER LA DEPURAZIONE: RIMBORSO

SE L'IMPIANTO DI DEPURAZIONE COMUNALE NON C'È O NON FUNZIONA, IL CANONE DI DEPURAZIONE NON VA PAGATO!
RIMBORSO PER GLI ULTIMI DIECI ANNI.

Con sentenza n. 335/2008 pubblicata in data 10/10/2008 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità delle norme di legge che prevedevano l’obbligo degli utenti del servizio idrico di pagare la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi, ed ha stabilito che i canoni di depurazione debbono essere pagati dagli utenti del servizio idrico solo come corrispettivo dell’effettiva esistenza del servizio di depurazione.
Infatti la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge Galli (la n. 36 del 1994 “Disposizioni in materia di risorse idriche") nella parte in cui obbliga al pagamento della tariffa anche in assenza del servizio: pertanto si possono recuperare le quote delle tariffe sulla depurazione delle acque, non effettuata.

Richiedi il modello per presentare la domanda di rimborso dei canoni di trasporto e depurazione acque di rifiuto pagati in bolletta in assenza del servizio di depurazione degli ultimi dieci anni.

Sulla TARSU non va pagata l'IVA

SE HAI PAGATO L'IVA SULLA TASSA SUI RIFIUTI, ORA LA PUOI RECUPERARE

I Comuni devono restituire l’IVA incassata sulla tassa rifiuti.
Con una recente Sentenza, non ancora pubblicata, la Corte di Cassazione accogliendo l'orientamento comunitario, ha stabilito che il corrispettivo che i cittadini devono pagare per la raccolta e smaltimento dei rifiuti è una tassa e non una tariffa. L' I.V.A. sarebbe applicabile solamente in presenza di una tariffa, ma essendo una tassa è illegittima!

Dio e valori moderni.

Lettera 15 A Dagospia 1.12.2008
La Svizzera ha detto basta all'uso legalizzato degli spinelli, mentre l'Olanda ha vietato l'uso dei fumi magici e di altre sostanze psicotrope. Gli effetti sono stati devastanti: drogati, narcotizzati, anestetizzati e spinello dipendenti di mezzo mondo, sono stati scossi da un turbamento irrefrenabile. Peggio di una dose massiccia di stupefacenti! Lo schiaffo antiproibizionista arrivato dalle due capitali mondiali della droga libera sulle convinzioni di chi piace giocare alla roulette russa con la propria vita, è stato sonoro. Anche se prima o poi la cultura individualista, edonista, nichilista ed ateista riuscirà ad affermarsi, almeno per ora è stato messo un argine alla lucida follia di chi ha deciso di gettare al vento il prezioso dono della vita umana. A proposito di valori laici, qualcuno sa spiegare perché l'uomo moderno che ha accantonato Dio dal consorzio umano, trova risposte alle sue angosce esistenziale buttandosi nella droga, nell'alcol, nell'eutanasia, nelle trasgressioni e nel sesso dissennato? Ma l'amare la morte più della vita, è questa l'osannata "saggezza" laica?
Gianni Toffali

giovedì 6 novembre 2008

Mamma Lucia: pietà per tutti i morti.

L'articolo che riporto in questa pagina è stato scritto da Maria Giovanna Damiano ed è tratto dalla rivista INCONTRI n.68/2001 edita dalla Banca Popolare dell'Emilia Romagna:
"" In una notte come tante, le apparve in sogno una radura con otto croci abbattute e le comparvero, poi, dinanzi agli occhi, otto soldati tedeschi, che la scongiurarono in lingua italiana che le loro spoglie fossero restituite alle loro madri in Germania.
Il sogno rivelatore maturò in Mamma Lucia il progetto di raccogliere i resti dei caduti sparsi sui monti di Cava, ed abbandonati allo scempio delle intemperie e degli animali randagi, per poi ricomponi e conservarli nella speranza di poterli restituire alle rispettive famiglie. Chiese quindi al Comune la necessaria autorizzazione per la raccolta delle salme che, il 16 luglio 1946, le fu accordata dal sindaco il quale, colpito dalla determinazione da lei mostrata e dalla grandezza del suo progetto, le offrì anche l’assistenza di due becchini. Le toccò poi superare l’ostacolo dell’individuazione delle tante salme sparpagliate su un territorio vasto, e spesso impervio.
L’attuazione del progetto si presentava veramente ardua, ma Mamma Lucia non si arrese e prese a girare per i luoghi interessati dai combattimenti chiedendo notizie a tutti coloro che potessero fornirgliene. Il suo lavoro iniziò dalla collina di Monte Castello, sui cui pendii trovò tredici corpi ammucchiati in una grotta.
Nelle successive escursioni, sempre faticose ed irte di pericoli, rinvenne venticinque corpi in località Arcara, e poi diciotto in Santa Maria a Toro, ed altri cinquanta in un campo di patate nella vicina Montoro Inferiore, e poi ancora tanti sui Monte san Liberatore, a Santa Croce, alla Badia di Cava, a Monte Pertuso, Pineta La Serra, ai Monti del Demanio, tutte zone limitrofe a Cava de’ Tirreni che, complessivamente, in anni di duro lavoro, restituirono alle sue mani amorose circa settecento corpi. Negli ultimi tempi di questa sua caritatevole attività si spinse fino ai luoghi che più da vicino erano stati investiti dallo sbarco alleato di Salerno, recuperando salme persino in Montecorvino Rovella.
La forza interiore che l’ ha sostenuta in tutta questa sua opera appare ancora più grandiosa considerando che presto i becchini l’abbandonarono a causa delle eccessive fatiche, dei tanti pericoli (spesso i caduti venivano interrati con ancora indosso tutta la loro dotazione di bombe e munizioni) e, probabilmente, per le motivazioni, per loro incomprensibili, che spingevano Mamma Lucia a proseguire la sua missione di "mamma". Si affidò allora alla sola forza delle sue braccia ed a qualche occasionale volenteroso, che ricompensava di tasca sua. Ella raccoglieva i corpi in cimiteri improvvisati nei campi, poi li riesumava, ne puliva le ossa e le raccoglieva in cassettine di zinco, che faceva fabbricare a sue spese. Affidava i documenti e gli oggetti personali che le capitava di rinvenire al locale commissariato e pregava, pregava, pregava instancabile e fiduciosa nell’aiuto di Dio. La paura la scuoteva spesso, soprattutto quando, scavando a mani nude, si imbatteva in proiettili inesplosi e mine, ma ella si ripeteva: "ll Signore vede e provvede" e ascoltava una voce interna che la rinfrancava o la fermava quando era realmente in pericolo.
Ma chi le stava vicino, chi la guidava e l’assisteva? Forse un Angelo custode, forse le anime stesse di quei soldati, le cui spoglie Ella rinveniva e curava amorosamente. Mamma Lucia non stette, comunque, mai a porsi tutti questi interrogativi; sapeva soltanto che doveva ascoltare gli impulsi del suo cuore generoso, senza mai fermarsi. Nella piccola chiesa di San Giacomo Minore, nell’antico Borgo di Cava, sistemava le cassettine di zinco con ordine meticoloso e le accudiva, quasi come fossero reliquie sacre. In realtà Ella offriva a quelle ossa tutto l’amore che una madre può donare ad un figlio, e le sue mani affettuose erano le mani di tutte le mamme del mondo.
Agli inizi degli anni ‘50 Mamma Lucia compì anche un viaggio di speranza e di solidarietà materna, recandosi in Germania dove era stata invitata dalle autorità. Riportò a molte donne sfortunate i resti che era stato possibile identificare, gli oggetti ritrovati accanto al cadaveri, restando sgomenta dinanzi all’alta onorificenza della Croce al Merito Germanico, che le fu riservata. In fin dei conti, si chiedeva, cosa aveva fatto lei, umile popolana, per meritare tanti apprezzamenti? Aveva soltanto agito come una madre e si era avvalsa del coraggio che la fede le aveva inculcato.
Mamma Lucia nel negozio al C.so Umberto
Il 2 giugno 1959 il Presidente della Repubblica, Gronchi, conferì a Mamma Lucia l’onorificenza della Commenda al Merito della Repubblica. La città di Salerno, poi, la proclamò cittadina onoraria ed il Comune di Cava de’ Tirreni le offri una pergamena, con la quale la cittadinanza cavese le attestava la sua immensa ammirazione.
Mamma Lucia diede una decorosa sepoltura a quelli che avrebbe potuto considerare Ella stessa suoi nemici, caduti combattendo anche contro l’Italia, anzi forse uccisori essi stessi di giovani vite italiane. Ma Ella non faceva distinzione di nazionalità fra le ossa che raccoglieva; tutte andavano pulite e sistemate allo stesso modo tutte erano quanto restava di poveri figli di mamma, giovani vittime di uni guerra atroce ed insensata come, alla fin fine, sono tutte le guerre. Per lei erano tutti "belli ‘e mamma", tutti figli di mamma, tutti uguali nelle sue amorose mani. La fatica accumulata in quegli anni di dure ricerche e l’usura con cui il tempo, con il suo trascorrere, marchia inesorabilmente tutti gli uomini la costrinsero ad abbandonare la sua attività anche perché, ormai, non era più possibile individuare altre spoglie da recuperare. Si dedicò, quindi, ad accudire i resti mortali dei numerosi ignoti che restarono nella chiesetta di San Giacomo.

ll 23 novembre del 1980 la furia del terremoto che scosse per circa novanta, interminabili secondi la Campania e le altre regioni del sud, seminando rovina e lutto, la strappò questa sua ultima missione; la Cappella di San Giacomo fu, infatti gravemente lesionata e dichiarata inagibile. Trascorse allora gli ultimi anni in preghiera, mostrandosi raramente in giro, ma apparendo qualche volta in televisioni private a render testimonianza della meravigliosa missione svolta. Il Signore decise poi di chiamarla a sé, perchè potesse finalmente godere il meritato riposo dalle sue fatiche, e conoscere tutti quei figli per quali si era tanto amorevolmente prodigata. I Cavesi furono sinceramente scossi dalla notizia, accolta quasi con incredulità perché a tutti sembrò irrealistico dover attraversare le strade della città senza sentirsi chiamare, salutandola, "bello ‘e mamma". Il Consiglio Comunale deliberò funerali solenni, facendo allestire la camera ardente nella sala di ricevimento del palazzo di città, dove per due giorni un’incessante processione di uomini e donne di tutte le età porse l’estremo saluto a Mamma Lucia, esposta in uni bara di vetro al piedi del gonfalone della città e dei labari di tutte le associazioni civili e religiose.""
Alla notizia della morte di Mamma Lucia un altro Presidente, Sandro Pertini, così scrisse al sindaco di Cava: "La scomparsa d Mamma Lucia colpisce dolorosamente quanti riconoscono nell’amore e nella solidarietà valori fondamentali per l’edificazione dell’uomo".

Proposta di legge Congia.

All'attenzione del Presidente on. Silvio Berlusconi

La Commissione Giustizia della Camera ha posto in discussione una proposta di legge, prima firmataria la deputata del Pd AnnaConcia, per punire con la reclusione da sei mesi a quattro anni, l'autore di un discorso, uno scritto o un atteggiamento a cui venga attribuito un valore "discriminatorio" verso la pratica omosessuale e altri, non meglio precisati, "orientamenti sessuali". Il Presidente della Commissione, l'on. avv. Giulia Bongiorno, hainoltre affidato l'incarico di relatore della proposta di legge allastessa on. Concia. 'Il gesto della collega Bongiorno - ha rilevato la parlamentare del Partito democratico - esprime una fiducia politica che mettero' al lavoro''. (Asca, 24.9.08)
NESSUN COMPONENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA ha sollevato critiche alla via preferenziale data a questo pdl, né all'attribuzione di relatore ad un membro dell'opposizione e nemmeno al suo confuso contenuto, con la sola eccezione dei deputati Nicola Molteni e Luca Rodolfo Paolini (Lega Nord).

IL POPOLO ITALIANO PLAUDE TUTTO ALLA PROPOSTA DI LEGGE: la pena proposta mi sembra però troppo lieve. Propongo la pena di morte mediante impiccagione in pubblica piazza o almeno la fucilazione alle spalle. Se proprio non fosse possibile per simili reati efferati la pena di morte, perchè l'Italia è promotrice della moratoria, come minimo dovrebbe essere irrogato l'ERGASTOLO da espiare SENZA SCONTI ai lavori forzati in miniere di carbone a 800 m sotto il suolo.

P.S. Mi permetto di farle osservare, presidente Berlusconi, che se approvata, questa legge di un solo articolo aprirebbe di fatto le porte del carcere per chiunque, laico o religioso, osasse ricordare pubblicamente i principi solenni della morale cattolica o le immutabili condanne della Sacra Scrittura, dell'Apostolo Paolo o di S. Tommaso. Questa proposta di legge avrebbe come principale conseguenza quella di censurare la libertà di espressione, e quindi di critica, dei cattolici. Gli atti di violenza o l'incitamento alla stessa, verso chiunque, sono infatti già opportunamente sanzionati dal nostro Codice.

martedì 4 novembre 2008

DONNE DEL SUD: pietose con tutti i caduti, vincitori e vinti.


MAMMA LUCIA di Orazio Ferrara, pubblicato in "Due Sicilie" periodico indipendente dell'Associazione Due Sicilie, casella postale 305 - 36100 VICENZA CENTRO

Galileo aveva torto.

Galileo aveva torto

Alfonso Marzocco 20 maggio 2008
Pubblicato in "L'altra Napoli" supplemento a Nazione Napoletana. Anno XV, n. 1-6 (gen-giu 2008)

Durante il pontificato di Urbano VIII (1623-1644) la tendenza alla mitezza del Tribunale dell’Inquisizione romana si accentua.
La sua giurisdizione si esercita verso tutta la Cristianità, ma in pratica ha bisogno che gli Stati rendano esecutive le sue sentenze.
Cardinali e notabili della Chiesa conoscevano bene le varie teorie astronomiche: era di pochi decenni prima la storica riforma gregoriana del calendario (1) valida ancora oggi a distanza di secoli.
Conoscevano anche le teorie di Galileo Galilei, che le aveva espresse tra l’altro anche nei giardini Vaticani e al futuro Papa Urbano VIII, con il quale si era incontrato almeno sei volte (2).
Era amico dei potenti Medici, granduchi di Toscana, a cui aveva dedicato alcune scoperte astronomiche. Commentatori della teoria copernicana avevano avuto anche riconoscimenti e apprezzamenti dal Papa. Eppure il processo a Galileo si svolge proprio in questo periodo: come mai?
Abbiamo la fortuna di avere buona parte dei documenti del processo contro Galileo, anche se qualcosa è andato perso nel trasferimento a Parigi degli archivi della Chiesa all’epoca di Napoleone.
Occorre leggerli e, per fare un collegamento con la realtà attuale, si avrà l’impressione di avere a che fare con un processo per diffamazione.
E’ un principio giuridico valido anche oggi che chi si ritiene diffamato può denunciare il presunto diffamatore e chiederne la condanna, dando o meno ampia facoltà di prova a seconda che
preferisca vedersi tutelato l’onore formale o sostanziale.
Non solo, ma una recente sentenza della Corte di Conti ha ricondotto fra i valori immateriali di
ogni amministrazione la tutela della propria immagine, ossia la «tutela della propria identità, del
buon nome, della reputazione e credibilità» degli apparati pubblici (Sentenza del 23 aprile 2003,
numero 10/2003/QM).
Nel caso di Galileo, mi si passi l’ immagine, ci troviamo di fronte a un caso di diffamazione a
mezzo stampa o almeno di lesione della propria immagine, nel quale la Chiesa, non
trincerandosi dietro la propria autorità, diede ampia facoltà di prova e pertanto diede la
possibilità e l’occasione a Galileo Galilei di dimostrare ufficialmente la teoria eliocentrica.
In sintesi il Santo Uffizio dichiarava: Tu, Galileo, affermi che la mia interpretazione della Bibbia è
sbagliata: mostrami le prove della tua affermazione (3).
Senza dilungarci nel ripetere la storia degli antefatti e del processo, che le persone informate e
in buona fede conoscono bene, occorre riportarne almeno i sommi capi.
Nel febbraio 1616 il Santo Uffizio aveva espresso una condanna per le teorie eliocentriche
copernicane, considerate stolte ed assurde, proibendo di difenderle come realtà fisica, ma
consentendo di parlarne come ipotesi geometriche.
Galileo, che era stato denunciato al riguardo nel 1615, se la cavò con un ammonimento che gli
fu notificato nel 1616 dal santo e dotto cardinale Bellarmino (1542-1621).
Nel 1632, dimentico dell’ammonimento, prova a far stampare a Roma il «Dialogo sui massimi
sistemi del mondo».
Non ci riesce, e lo fa stampare a Firenze senza le autorizzazioni di rito.
Ma il peggio viene dopo.
Nel libro, mettendo in scena la discussione sul sistema copernicano, Galileo presenta tre
personaggi: il Salviati (portavoce dell’autore, che spiega la teoria di Copernico), il Sagredo, exallievo
di Galileo, e un professore aristotelico che è una persona alquanto stupida e si chiama
Simplicio.
Guarda un po’, proprio a Simplicio Galileo affida il compito di illustrare le argomentazioni di
Urbano VIII. Come se non bastasse, fa dire a Sagredo, in tono di scherno, rivolto a Simplicio:
«Oh che bella dottrina è la vostra! Davanti ad essa dobbiamo tacere; ma io l’ho già sentita da
una somma autorità…».
Qui bisogna dire che è l’arroganza di Galileo a provocare l’irreparabile (4).
Viene convocato a Roma per giustificare le sue affermazioni ed eventualmente portare le prove
sperimentali o scientifiche di quanto da lui affermato (il Sole è fermo ed è al centro dell’Universo;
la Terra si muove anche di moto diurno e pertanto non è al centro del Mondo) contro
l’interpretazione tradizionale della Bibbia, che riteneva la Terra al centro o molto prossima al
centro dell’Universo.
Bisogna riconoscere che Galilei non mise mai in dubbio il diritto della Chiesa ad intervenire, (5)
ma si comportò in maniera alquanto disinvolta (6): si dà prima per ammalato e si fa
raccomandare finanche da Michelangelo Buonarroti, omonimo nipote del grande scultore e architetto.
Messo alle strette, si decide finalmente a partire per Roma.
Depone prima che non ricordava bene l’ammonimento già ricevuto, poi che aveva inteso
illustrare semplicemente le due teorie senza prendere parte per una di esse, così come a suo
tempo consentito dal cardianale Bellarmino.
Poi si rende conto che l’ha detta grossa e chiede di fare una nuova deposizione il 30 aprile
1633, nella quale ammette che spiegava la posizione copernicana come vera, ma l’aveva fatto
(glossando la Santa Scrittura conforme al suo senso) (7) solo per per mostrare tutta la
sottigliezza della sua capacità argomentativa: «… Il lettore, non consapevole dell’intrinseco mio,
harebbe havuto cagione di formarsi concetto che gli argomenti portati per la parte falsa e ch’io
intendevo confutare, fussero in tal guisa pronunciati, che più tosto per la loro efficacia fussero
potenti a stringere, che facili ad esser sciolti… avidior sim gloria quam satis sit» [non per malizia
ma per vana ambizione].
Alla fine si rende conto che i cardinali giudicanti avrebbero dovuto essere completamente stupidi
per accettare una simile giustificazione e si rimette alla loro «clemenza e benignità»,
giustificandosi con i malanni e con l’età (8).
Insomma non dà una bella prova di sé: porta le giustificazioni standard di un impiegato statale
(tra l’altro lo era veramente: infatti era docente universitario), presentando certificati medici,
lettere di raccomandazione e di scuse varie: prove, niente.
Come prova fisica del movimento della Terra portò:
1) «le maree, il flusso e il riflusso del mare». Ma noi sappiamo, come già gli fecero notare i
consultori romani, che le maree dipendono direttamente dall’attrazione della Luna e non (o solo
in parte) dal movimento di rotazione della Terra e dalla sua sovrapposizione con il movimento di
rivoluzione attorno al Sole. Keplero aveva già prospettato questa verità, ma Galileo non aveva
mai voluto accettarla;
2) come ulteriore prova portava la sua scoperta delle macchie solari (9), che non si capisce
bene cosa c’entrassero;
3) prova definitiva poi doveva essere la massima: «prova la terra moversi per quel principio fisico che la natura non opera per molti mezzi ciò che può conseguir per pochi, et frustra fit per
plura quod fieri potest per pauciora» (10).
Il cardinale Bellarmino lo aveva ribadito molto bene: « (...) 2° Dico che, come lei sa, il Concilio
prohibisce esporre le Scritture contra il commune consenso de’ Santi Padri. 3° Dico che quando
ci fusse vera demostratione che il Sole stia nel centro del mondo e la Terra nel terzo cielo, e che il Sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole allhora bisogneria andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, e piú tosto dire che non
l’intendiamo che dire che sia falso quello che si dimostra. Ma io non crederò che ci sia tal
dimostratione, fin che non mi sia mostrata…» (11).
Il Sant’Uffizio nel processo a Galilei non pretendeva che lo scienziato pisano rinunciasse alla
convinzione eliocentrica, bensì che ne parlasse per quello che effettivamente era, cioè
un’ipotesi.
La Chiesa, così come il Sant’Uffizio, chiedevano solo la «dimostratione».
Non mi sembra che fosse una richiesta eccessiva.
Galilei non la diede e pertanto anche oggi sarebbe condannato per diffamazione o, come dice la Corte dei Conti, per danno all’immagine dell’amministrazione.
Ma qualcuno obietterà: Galilei non diede la dimostrazione, perché all’epoca non c’erano le conoscenze e gli strumenti adeguati, ma adesso… sarebbe un’altra storia.
Perfino Antonino Zichichi nel suo «Galilei: divin uomo» (12) riconosce che «insomma, Galilei
era convinto che la Terra non avesse alcun motivo per restare ferma al centro del mondo con
innumerevoli corpi celesti alla sua mercé. Pur tuttavia mancava la prova decisiva. Non era
impresa da poco. C’è voluto un quarto di millennio per ottenerla…» (pagina 113).
Le prove che secondo Zichichi dimostrerebbero che Galilei aveva ragione sarebbero:
- la parallasse (prova principe);
- le stagioni;
- i quattro minuti (la differenza tra giorno sidereo e giorno solare);
- i tempi diversi dell’ «orologio celeste» di Galilei (la cui esistenza è legata ai movimenti orbitali
dei satelliti di Giove) (13).
Ora che un grande scienziato come Zichichi pretenda che l’eliocentrismo resti dimostrato con
questi mezzi (la parallasse non prova niente, presupponendolo già, essendo un rapporto tra la distanza delle stelle e la base presa; le altre «prove» poi si spiegano ugualmente
se è il Sole a girare attorno alla Terra) (14) è la dimostrazione provata che Galilei e il
geocentrismo ora come allora non hanno argomenti.
Sembra più sincera e coerente l’illuminante affermazione ritrovata nel sito web dell’Osservatorio
astronomico di Brera nella pagina, che ripercorre la storia della parallasse: «Dimostrare il moto
della Terra non era più necessario, dal momento che esso era divenuto una parte ormai
accettata della teoria» (15).
Cioè: siccome siamo tutti d’accordo, facciamo a meno di prove (perché non riusciamo a
trovarle, neanche false).
Ebbene Fernand Crombette (16) argomenta che nessuno ha portato queste prove, anzi gli
scientisti (17) non ne parlano proprio più, perché... la realtà è un’altra.
Alfonso Marzocco

1) «La riforma gregoriana del calendario: un ardito provvedimento scientifico del XVI secolo,
tuttora valido e in vigore in tutto il mondo civile», a cura di Girolamo Fantoni, in URL:
http://quadrantisolari.uai.it/articoli/art4.htm
2) Girolamo, Tiraboschi, «Storia della letteratura italiana» del cavaliere abate Girolamo
Tiraboschi, Firenze : presso Molini, Landi, e C.o, 1812. tomo 8.2.
3) Sentenza di condanna dei Galileo Galilei del 22 giugno 1633 in http://it.wikisource.org/wiki/
Sentenza_di_ condanna_ di_Galileo_Galilei: «Essendo che tu, Galileo fig.lo del q.m. Vinc.o
Galilei, Fiorentino, dell’età tua d’anni 70, fosti denunziato del 1615 in questo S.o Off.o, che
tenevi come vera la falsa dottrina, da alcuni insegnata, ch’il Sole sia centro del mondo e imobile,
e che la Terra si muova anco di moto diurno; ch’avevi discepoli, a’ quali insegnavi la medesima
dottrina; che circa l’istessa tenevi corrispondenza con alcuni mattematici di Germania; che tu
avevi dato alle stampe alcune lettere intitolate Delle macchie solari, nelle quali spiegavi l’istessa
dottrina come vera; che all’obbiezioni che alle volte ti venivano fatte, tolte dalla Sacra Scrittura,
rispondevi glosando detta Scrittura conforme al tuo senso; e successivamente fu presentata
copia d’una scrittura, sotto forma di lettera, quale si diceva esser stata scritta da te ad un tale
già tuo discepolo, e in essa, seguendo la posizione del Copernico, si contengono varie
proposizioni contro il vero senso e autorità della sacra Scrittura».
4) Parla William Shea, ospite del Meeting di Rimini, «Intervista di Luigi Dell’Aglio». su Avvenire
del 19 agosto 2003. William Shea, è stato chiamato a ricoprire dal 20 giugno la cattedra
galileiana di Storia della scienza, all’Università di Padova. Qui Galileo aveva insegnato per
diciotto anni, dal 1592 al 1610.
5) Antonino Zichichi, «Galilei, divin uomo», Milano, 2001, pagina 83.
6) D’altra parte bisogna pure incominciare a dire, contro l’agiografia ufficiale, che il
comportamento di Galileo fu spesso disinvolto: basti ricordare come si comportò con la sua
famiglia. Abbandonò la convivente a Padova quando ebbe un incarico più prestigioso in
Toscana. Togliendole pure i figli: un maschio e le due figlie femmine, che però costrinse a
monacarsi perché difficilmente avrebbero potuto fare un buon matrimonio, essendo di nascita
illegittime. «Virginia, che prese il nome di suor Maria Celeste, riuscì a portare cristianamente la
sua croce, visse con profonda pietà e in attiva carità verso il padre e le sue consorelle. Livia,
divenuta suor Arcangela, soccombette invece al peso della violenza subìta e visse nevrastenica
e malaticcia» (Sofia Vanni Rovighi).
7) Sentenza di condanna del Galileo Galilei del 22 giugno 1633 (vedi nota 3).
8) Allegato di Galileo in propria difesa del 10 maggio 1633. Documento 42 in «I documenti del
processo di Galileo Galilei», a cura di S.M.Pagano, Città del Vaticano, 1984.
9) «Le macchie solari costringono l’intelletto humano di ammettere il moto annuo della terra».
Pagina 337 del «Dialogo di Galileo Galilei Linceo matematico sopraordinario dello Studio di
Pisa. ... Doue ne i congressi di quattro giornate si discorre sopra i due massimi sistemi del
mondo tolemaico, e copernicano; proponendo indeterminatamente le ragioni filosofiche, e
naturali tanto per l’vna, quanto per l’altra parte»…
In Fiorenza: per Gio. Batista Landini, 1632.
10) «Dialogo…», pagina 110.
11) Lettera del cardinale Bellarmino a Paolo Antonio Foscarini, 12 aprile 1615.
12) Milano, 2001.
13) A. Zichichi, «Galilei, divin uomo», pagina 112.
14) Per determinare la parallasse stellare si sfrutta il supposto cambiamento di posizione
assunto dalla Terra durante il suo moto orbitale, cioè la parallasse annua. La tecnica sottintende
la conoscenza del diametro dell’orbita terrestre e richiede l’osservazione dello stesso oggetto
celeste a sei mesi di distanza per determinarne lo spostamento apparente rispetto allo sfondo.
La distanza delle stelle è calcolata sulla base delle parallassi misurate e, impiegando la
trigonometria, con l’aiuto del raggio R dell’orbita (supposta, TS) della Terra attorno al Sole. In
questo caso, è trascurabile sapere dove, sul globo terrestre, sia situato l’osservatorio (per
esempio a Chicago o a Roma), giacché lo sbaglio commesso durante la misura è senza grande
importanza. Al contrario, se la Terra non descrive che la piccola orbita del suo stesso raggio,
due constatazioni sono da fare:
- la distanza stella-Terra è ridotta molto fortemente e non costituisce più che la 1/23.425ª parte
della distanza attualmente accettata;
- non è allora più indifferente sapere dove sono piazzati gli osservatori. Le differenze tra le
parallassi misurate, ciascuna separatamente, vengono ad essere significative. Ed è
apparentemente questo il caso: basta consultare le parallassi dei diversi Osservatori
astronomici. Alla fine tutto si riduce a quale misura si prende come base: se si prende come
base del calcolo il raggio terrestre, le stelle potrebbero essere molto più vicine di quanto oggi si suppone e la posizione degli osservatori sulla Terra non è indifferente: in ogni caso le parallassi
stellari da sole non possono provare niente. Quindi non esiste ancora la prova che è la Terra a
girare intorno al Sole.
15) www.brera.inaf.it/utenti/stefano/calvino/majorana/Storia/
16) F. Crombette, «Galileo aveva torto o ragione…?» www.digilander.libero.it/crombette
17) Gli scientisti, a differenza dei veri scienziati, s’innamorano delle loro idee e sostengono
teorie non dimostrate come verità indiscutibili: ad esempio l’evoluzionismo. L’eliocentrismo è
un’altra teoria non dimostrata. E guai a metterle in discussione o a chiederne la prova.
Ricordano l’«eroico» colonnello inglese prigioniero dei giapponesi che nel film costruì il ponte
sul fiume Kway: era tanto preso dal suo ponte da non rendersi conto che lavorava per il nemico.

martedì 21 ottobre 2008

Aste immobiliari: esperienza provata.

Partecipare ad un'asta immobiliare può essere un'esperienza interessante ma anche lunga e defatigante.
Se trovate un immobile che fa al caso vostro e riuscite ad aggiudicarvelo non crediate che sia finita lì.
L'esecutato può fare opposizione e non è detto che il giudice decida in tempi brevi. E' quello che è capitato a me.
Presentata l'opposizione, il giudice si è riservato di decidere; nel frattempo si è assentata per maternità ed è stata sostituita da un altro giudice donna che ha pensato bene di rinviare il tutto ad un'udienza lontana mesi e mesi. Per non farla lunga è passato più di un anno dalla data dell'aggiudicazione e l'emissione del decreto di trasferimento.
Ma non è finita qui.
Continua...

domenica 14 settembre 2008

elogiodelfannullone

Il "fannullone" non fa danni a differenza di tanti della "casta": presidenti, dirigenti, assessori, parlamentari, consiglieri di quartiere, di rione di regione di comunità e agenzie varie.

Perché nessuno più parla di ridurre il numero dei parlamentari e accoliti vari e di dimezzare i loro emolumenti?