31 gennaio 1807. Napoleone e la restaurazione del Gran Sinedrio: gratitudine alla Chiesa cattolica
" Bisogna partire da Napoleone, che decise di regolare la questione ebraica in tutto il suo Impero risuscitando nientemeno che quel Gran Sinedrio d'Israele che non si riuniva più dai tempi della distruzione di Gerusalemme, nel 70. Fu così che ‑ seguendo le antiche procedure, ricostruite sui documenti ‑ 71 tra rabbini e laici israeliti si riunirono solennemente il 31 gennaio del 1807, nella chiesa parigina sconsacrata di San Giovanni. Vi fu chi vide un'intenzione dissacratoria nei confronti del cristianesimo, nella scelta di questa sede già dedicata a un evangelista ebreo per razza. Sta di fatto che i lavori cominciano, lasciando libero il trono d'onore al centro dell'emiciclo, riservato in antico al Gran Sacerdote e prenotato ora dal Bonaparte, che è però a Berlino. Il 5 febbraio, chiede e prende la parola il rabbino di Nizza, Avigdor, uno dei delegati di maggior prestigio. Diamo la parola a Frangois Piètri, uno storico francese contemporaneo che ha ricostruito quelle vicende: “Rabbi Avigdor pronuncia un discorso che costituisce un autentico colpo di scena ma che, dopo un primo movimento di sorpresa, provocherà l'entusiasmo di tutto il Sinedrio”. “Appoggiandosi su un ricco e preciso apparato di citazioni storiche”, continua Piétri, “la sua allocuzione rende grazie alla Chiesa cattolica per la protezione che non ha mai cessato di accordare agli ebrei perseguitati. Avigdor dà un lungo elenco di Padri e di Papi che hanno trattato con umanità e ospitato gli israeliti espulsi e tormentati dal potere civile in quasi tutti gli Stati d'Europa. Ricorda che il solo luogo da cui il popolo eletto non fu mai cacciato è quello su cui i Pontefici esercitano il loro potere temporale. In Francia, le migliori condizioni in assoluto per gli ebrei furono quelle di.Avignone e del Contado Venassino, territori soggetti all'autorità papale. Alla fine del suo excursus storico, il rabbino di Nizza ‑ tra gli applausi dei colleghi che lo ascoltano in piedi ‑ domanda al Sinedrio di deliberare “un voto di gratitudine alla Chiesa di Roma per i benefici del clero cattolico verso gli ebrei"” . La mozione, testimoniano le cronache, fu votata subito e ottenne l’unanimità dei 71 sinedriti. Osserva Piètri, peraltro studioso rigorosamente laico: “Un simile omaggio può sembrare sorprendente ad alcuni ma, in realtà, era giustificato. Chi conosce la storia delle persecuzioni antiebraiche sa che queste partivano sempre dal potere laico o dal popolaccio e non dalle autorità ecclesiastiche che, anzi, furono un freno a queste esplosioni di violenza”. Va comunque precisato che questo omaggio del primo (ed ultimo) Gran Sinedrio convocato dopo la distruzione di Gerusalemme e la dispersione ebraica nel mondo fu un'iniziativa libera e spontanea. Napoleone ne fu informato, e ne fu sorpreso, a cose fatte. Né quel supremo consesso aveva bisogno di acquistare con qualche ruffianeria la benevolenza cattolica: ogni decisione, anche sulla sorte delle comunità israelitiche, dipendeva dalla volontà dell'Imperatore che esercitava il suo brutale controllo su una Chiesa pressoché impotente e dalla quale, umanamente, non c'era da aspettarsi nulla. È un atto, dunque, talmente significativo che non sorprende il silenzio da cui è stato avvolto. Oggi, del resto, si tace sui ringraziamenti commossi che, alla fine della seconda guerra mondiale, le organizzazioni ebraiche e i singoli rivolsero alla Santa Sede per l'aiuto prestato nella persecuzione. Né si parla degli omaggi che, dagli stessi ambienti, giunsero in Vaticano nel 1958, alla morte di Pio XII, acclamato dai romani come defensor civitatis, ma anche dagli israeliti come defensor judaeorum."
Vittorio Messori, Jesus, aprile 2003
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