La pace sia con te

venerdì 22 giugno 2018

GESU' E' DIO: LO DICE ANCHE LA BIBBIA DEI TESTIMONI DI GEOVA


I TESTIMONI DI GEOVA INSEGNANO CHE GESÙ CRISTO NON È DIO.

Per essi Gesù è una semplice creatura umana "creata sì prima delle altre creature... ma lui stesso creatura di Geova Dio" ("La verità che conduce alla vita eterna" pag. 47). 
A differenza di qualsiasi altro essere umano, prima di nascere sulla terra Gesù era una persona spirituale e viveva in cielo. (Giovanni 8:23) Fu la prima creazione di Dio, e contribuì a creare tutte le altre cose. Essendo l’unico a essere stato creato direttamente da Geova, viene chiamato Figlio “unigenito” di Dio. Gesù agì quale Portavoce di Dio, per questo è anche chiamato “la Parola”. — Giovanni 1:1-3, 14leggi Proverbi 8:22, 23, 30; Colossesi 1:15, 16. (Lezione 4 consultabile  online:
https://www.jw.org/it/pubblicazioni/riviste/wp20110301/chi-%C3%A8-ges%C3%B9-cristo/

Ora vediamo come la loro stessa infelice " TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO DELLE SACRE SCRITTURE " (copyr 1987)  li condanna: 


Vangelo di Luca 1, 38:
Testo TdG, copyr 1987: Quindi Maria disse:  “Ecco la schiava di Geova! Mi avvenga secondo la tua dichiarazione”. Allora l’angelo partì da lei. 
Testo greco originale:         επεν δ Μαριάμ· δο δούλη κυρίου· γένοιτό μοι κατ τ ῥῆμά σου. κα πλθεν π’ ατς γγελος.

Vangelo di Luca 1, 43:
Testo TdG:  Come mai ho dunque questo [privilegio], che la madre del mio Signore venga da me?
Testo greco:  κα πόθεν μοι τοτο να λθ μήτηρ το κυρίου μου πρς μέ;

Vangelo di Luca 1, 46:
Testo TdG: E Maria disse: “La mia anima magnifica Geova
Testo greco: Κα επεν Μαριάμ· Μεγαλύνει ψυχή μου τν κύριον

Per il Nuovo Testamento greco si è fatto ricorso al Greek New Testament della Society of Biblical Literature: online http://www.bibbiaedu.it/bibbia_edu/bibbiaedu___home/00022456_Bibbia.edu___Testi_biblici_in_lingua_originale.html#

Non c’è bisogno di conoscere il greco: basta riconoscere la parola κυρίοs  [ Kùrios Kỳrios ] che I Testimoni di Geova  traducono come gli conviene: a volte Geova e a volte  Signore.   
Infatti  quando dichiara: “Come mai la madre del mio Signore [ μήτηρ το κυρίου μου] venga a me”, è evidente che santa Elisabetta in questo modo riconosce la divinità del bambino Gesù, che Maria porta in grembo, ed implicitamente afferma che Maria è la Madre di Dio.

La loro stessa traduzione li condanna a riconoscere che Gesù è Dio.


Ma evidentemente i TdG leggono solo le loro riviste e i loro opuscoletti; al massimo i versetti che i sorveglianti gli indicano.

giovedì 21 giugno 2018

Preghiere rivelate da Cristo alle sante Geltrude e Metilde vergini dell'ordine di S. Benedetto e ad altre veggenti


29 Appendice - Preghiere rivelate da Cristo alle sante Geltrude e Metilde vergini dell'ordine di S. Benedetto e ad altre veggenti

 LA SS. COMUNIONE SOLLEVA LE ANIME DEL PURGATORIO.
 Un giorno, mentre Geltrude stava per comunicarsi, provò un bisogno immenso di sprofondarsi nell'abisso della sua miseria, e di nascondervisi totalmente per onorare l'ineffabile accondiscendenza del Signore che ciba i suoi eletti col suo Corpo e li inebria con il suo Sangue. Ella comprese allora il sublime annientamento del Figlio di Dio, quando discese nel limbo per liberare le anime che ivi stavano prigioniere. Mentre si sforzava di unirsi a quell'ineffabile umiliazione, si trovò come immersa negli abissi del Purgatorio. Là, rinnovando i suoi sentimenti, comprese le parole che le diceva Gesù: « Con la S. Comunione ti attirerò a me in tal modo che tu trascinerai tutte le anime, a cui giungerà l'incomparabile profumo dei santi desideri che sfuggono così copiosamente da te». Dopo d'aver accolto tale promessa Ella s'avvicinò alla mensa angelica, pregando il Signore di liberare tante anime del Purgatorio, quante erano le molecole dell'Ostia che aveva in bocca. E il Signore rispose: «Per farti capire che le mie misericordie sorpassano tutte le mie opere e che nessuna creatura può misurare l'abisso della mia bontà, ti assicuro che, per i meriti del Sacramento di vita, sono disposto ad accordarti molto di più di quanto hai chiesto». [Santa Geltrude. Libro terzo, capitolo XVIII, par. XVII]

GESÙ SOCCORRE NELLA LORO AGONIA COLORO CHE HANNO PENSATO A LUI.
… il Signore la rassicurò dicendole: «Quando vedo nell'agonia coloro che durante la vita hanno qualche volta pensato a me, o che hanno compiuto qualche buona opera negli ultimi giorni, mi mostro a essi con tanta bontà, tenerezza e amabilità che essi si pentono d'avermi offeso e tale atto di dolore loro vale l'eterna salvezza. Così vorrei che i miei eletti mi glorificassero, e ringraziassero per tale insigne favore ».  [Santa Geltrude. Libro terzo, capitolo XXX, par. XX]

EIA ERGO ADVOCATA NOSTRA
Il Signore si degnò d'insegnare a Geltrude a ripetere, almeno una volta al giorno, l'invocazione: « Eia ergo advocata nostra, illos tuos misericordes oculos ad nos converte », assicurandole un potente soccorso per l'ora di morte.  La Santa offrì allora alla beata Vergine centocinquanta Ave Maria, recitate in suo onore, per ottenere la sua assistenza e tenerezza materna nell'ora del trapasso. Vide tosto quelle preghiere sotto forma di monete d'oro, offerte al Giudice supremo il Quale, a sua volta, le presentava alla Madre sua. Essa le riceveva da fedele economa e le metteva in serbo a una a una per profitto e conforto di Geltrude, la quale all'uscire da questo mondo avrebbe ricevuto dal Giudice divino tante consolazioni quante preghiere aveva offerto alla Madonna. Comprese ancora Geltrude che, se un'anima raccomanda la sua ultima ora ad un Santo qualsiasi con suppliche speciali, quelle preghiere vengono subito portate al tribunale del Sovrano Giudice e il Santo, che le ha ispirate, ne diventa il custode per mutarle in grazie da dare, al momento opportuno, al suo cliente.   [Santa Geltrude. Libro IV, capitolo LI]

I TUOI AMICI [GLI ANGELI] ASCOLTANO
Il Signore disse all'anima: "Ecco ciò che si legge nella Scrittura: "Quae habitas in hortis, amici auscultant: O tu che abiti nei giardini, i tuoi amici ascoltano" (Cant. VIII, 13). Per divina ispirazione l'anima conobbe il modo con cui gli Angeli assistono il giusto, in rutto il bene che compie.
 "Quando uno  legge i Salmi od altre parti della Scrittura, oppure si dedica a qualche opera buona, gli Angeli sono presenti per assisterlo.
 "Quando nell'orazione conversa con Dio, oppure ascolta la parola di Dio, ovvero parla dì Dio, è assistito dagli Arcangeli.
 "Se medita su le virtù di Dio, su la sua potenza, la sua sapienza, la sua bontà, la sua giustizia, la sua misericordia, la sua longanimità, la sua carità, e quando si sforza per quanto è possibile d'imitare queste virtù, le Virtù, sono al suo servizio.
 "Quando l'uomo, pensando all'ineffabile e sublime divinità, trema davanti a Dio e a Lui umilmente si sottomette, è assistito dalle Potestà.
 "Ma quando nel suo cuore esalta la nobiltà e la grandezza della Divinità, quando pensa a quella Maestà infinita che si è degnata di creare l'uomo a sua immagine e somiglianza, operando per lui cose sì grandi; quando, a motivo della riverenza e dell'amore che Dio dimostra per l'uomo, egli pure rispetta ed ama tutti gli uomini, è servito dai Principati.
 "Che se, con inchini, genuflessioni e prostrazioni, adora Dio, è assistito dalle Dominazioni.    
 "Quando poi l'uomo, nella tranquillità del suo cuore, medita su le grandezze e perfezioni di Dio, è servito dai Troni.
 "Se è illuminato dalla conoscenza di Dio, se si eleva nella contemplazione sino a considerare i divini misteri, i Cherubini sono i suoi ministri.
 "Ma quando l'anima, attingendo nel Cuore di Dio un ardente amore, ama Dio col proprio amore di Dio, e in Dio e per Dio ama tutti gli uomini, i Serafini esercitano il loro ministero presso di lei". [Santa Metilde. Libro II, capitolo XII]

L'INFERNO E IL PURGATORIO
Durante la sua preghiera, Metilde vide una volta l'inferno spalancato sotto i suoi piedi, e in quell'abisso una miseria ed un orrore infinito: serpenti, leoni, rospi, cani, orribili spettri di atrocissime fiere le quali crudelmente si laceravano a vicenda. Ella disse al Signore: "O Signore, chi sono questi disgraziati?" "Quelli, rispose il Signore, che non hanno mai voluto, neppure, per un'ora, pensare a me con dolcezza"…
Essa vide pure il purgatorio, dove erano altrettanti tormenti quanti sono i vizi di cui, le anime su la terra si fanno schiave. Gli orgogliosi cadevano senza posa da un abisso in un altro; quelli che erano stati infedeli alle loro regole ed alla loro professione religiosa, camminavano curvi come sotto un peso schiacciante. I golosi ed i bevoni giacevano per terra, privi di sensi e disseccati dalla fame e dalla sete, Quelli che avevano soddisfatto i loro desideri carnali, si fondevano nel fuoco come la carne ed il grasso sul braciere. Ogni anima soffriva la pena che si era meritata col suo vizio preferito. Ma quando la Santa ebbe pregato per loro, il Signore misericordiosamente ne liberò una copiosa moltitudine. [Santa Metilde. Libro V, capitolo XVIII]

PREGHIERA MOLTO EFFICACE PER UN CERTO AMMALATO
Geltrude un giorno supplicò Gesù di dirle quale preghiera fare per un certo ammalato. Ebbe questa risposta: "Basta che tu mi rivolga due brevi preghiere, ma con devozione La prima preghiera è: Conserva, o Dio, all'ammalato la pazienza. La seconda preghiera è: O Signore, fa' che secondo gli eterni desideri del tuo Cuore paterno ogni istante di patimento che Tu riservi a questo infermo procuri la tua gloria ed accresca i suoi meriti per il Cielo. [Santa Geltrude. L’Araldo del Divino Amor. Libro terzo, LXXIII – II]
Geltrude ricevette la spiegazione di quest'atto, e seppe che, se alcuno compie, per la gloria del Padre, un'opera buona, fosse pure anche solo un Pater, un'Ave, o un salmo recitati per sè o per altri, il Figlio di Dio accetta quell'offerta come un frutto della sua perfetta Uma­nità, ringrazia Dio Padre, benedice tale frutto, lo moltiplica e lo distribuisce a tutta la Chiesa, per l'eterna salute degli uomini. [Santa Geltrude. Libro IV, 21]

LA MISERICORDIA DI DIO
Si può dunque, durante questa settimana, recitare cinque Pater, In onore delle dolci Piaghe del Salvatore e, dopo di averle devotamente baciate, pregare, come più sopra si disse, per espiare le colpe dei membri della S. Chiesa e supplire alle negligenze universali. Dopo d'avere compiuto un tale atto, si potrà sperare di ottenere una grazia analoga dalla misericordia di Dio. . [Santa Geltrude. L’Araldo del Divino Amor. Libro quarto, capitolo XXI]

FEDELI PROMESSE DI DIO E PRIVILEGI. Come il Signore promise a Geltrude di esaudirci.
Noi saremo giudicati secondo lo stato dell'ultimo momento! La cosa più importante per noi, è di pregare Dio per fare una buona morte. Siamo però cosi oppressi dal peso dei nostri peccati, che ci torna difficile essere esauditi; pertanto, se vogliamo giungere felicemente in porto, dobbiamo supplicare il Signore di accordarci, per i meriti di Geltrude, una morte più santa di quella che avremmo potuto ottenere con le nostre sole forze. Infatti il Salvatore ha giurato, per i dolori della sua Passione e della sua morte innocente, che colui il quale si rivolgerà alla Sua Sposa diletta, mentre ella è ancora in vita, alla sua morte, o nello scorrere dei secoli, sarà esaudito oltre i suoi stessi desideri. [Santa Geltrude. L’Araldo del Divino Amor. Libro V, capitolo XXIX]

CORONCINA DI SALUTO ALLA MADRE DI DIO  
La Madre di misericordia afferma che chi l'avesse proclamata «candido giglio della SS. Trinità e rosa splendente di Paradiso » avrebbe esperimentata la podestà che l'Onnipotenza del Padre le aveva comunicato come Madre di Dio; avrebbe ammirato le ingegnose misericordie che la Sapienza del Figlio le aveva ispirato, e contemplato l'ardente carità accesa nel Suo Cuore dallo Spirito Santo. Aggiunse Maria: «All'ora della sua morte mi mostrerò e quest'anima nello splendore di una sì grande bellezza che la mia vista la consolerà e le comunicherà gioie celesti». Da quel giorno Geltrude propose di salutare la Vergine Maria, o le immagini che la rappresentavano con queste parole: « Ave, candidum lilium fulgidae semperque tranquillae Trinitatis, rosaque praefulgida coelicae amaenitatis de qua nasci, et de cuius latte pasci Rex coelorum voluit, divinis influxionibus animas nostras pasce. - Ti saluto, o giglio più bianco della neve, giglio della raggiante, sempre tranquilla Trinità. Ti saluto, Rosa brillante della celeste umanità, dalla quale il Re del cielo volle nascere e prendere il latte verginale: vieni in soccorso di me, povero peccatore, adesso e nell'ora della mia morte. Così sia ».
Pratica. Sui grani grossi:  «Ti saluto, o Giglio più bianco della neve, Giglio della raggiante, sempre tranquilla Trinità. Ti saluto, Rosa brillante della celeste umanità, dalla quale il Re del cielo volle nascere e prendere il latte verginale: vieni in soccorso di me, povero peccatore, adesso e nell'ora della mia morte. Così sia» 
Sui grani piccoli:  «Candido Giglio della SS. Trinità e Rosa splendente del Paradiso» Infine: Salve Regina [Santa Geltrude. L’Araldo del Divino Amor. Libro 3, capitolo 19.]


CORONCINA AL CUORE DI MARIA   
Dice la Mamma:  “Con questa preghiera accecherete satana! Nella tempesta che sta venendo, io sarò sempre con voi. Sono la Madre vostra: posso e voglio aiutarvi" 
Pratica: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. (5 volte in onore delle 5 piaghe di N.S.) 
Sui grani grossi della Corona del Rosario:  “Cuore Immacolato e addolorato di Maria, prega per noi che confidiamo in Te!” 
Sui grani piccoli:  “Madre, salvaci con la fiamma d’Amore del tuo cuore Immacolato!”
Alla fine: tre Gloria al Padre 
“Irradia, o Maria, su tutta l’umanità la luce di grazia della tua Fiamma d’Amore, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen” [Diario spirituale di Elisabetta Szantó -1961-1981-  imprimatur, 6 giugno 2009]. 

CORONCINA DI AFFIDAMENTO A GESU’ E A MARIA CONTRO IL DEMONIO  
Dice Gesù: "Il demonio ha ancora più ribrezzo del nome di Maria che del mio Nome e della mia Croce. Non ci riesce, ma cerca di nuocermi nei miei fedeli in mille maniere. Ma l’eco soltanto del nome di Maria lo mette in fuga. Se il mondo sapesse chiamare Maria, sarebbe salvo. Quindi invocare i nostri due Nomi insieme è cosa potente per fare cadere spezzate tutte le armi che Satana avventa contro un cuore che è mio. Da sole le anime sono tutte dei nulla, delle debolezze. Ma l’anima in grazia non è più sola. È’ con Dio." [Maria Valtorta. Quaderni.  15 giugno 1943]
Si può pregare così: Gesù, Maria, Vi amo!  Salvate le anime dei sacerdoti, salvate le anime. Ve lo chiediamo supplichevoli, e concedeteci di poter ripetere quest’Atto d'Amore MILLE VOLTE ad ogni respiro, ad ogni palpito

Pratica:  Si usi la Corona del Rosario.  Sui grani grossi, del Pater recitare: “Scenda il Sangue Preziosissimo di Gesù su di me, per fortificarmi e, su satana per abbatterlo! Amen.” 
Sui grani piccoli, dell’Ave recitare: “Ave Maria, Madre di Gesù, mi affido a te”. 
Infine recitare: Pater, Ave, Gloria. 




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“La Messa è la devozione dei Santi” [Santo Curato d’Ars]


28  “La Messa è la devozione dei Santi” [Santo Curato d’Ars]

=(Mt 26:26-29Mr 14:22-251Co 11:23-29)
Poi prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». (Luca 22:19)


In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».  (Mt 18,19-20)
Santo Curato d’Ars: Gesù "mi ha amato e ha immolato se stesso per me"  (Gal. 2,20)

   “Se una gestante assiste alla santa Messa tutte le volte che le è possibile, prendendosi un poco di fastidio come in misura maggiore se lo prese la Vergine al viaggiare fino a Betlemme per dare lì alla luce il divino Redentore, certamente potrà ottenere grandi aiuti nei dolori del suo parto”. (san Beda il Venerabile sacerdote e dottore della Chiesa, 672-735)

Si riceve la benedizione del sacerdote che Dio ratifica in cielo.
La partecipazione alla Messa attira anche benedizioni temporali.
La devozione alla Santa Messa vi farà guadagnare una grande gloria in cielo.
La frequente partecipazione alla Messa ti farà ottenere un posto più alto in Cielo  e aumenterà  la tua felicità eterna. [Explication du Saint Sacrifice de la Messe del  R. P. Martin de Cochem]

Gesù dice: “E sappi quanto farò per chi sente la Messa con zelo e divozione: nell'ultima sua ora, per consolarlo, difenderlo, e formare per la sua anima un corteo d'onore, gli invierò tanti nobili Spiriti della mia celeste corte, quante saranno le Messe che avrà sentite su la terra”. (Rivel. di santa Metilde, p.3, cap. 12).
Gesù disse a S. Geltrude: “Sappi che a chi partecipa devotamente alla S. Messa, io manderò, negli ultimi istanti della sua vita, tanti dei miei Santi per confortarlo e proteggerlo, quante saranno state le S. Messe da lui ben ascoltate…” (Lib.3, cap.16).

Vantaggi dell'assistenza alla S. Messa.
Geltrude ringraziò il Signore d'averla colmata dei suoi benefici, e ricevette questa luce: tutte le volte che una persona assiste alla S. Messa, unendosi a Gesù che s'immola per il riscatto del mondo, Dio Padre la contempla con la stessa compiacenza dell'Ostia Santa. Quest'anima diventa allora risplendente come una persona che, uscendo dalle tenebre, si trovasse avvolta nella piena luce del sole. La Santa chiese a Gesù: « Se si cadesse poi in peccato, si spegnerebbe questa luce, come se la persona suddetta passasse dal meriggio a luogo tenebroso? ». « No, figlia mia - rispose Gesù - perché colui che pecca pone, per così dire, l'ombra d'una nube fra lui e la mia misericordia; ma la mia bontà gli conserva, per la vita eterna, un pò di quelle benedizioni, che poi vedrà crescere e moltiplicarsi ogni volta che si accosterà con divozione ai sacri misteri ». [Santa Geltrude. Libro secondo, capitolo XVIII]

Nella sua «Storia ecclesiastica dell’inghilterra», san Beda riferisce di numerose visioni di anime del purgatorio. Una di queste ha come protagonista Drythelm, un laico padre di famiglia, che tornato in vita ricorda che un grande aiuto per le anime del purgatorio  sono le preghiere dei vivi, le elemosine, i digiuni e soprattutto la celebrazione di Messe, per essere liberati anche prima del giorno del giudizio. [https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17349]
S. Maria Maddalena de' Pazzi, la celebre mistica carmelitana, era solita offrire il Sangue di Gesù per suffragare le anime del Purgatorio, e in un'estasi Gesù le fece vedere come realmente molte anime purganti venivano liberate dall'offerta del Divin Sangue. Né può essere diversamente, perché, come insegna S. Tommaso d'Aquino, una sola goccia del Sangue di Gesù, per il suo valore infinito, può salvare tutto l'universo da ogni delitto.
"Tutte le opere buone riunite insieme - diceva il S. Curato d'Ars - non possono valere una S. Messa, perché esse sono opere degli uomini, mentre la S. Messa è opera di Dio". [P. Stefano M. Manelli, FI GESÙ’ EUCARISTICO AMORE - "Casa Mariana" Frigento 1976 Imprimatur: Neapoli, 19.4.1973. http://www.cristianicattolici.net/catechesi/gesu-eucaristico-amore.pdf ]

San Gregorio MagnoPapa e dottore della Chiesa (540-604)
«La Santa Messa è l’unico sacrificio che fa uscire prestamente le Anime dalle pene del Purgatorio.»
San Bernardo Abate e dottore della Chiesa (1090-1153)
«Si merita di più ascoltando devotamente una Santa Messa che col distribuire ai poveri tutte le proprie sostanze e col girare pellegrinando tutta la terra.»
San Leonardo da Porto Maurizio Sacerdote (1676-1751)
«Vale più ascoltare devotamente una Santa Messa che digiunare un anno a pane e acqua.» [Associazione “Volontari Seminatori della Carità” – via Pio XI, Trav. De Blasio, 31 -  89133 R.C. – Tel. 0965-53866]

SUFFRAGI: LA SANTA MESSA
La Santa Messa è il sacrificio del Calvario portato in mezzo a noi, sui nostri altari. Quando si celebra: è lo stesso Figlio di Dio che viene offerto al Padre in adorazione e propiziazione; è lo stesso Gesù che opera come offerente principale, per mano del Sacerdote; sono identici i frutti, uguali gli effetti.
Ed ecco il motivo sostanziale della sua grande efficacia: qui chi prega è lo stesso Figlio di Dio, che viene ascoltato per gli infiniti suoi meriti; mentre nelle altre preghiere siamo noi a pregare, pur appoggiandoci ai meriti di Gesù Cristo. La Croce! quale preghiera! Non sono delle semplici cerimonie o delle formole recitate, o delle candele, o dei riti: abbiamo la stessa immolazione della Vittima: è il Figlio di Dio che muore in espiazione per le anime purganti.
Perciò, sempre nella Chiesa, la S. Messa fu offerta per i Defunti e sui luoghi di sepoltura; perciò sono tanti i pii legati di Messe e gli impegni che si prendono per le Ss. Messe; perciò il Concilio di Trento, tutti i Santi, i Dottori della Chiesa incoraggiano questa pratica. 

S. Gregorio Magno dice che la pena temporale dovuta ai peccati, sia dei vivi come dei morti, viene mitigata per coloro per cui si celebra la santa Messa e che ascoltare divotamente una Messa è sollevare le anime dei defunti, ottenendo da Dio la remissione dei loro peccati. S. Girolamo, dottore massimo di santa Chiesa, asserisce che per qualunque Messa divotamente celebrata molte anime escono dal Purgatorio, e che le anime purganti non soffrono alcuna pena mentre si celebra la santa Messa, se il sacerdote prega per loro nell’offrire questo sacrificio.

S. Cirillo di Gerusalemme, spiegando la dottrina cristiana ai neofiti, ossia a quelli che da poco si erano convertiti al cristianesimo, diceva loro: «Celebrando il santo Sacrificio noi preghiamo anche per coloro che sono morti tra noi, poiché riteniamo che le loro anime ricevano un grandissimo sollievo dall’augusto Sacrificio dei nostri altari. Se i parenti di qualche esiliato presentassero al principe una corona d’oro per calmare il suo sdegno, ciò sarebbe senza dubbio un gran mezzo per impegnarlo ad abbreviare il tempo dell’esilio. Ma noi, offrendo a Dio il sacrificio della santa Messa, non gli offriamo soltanto una corona d’oro, ma lo stesso Gesù Cristo morto per i nostri peccati. Quale adunque non sarà il giovamento che colla Messa recheremo alle anime del Purgatorio!». 

S. Ambrogio, animato dalla stessa fede, dopo la morte di suo fratello Satiro, si diede la massima sollecitudine di pregare ed offrire il santo Sacrificio della Messa per suffragare l’anima di lui.

La madre di S. Agostino, come scrive egli nelle sue Confessioni, scorgendosi vicina a morire, chiamati a sé Agostino e Navigio suo fratello, disse loro: «Sotterrate questo corpo ove si possa, né datevi di esso alcun pensiero; ma non dimenticatevi di me dovunque vi troviate e ricordatemi soprattutto all’altare del Signore nel santo Sacrificio». 

S. Giovanni Crisostomo, nel predicare al suo popolo, fra le altre cose diceva: «Non invano gli Apostoli stabilirono che quando si celebrano i tremendi Misteri, si faccia commemorazione di coloro che sono già passati all’altra vita, poiché essi sapevano che tale cosa tornava a quelli di grande vantaggio e sollievo. Difatti, quando tutto il popolo assieme col sacerdote offre a Dio l’ostia di salute, non sarà forse allora placata la collera divina?».

Il Sacrosanto Concilio di Trento ha detto: «La Chiesa Cattolica, ammaestrata dallo Spirito Santo ed appoggiata ai libri del Vecchio e del Nuovo Testamento, sopra l’antica tradizione dei Padri e dei Concilii, insegna e definisce: Che le anime trattenute nel Purgatorio si possono sollevare coi suffragi dei vivi e specialmente col sacrificio della santa Messa. E se alcuno dirà che il Sacrificio della santa Messa non è propiziatorio e che non deve essere offerto né per i vivi né per i morti... sia scomunicato» (Sess. 25). La S. Messa, adunque, come insegnano i santi Padri e come ha definito la santa Chiesa, costituisce uno dei mezzi principalissimi per suffragare le sante anime del Purgatorio; anzi, il principale fra i suffragi. Ed è appunto in conformità di questa fede, che la Chiesa, oltre al fare in ogni Messa uno speciale memento per i defunti, celebra anche la Messa appositamente per loro. 

S. Gregorio Magno dice che «la pena dei vivi e dei morti si rilascia a quelli per i quali si dice la Messa; specialmente a coloro per i quali si prega in particolare». S. Girolamo afferma che «per una S. Messa devotamente celebrata molte anime escono dal Purgatorio». Le anime, che sono cruciate nel Purgatorio, per le quali suole pregare il Sacerdote nella Messa, non soffrono alcun tormento, mentre si celebra la S. Messa, insegna S. Agostino. Per il gran potere della Messa, S. Giovanni di Avila, interrogato in morte quali suffragi desiderasse, rispose con prontezza e forza: Messe, Messe, Messe! 

S. Leonardo da Porto Maurizio racconta di un ricco negoziante genovese che, venuto a morte, non lasciò cosa alcuna in suffragio dell’anima sua. Tutti si meravigliavano come mai un uomo, così ricco, così pio e così caritatevole verso tutti in vita, fosse poi stato in morte così crudele verso di se stesso. Ma sepolto che fu, si trovò scritto sopra un taccuino il gran bene che si era fatto da se stesso in vita. Si era fatte celebrare oltre a duemila SS. Messe, che aveva anche potuto ascoltare. Al termine del libretto aveva scritto: «Chi vuol essere sicuro del bene, se lo faccia egli stesso in vita». 

Udire devotamente la S. Messa, scrisse San Gregorio, allevia le pene delle anime purganti e rimette loro i peccati. Infatti S. Bernardo, celebrando una volta la S. Messa a Roma, nella chiesa che sorge presso il luogo del martirio di S. Paolo (le Tre Fontane), vide una scala su cui angeli discendevano dal cielo al Purgatorio, e da questo salivano a quello, accompagnando anime liberate dalle pene per quel Santo Sacrificio. 

Il celebre P. Lacordaire, morto nel 1861, racconta che un principe polacco, incredulo e materialista, aveva scritto un libro contro la immortalità dell’anima. Stava per farlo stampare, quando un giorno, passeggiando nel giardino, si vide venire innanzi una donna tutta in lacrime. Gettatasi ai suoi piedi, quella poverina, supplicava: «Mio buon principe, mio marito è morto... ed io non ho neppure il denaro per fargli celebrare una Messa... usatemi la carità: datemi l’elemosina per una Messa...». Il principe pensava che quella fosse una povera illusa: ma la sua naturale bontà di carattere lo portò al compatimento ed anche a soccorrerla. Le diede una moneta d’oro, che quella portò subito al Sacerdote per una S. Messa. Passarono pochissimi giorni ed il Principe, nel suo studio, era intento a correggere le bozze del suo libro. Ad un tratto si vide innanzi, ritto, un contadino, vestito poveramente, ma dall’aria soddisfatta, contento... «Son venuto a ringraziarvi, – cominciò, mentre il principe guardava, stupito di vedersi quell’uomo lì innanzi, entrato senz’essere annunziato. – Ero in Purgatorio; la elemosina da voi data a mia moglie mi ha liberato con quella S. Messa; ora vado al Paradiso». Ciò detto, la visione sparve; ma il principe diede al fuoco il libro che stava per pubblicare, e si convertì. 

S. Pier Damiani, ancora fanciullo, rimase orfano di padre e di madre. Fu ricevuto da un suo fratello, che lo trattava duramente e gli lasciava mancare il pane e le vestimenta. Un giorno trovò per via una moneta d’argento, senza averne potuto conoscere il padrone. Immaginate quale gioia per il piccolo Pierino! Gli parve di aver trovato un tesoro, e subito pensò di comperarsi un cappello, le scarpe, una giubba; abbisognava di tutto! In quel punto gli vengono in mente il padre e la madre che non ha più, gli occhi si riempiono di lacrime e corre a portare quella moneta ad un Sacerdote, affinché celebri la S. Messa per i suoi poveri morti. Lo credereste? Da quel giorno, protetto dalle anime sante del Purgatorio, la sua fortuna si cambiò. Un altro fratello lo raccolse, lo fece studiare, e Pier Damiani diventò un Sacerdote, Vescovo, Cardinale, Santo. Ecco ancora come una sola Messa, fatta celebrare per le anime del Purgatorio, sia stata principio d’immensi vantaggi. Ma, oh! quali vantaggi maggiori, se alla Messa si unisce la S. Comunione! [Beato Giacomo Alberione. Per i nostri defunti. Pia Soc. San Paolo, 1932]

PREGHIERE DURANTE LA S. MESSA

Durante le preghiere segrete, il Signore le diede questa istruzione: "Quando si intona il Sanctus, ognuno reciti un Pater, pregando affinché con l'onnipotente, sapiente, dolce e benigno amore del mio Cuore, io lo prepari in modo che sia fatto degno di ricevermi spiritualmente nell'anima sua, ed io possa compiere in lui i miei eterni disegni, secondo tutto il mio divino beneplacito.
"Durante il Postcommunio, ognuno ancora ripeta questa versetto: Io ti lodo, o amore fortissimo; ti benedico, amore sapientissimo; ti glorifico, amore dolcissimo; ti esalto, amore infinitamente buono; in ogni cosa e per tutti i beni che la tua gloriosissima Divinità e beatissima Umanità si è degnata di operare in noi per mezzo del nobilissimo strumento del tuo Cuore e che opererà nei secoli dei secoli. Amen. - Ed io, quando. il Sacerdote darà la benedizione, lo benedirò in questo modo: "La mia onnipotenza ti benedica, la mia sapienza ti illumini, la mia dolcezza ti inebri, e la mia benignità ti attiri ed a me ti unisca per sempre! Amen".
[Santa Metilde. Rivelazioni,  Capitolo V, Libro I,]

LE SS. MESSE GREGORIANE
Si tratta della celebrazione ininterrotta di trenta SS. Messe a suffragio di un'Anima del Purgatorio.
La pia pratica è nata così.
Un monaco del Convento di S. Gregorio Magno aveva accettato, senza il consenso del superiore, tre scudi d'oro da un suo beneficato: mancanza gravissima contro il voto di povertà, professato dai monaci, per la quale era incorso nella pena di scomunica.
Essendo il monaco deceduto poco tempo dopo, S. Gregorio, per dare una lezione esemplare a tutta la Comunità monastica, non solo continuò a lasciarlo nella scomunica, ma lo fece seppellire fuori del Cimitero comune, gettando nella sua fossa i tre scudi d'oro. Qualche tempo dopo, preso da compassione, il Santo chiamò l'economo del monastero e gli disse: «Il nostro confratello è tormentato dalle pene del Purgatorio: incomincia subito per lui la celebrazione di trenta SS. Messe, senza interromperla».
Il monaco ubbidì; ma, per le troppe occupazioni, non pensò a contare i giorni. Una notte, gli apparve il monaco defunto e gli disse che se ne andava al Cielo, libero dalle sue pene. Si contò allora il numero delle SS. Messe celebrate in suo suffragio e si trovò che erano precisamente trenta. D'allora invalse l'uso di far celebrare trenta SS. Messe per i Defunti, dette appunto Gregoriane dal nome di S. Gregorio: uso che è tuttora in vigore nei monasteri benedettini e trappisti e che Dio con molte rivelazioni ha fatto conoscere essergli molto gradito (Dialoghi, IV, 10). Si può qui rispondere ad una critica facile a sentirsi: «Vedi, si dice, basta avere del denaro e te la cavi anche nell'altra vita. Certa gente fa di qua ciò che vuole e poi, con la celebrazione di Messe, si compra anche il Paradiso». Sentite cosa risponde un'Anima del Purgatorio: «Delle preghiere della terra, in Purgatorio si riceve solo quel tanto che Dio vuole che ciascun'anima riceva secondo le disposizioni meritate. E' un nuovo dolore aggiunto agli altri per queste povere Anime: il vedere cioè che le preghiere che si fanno per la loro liberazione, vengono applicate a chi ne è più degno. «Il sollievo di ciascun'anima dalle pene è proporzionato al suo merito. Le une ricevono di più, le altre di meno. «La Madre I. non ha avuto alcun beneficio dalle SS. Messe fatte celebrare in suo suffragio. Le religiose non hanno alcun diritto di disporre dei loro beni: ciò è contro la Povertà». (Manoscritto del Purgatorio).

“Francesca apparve in visione al fratello [san Vincenzo Ferreri] durante la celebrazione della Messa, dicendogli di soffrire tanto in purgatorio, gli narrò una atroce storia della sua vita, e gli chiese di far celebrare le trenta Messe Gregoriane per la sua liberazione; cosa che il santo fece, e seppe in visione della liberazione della sorella.” (Ubaldo Tomarelli. San Vincenzo Ferreri apostolo e taumaturgo. ESD-Edizioni Studio Domenicano. 2005)

Nel 1967 la Congregazione del Concilio, per evitare malintesi sconfinamenti verso la magia, ha previsto una deroga nella successione ininterrotta di queste Messe per un improvviso impedimento o altra ragionevole causa. (Dichiarazione Tricenario Gregoriano, 24 febbraio 1967, in Enchiridion Vaticanum 2, n. 966)




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Le Promesse di DIO PADRE rivelate a suor Eugenia Elisabetta Ravasio


27  Le Promesse di DIO PADRE rivelate a suor Eugenia Elisabetta Ravasio
Il Rosario del Padre, con i suoi cinque misteri, è una preghiera che la Provvidenza ci ha donato. In esso c'è tutta la storia dell'uomo guidata dall'Amore del Padre che - dall'inizio della creazione alla redenzione finale - ha portato e porterà avanti il Suo disegno di Vita. Questo rosario è un segno dei tempi, di questi tempi che stanno vedendo il ritorno di Gesù sulla terra “con grande potenza” (Mt 24,30). La “potenza” è per eccellenza l'attributo del Padre (“Credo in Dio Padre Onnipotente”): è il Padre che viene in Gesù, e noi dobbiamo sollecitarlo perché acceleri i tempi della nuova creazione tanto attesa (Rm 8,19). Non dobbiamo però sostituire il Rosario del Padre a quello di Maria; dobbiamo invece, dopo aver recitato l'intero Rosario mariano, chiedere alla Mamma di recitare con noi il Rosario del Padre perché Egli venga presto a portare il suo Regno sulla terra (Lc 11,2). Il Padre promette che per ogni Padre nostro che verrà recitato, decine di anime si salveranno dalla dannazione eterna e decine di anime verranno liberate dalle pene del Purgatorio. Il Padre concederà grazie particolarissime alle famiglie nelle quali tale Rosario verrà recitato e le grazie le tramanderà di generazione in generazione. A tutti coloro che lo reciteranno con fede farà grandi miracoli, tali e talmente grandi quali non se ne sono mai visti nella storia della Chiesa.
“Per concludere questo piccolo esposto, vi faccio una promessa, il cui effetto sarà eterno, eccola: Chiamatemi col nome di Padre, con confidenza ed amore, e riceverete tutto da questo Padre, con Amore e Misericordia.”

“Tutti quelli che mi chiameranno con il nome di Padre, non fosse che una volta sola, non periranno, ma saranno sicuri della loro vita eterna in compagnia degli eletti.
Ed a voi che lavorerete per la mia Gloria e che vi impegnerete a farMi conoscere, onorare ed amare, assicuro che la vostra ricompensa sarà grande, poiché conterò tutto, anche il minimo sforzo che farete e vi renderò tutto al centuplo nell'eternità.”  (IL PADRE PARLA  AI SUOI FIGLI  Il Messaggio del Padre donato nel 1932 a Suor Eugenia Elisabetta Ravasio con testimonianza del Vescovo di Grenoble, S.E. Mons. Caillot, a conclusione dell'inchiesta canonica.

Il 13 marzo 1989, il cardinale Petrus Canisius Jean van Lierde, vicario generale per la Città del Vaticano, diede il suo Imprimatur al libretto contenente il Messaggio “Per la Gloria del Padre”)














PER LIBERARE LE PER LE ANIME DEL PURGATORIO


26 . PER LE ANIME DEL PURGATORIO
La SS. Comunione solleva le Anime del Purgatorio.
Un giorno, mentre Geltrude stava per comunicarsi, provò un bisogno immenso di sprofondarsi nell'abisso della sua miseria, e di nascondervisi totalmente per onorare l'ineffabile accondiscendenza del Signore che ciba i suoi eletti col suo Corpo e li inebria con il suo Sangue.
Ella comprese allora il sublime annientamento del Figlio di Dio, quando discese nel limbo per liberare le anime che ivi stavano prigioniere. Mentre si sforzava di unirsi a quell'ineffabile umiliazione, si trovò come immersa negli abissi del Purgatorio. Là,
rinnovando i suoi sentimenti, comprese le parole che le diceva Gesù: « Con la S. Comunione ti attirerò a me in tal modo che tu trascinerai tutte le anime, a cui giungerà l'incomparabile profumo dei santi desideri che sfuggono così copiosamente da te». Dopo d'aver accolto tale promessa Ella s'avvicinò alla mensa angelica, pregando il Signore di liberare tante anime del Purgatorio, quante erano le molecole dell'Ostia che aveva in bocca. E il Signore rispose: «Per farti capire che le mie misericordie sorpassano tutte le mie opere e che nessuna creatura può misurare l'abisso della mia bontà, ti assicuro che, per i meriti del Sacramento di vita, sono disposto ad accordarti molto di più di quanto hai chiesto». (Santa Geltrude. Rivelazioni. Libro terzo, capitolo 18., par. 17.)

La preghiera fervorosa libera una moltitudine di anime dal purgatorio
Ti domando, amatissimo Gesù, in quest'ora gioiosa della tua Risurrezione, che Tu abbia d'assolvere le anime di tutti coloro che ti sono particolarmente cari. Per ottenere questa grazia, ti offro, in unione alla tua innocentissima passione, tutto quello che il mio cuore e il mio corpo hanno sofferto nelle continue mie infermità ». Allora Gesù, con ineffabile dolcezza, le mostrò una moltitudine di anime sciolte dalle loro pene e le disse: « Le consegno tutte in dote al tuo amore; in cielo si vedrà eternamente che furono liberate dalle tue preghiere e, davanti a tutti i Santi, godrai per sempre di tale onore ». La Santa chiese: « Quante son queste anime? ». Rispose il Signore « Solo la scienza della mia Divinità ne conosce il numero ». [Santa Geltrude. Rivelazioni. Libro quarto, capitolo 27].

La tradizione popolare ha trasmesso questa formula: «Eterno Padre, io Ti offro nella  Divina Volontà il Preziosissimo Sangue del Tuo Divin Figlio, Gesù, in unione con le Messe celebrate in tutto il mondo, oggi, per tutte le Anime sante del Purgatorio per i peccatori di ogni luogo, per i peccatori della Chiesa universale, quelli della mia casa e dentro la mia famiglia. Amen»


13 ottobre 1962: In tale raccoglimento, un leggero sospiro della Beata Vergine, come un alito etereo, ha sorpreso la mia anima: " Figliola mia, la tua compassione per le povere anime ha tanto commosso il Mio Cuore materno. Ti concedo la grazia chiesta ... Ogni qual volta, facendo riferimento alla Mia Fiamma d'Amore, direte in mio onore tre " Ave Maria ", sarà liberata un'anima dal purgatorio e durante il mese dei morti (novembre) con una sola Ave Maria, si libereranno dieci anime dal purgatorio”. Diario spirituale di Elisabetta Szantó 1961-1981. Card. Peter Erdö: imprimatur, Budapest, 6 giugno 2009.

 - "Irradia, o Maria, su tutta l'umanità la luce di Grazia della Tua Fiamma d'Amore adesso e nell'ora della nostra morte. Amen".
Nihil obstat
Sede vescovile Szekésfehérvar – Ungheria: Nr. 1404 / 26.09.1978