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giovedì 9 febbraio 2012
Pio XII eroe durante l’Olocausto: la Chiesa salvò migliaia di ebrei e perseguitati.
Pio XII eroe durante l’Olocausto, lo dimostrano storici ed ebrei
http://www.uccronline.it/2012/02/08/pio-xii-eroe-durante-lolocausto-lo-dimostrano-storici-ed-ebrei/
Capita spesso di sentire detrattori e “intellettuali” giustificare l’ormai palese merito della Chiesa e delle sue istituzioni religiose nel salvare dall’Olocausto migliaia di ebrei, parlando di sole iniziative personali dei religiosi che sarebbero stati addirittura abbandonati a loro stessi dalle alte gerarchie ecclesiastiche. Studi recenti provano invece il contrario: uno sforzo coordinato e segreto ad ogni livello gerarchico, come sostengono i numerosi esperti in occasione delle attribuzioni del titolo di Giusto Fra le Nazioni da parte proprio degli ebrei salvati o dei loro discendenti. Da questi documenti emerge innanzitutto la struttura gestita capillarmente dell’opera di salvataggio, non ottenibile senza un riferimento “in alto”. A sostegno di questa tesi si riportano i seguenti dati:
L’Associazione Culturale Coordinamento Storici Religiosi (www.storicireligiosi.it) dal 2002 ha appurato che più di 220 case religiose sulle 750 totali presenti nella sola capitale italiana avrebbero ospitato e custodito buona parte dei 10.000-12.000 ebrei in cerca di rifugio e sicurezza. Dalla ricerca sono state inoltre escluse per scelta metodologica le parrocchie, le famiglie private e gli arcivescovadi. La Congregazione di Don Orione, a cui è andato il titolo di Giusto fra le Nazioni attribuito a Don Gaetano Piccinini il 23 Giugno 2011 a Roma, avrebbe agito nascondendo personalità ebraiche note e ricercate dal regime tramite l’accompagnamento sui mezzi pubblici, la disponibilità di nascondigli e rifugi e ogni genere di assistenza durante il trasferimento segreto. Il Corriere della Sera nella sua edizione del 26 Gennaio 2012 pubblica inoltre un articolo su Padre Giovanni da San Giovanni in Persiceto, il quale avrebbe compilato un accurato rapporto per i suoi superiori dove tratterebbe di 201 persone nascoste nei conventi femminili di Roma, variamente distribuite e classificate con precisione se militari dissidenti, civili o ebrei. Questo documento è tracciabile in ogni passo del suo viaggio attraverso l’ambasciata italiana presso la Santa Sede (di cui Padre Giovanni era Cappellano e Consigliere Ecclesiastico Onorario) fino al Ministero degli Esteri. In esso si possono trovare numerose ammissioni e prove della collaborazione delle alte sfere ecclesiastiche nell’opera di salvataggio.
Grazia Loparco, giornalista dell’Osservatore Romano nel suo articolo del 25 Gennaio 2012, ha spiegato che fuori Roma, specie per i monasteri, occorse almeno la conferma esplicita dei vescovi, muniti di speciali facoltà, a quanto stava avvenendo. I processi decisionali dei religiosi, a volte il loro cambiamento in seguito a direttive che apparivano chiare, possono illustrare meglio la relazione tra congregazioni, Chiesa locale e Santa Sede. L’arrivo, la permanenza, le strategie di occultamento degli ebrei, le relazioni interpersonali e religiose sono abbastanza note, tuttavia dietro ogni nome c’è una storia, personale e familiare. Gli elenchi di singoli o di nuclei familiari, uniti o separati per sesso ed età e parentela, sono ben più che una catena di nomi. Più di 300 sono identificati fuori Roma e più di 600 nella capitale, alcuni solo per cognome per indicare l’intera famiglia, e dunque con un numero impreciso, ma sicuramente più elevato. Certamente si tratta di una percentuale, rispetto agli almeno 4.500 ebrei di cui resta memoria spesso non identificata, che furono nascosti in vario modo nelle comunità religiose di Roma. Uno di questi è il frate di cui parla il quotidiano “La Stampa” del 27 gennaio 2012, che salvò gli ebrei con le foto degli ex-voto.
Il ricercatore statunitense William Doino jr, esperto di rapporti tra Chiesa cattolica, fascismo e nazismo, elenca su “Vatican Insider” del 27 gennaio 2012 alcuni testi storici di approfondimento, da cui emerge la figura di Pio XII in relazione alle ideologie totalitarie come «profondamente preoccupato per la sorte di ebrei e cristiani». Ha quindi citato due documenti: il primo è un messaggio del presidente americano Franklin D. Roosevelt inviato il 3/8/44 a Pio XII: «Vorrei cogliere l’occasione per esprimere a Sua Santità il mio apprezzamento profondamente sentito per la continua azione che la Santa Sede ha compiuto, impegno generoso e misericordioso nel prestare assistenza alle vittime delle persecuzioni razziali e religiose». Il secondo è il rapporto della Conferenza sulle relazioni ebraiche del 1946, intitolato “Saggi sulla l’antisemitismo”. Il professor Koppel Pinson, che ha curato l’opera, ha commentato: «Possiamo essere d’accordo o in disaccordo con le linee generali delle politiche del Vaticano. Ma un fatto è indiscusso: il papato non ha mai parlato in questi termini inequivocabili contro il razzismo e l’antisemitismo, come nelle parole e nelle azioni del presente papa, Pio XII, e il suo predecessore Pio XI». Ha poi descritto alcuni interventi “salva-vita” diretti di Pio XII, emersi dalle testimonianze dirette degli ebrei salvati.
Il 17 gennaio 2012 Gary Krupp, l’ebreo fondatore della ”Pave the Way Foundation” (PTWF), in occasione della Giornata del dialogo ebreo-cattolico, ha rilasciato a “Zenit“ un’intervista in esclusiva in cui parla della «leggenda nera contro papa Pio XII», ormai «confutata dalla verità dei fatti. È una responsabilità degli Ebrei dal momento in cui abbiamo accumulato un grande mucchio di prove sul fatto che Eugenio Pacelli fu davvero uno dei grandi eroi per gli Ebrei durante l’Olocausto. L’ingratitudine è uno dei peggiori difetti nell’Ebraismo. L’accettazione della verità sull’eroismo personale di Pacelli, credo sia essenziale per portare i miei fratelli e sorelle ebrei alla redenzione. La reputazione di Eugenio Pacelli deve essere riscattata, laddove intenzionalmente il KGB iniziò la più grande campagna diffamatoria del XX secolo. Questa operazione fu portata a termine con successo per isolare gli Ebrei dai Cattolici, al momento della riconciliazione avvenuta con il documento conciliare Nostra Aetate». Sempre in quella data, “Zenit” ha pubblicato un secondo articolo informando di un nuovo dossier, intitolato “I vescovi contro i rastrellamenti” e pubblicato sulla rivista francese “Histoire du Christianisme Magazine” (HCM). Si tratta di uno studio della storica Sylvie Bernay sul ruolo di salvataggio degli ebrei da parte dei Vescovi francesi, i quali erano «sostenuti da Pio XII». Viene citato anche un rapporto del colonnello Knochen, capo delle SS in Francia, preoccupato del continuo interesse di Pio XII per la condizione degli ebrei francesi.
Questo il ruolo “segreto” di Pio XII. Riguardo alla sua posizione pubblica e al Concordato con partito nazista, ne ha parlato Sergio Romano sul “Il Corriere della Sera” del 2 febbraio 2012, dicendo che «Pacelli sperò sempre che il Concordato, benché spesso violato, avrebbe fornito alla Santa Sede il diritto e gli argomenti per contrastare le continue aggressioni di Hitler. La prudenza del diplomatico prevalse in lui sull’indignazione del pastore».
Marzio Morganti, Luca Pavani
http://www.uccronline.it/2012/02/08/pio-xii-eroe-durante-lolocausto-lo-dimostrano-storici-ed-ebrei/
giovedì 27 gennaio 2011
MARIA VALTORTA: PAPA PIO XII, SERVO ESEMPLARE DI GESU'
Maria VALTORTA
I QUADERNI DEL 1943
Centro Editoriale Valtortiano
ordinati per DATA di scrittura come l'Edizione 2006
20 novembre 1943 . Isaia Cap. 22 v. 11-14-18
Dice Gesù:
«... E tu, primo fra i miei figli [papa Pio XII,come si comprende dalle parole che seguono] fortifica il tuo cuore appoggiando la bocca alla mistica fonte del mio petto squarciato. Come sei il mio araldo, e più che araldo il mio Vicario sulla terra, colui che rappresenta l’Agnello, e dell’Agnello hai cuore e parola, così sarai un novello Cristo nel dolore e
nella sorte.
Quanto dolore è già nel calice che si avvicina! E non ti giova
l’averne già tanto bevuto e l’esser vissuto da giusto! Non ti giova perché il dolore lo riempie sempre più quanto più tu ne bevi, perché esso dolore è distillato e munto dalla Forza a noi nemica, la quale non potendo mordere il Cristo morde le carni delle sue creature. E quale creatura più creatura mia di te, che sei mite e giusto, che sei evangelico come il mio Giovanni?
Come il Prediletto, affìssati nel Cielo fino a farti rapire dall’ardore della contemplazione, perché l’ora del dolore è sempre più vicina ed hai bisogno di esser saturo di contemplazione per poter subire la passione senza piegare.
Rimani “Luce del mondo” in mia vece, anche se le tenebre ti monteranno addosso per schiacciarti.
Anche cadendo tieni alzata la mia Croce che è Luce. Anche morendo fa’ udire la Voce che parla dal Cielo attraverso te, mio Servo esemplare.
Hai pianto e non è giovato che tu conoscessi il segreto di Fatima. Le tue cure al mondo si sono rivolte contro di te come quelle che si usano ad un ossesso. Ma non importa. Mia Madre è con te ed Io con Lei.
Noi siamo presso le grandi “voci” e le piccole “voci” che parlano in nome mio e che consumano se stessi perché la Voce del Cristo suoni ancora in questa terra brulicante di demoni. Siate benedetti, grandi e piccoli portatori della Parola. Noi vinceremo contro Satana. Io ve lo dico. E nell’ora della vittoria la mia stessa Luce sarà la vostra luce che vi farà splendenti come nuovi soli.»
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I QUADERNI DEL 1943
Centro Editoriale Valtortiano
ordinati per DATA di scrittura come l'Edizione 2006
20 novembre 1943 . Isaia Cap. 22 v. 11-14-18
Dice Gesù:
«... E tu, primo fra i miei figli [papa Pio XII,come si comprende dalle parole che seguono] fortifica il tuo cuore appoggiando la bocca alla mistica fonte del mio petto squarciato. Come sei il mio araldo, e più che araldo il mio Vicario sulla terra, colui che rappresenta l’Agnello, e dell’Agnello hai cuore e parola, così sarai un novello Cristo nel dolore e
nella sorte.
Quanto dolore è già nel calice che si avvicina! E non ti giova
l’averne già tanto bevuto e l’esser vissuto da giusto! Non ti giova perché il dolore lo riempie sempre più quanto più tu ne bevi, perché esso dolore è distillato e munto dalla Forza a noi nemica, la quale non potendo mordere il Cristo morde le carni delle sue creature. E quale creatura più creatura mia di te, che sei mite e giusto, che sei evangelico come il mio Giovanni?
Come il Prediletto, affìssati nel Cielo fino a farti rapire dall’ardore della contemplazione, perché l’ora del dolore è sempre più vicina ed hai bisogno di esser saturo di contemplazione per poter subire la passione senza piegare.
Rimani “Luce del mondo” in mia vece, anche se le tenebre ti monteranno addosso per schiacciarti.
Anche cadendo tieni alzata la mia Croce che è Luce. Anche morendo fa’ udire la Voce che parla dal Cielo attraverso te, mio Servo esemplare.
Hai pianto e non è giovato che tu conoscessi il segreto di Fatima. Le tue cure al mondo si sono rivolte contro di te come quelle che si usano ad un ossesso. Ma non importa. Mia Madre è con te ed Io con Lei.
Noi siamo presso le grandi “voci” e le piccole “voci” che parlano in nome mio e che consumano se stessi perché la Voce del Cristo suoni ancora in questa terra brulicante di demoni. Siate benedetti, grandi e piccoli portatori della Parola. Noi vinceremo contro Satana. Io ve lo dico. E nell’ora della vittoria la mia stessa Luce sarà la vostra luce che vi farà splendenti come nuovi soli.»
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mercoledì 12 gennaio 2011
PADRE RAFFAELE DE GHANTUZ CUBBE, “Giusto tra le Nazioni”
Israele premia gesuita italiano: «salvò ebrei anche grazie al consenso delle massime autorità cattoliche»
da antiuaar
In Chiesa e Nazismo su 12 gennaio 2011 a 14:50
La medaglia di “Giusto tra le Nazioni” è stata consegnata qualche settimana fa a Roma dall’Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Mordechay Lewy, alla memoria di padre Raffaele de Ghantuz Cubbe. Il padre gesuita ha infatti salvato dallo sterminio tre bambini ebrei durante gli anni 1942-1947, quando nel bel mezzo della guerra mondiale, il regime nazista catturava e deportava tutta la popolazione di origine ebraica al fine di portarla nel campi di sterminio. In quell’epoca padre Raffaele de Ghantuz Cubbe ricopriva l’incarico di rettore del Nobile Collegio di Mondragone presso Frascati ed era vice presidente della Pontificia Opera di Assistenza (POA), voluta da Pio XII per il sostegno delle vittime della Seconda Guerra Mondiale. Dopo il 16 ottobre 1943, quando i nazisti fecero irruzione nel ghetto di Roma per deportare tutti gli ebrei, Graziano Sonnino insieme al fratello Mario ed al cugino Marco Pavoncello dopo aver cercato rifugio nella campagna romana riuscirono a mettersi in salvo nel Nobile Collegio di Mondragone presso Frascati dove furono ospitati fino a guerra conclusa. Graziano Sonnino ha raccontato: «L’accoglienza di padre Cubbe ci salvò dalla Shoah e dalla follia nazista. E ci permise di vivere in modo quasi normale quel periodo difficile. Alla fine del guerra restammo al convitto per altri 4 anni. E’ stato padre Cubbe – ha aggiunto -, insieme con i suoi confratelli, padre Primo Renieri, padre Dante Marsecano, padre Alberto Parisi, padre Ulisse Floridi, padre Silvio Benassi e padre Umberto Zaccari, ad accoglierci sotto la loro protezione e a far sì che la furia omicidia che si agitava sul capo degli ebrei non ci colpisse». Nel corso della cerimonia la dottoressa Livia Link, consigliere per gli Affari Pubblici e Politici dell’Ambasciata d’Israele a Roma, ha spiegato che come si legge nella motivazione del riconoscimento, padre Cubbe «scelse di nascondere i ragazzi a rischio della sua stessa vita e senza tentativi di convertire i piccoli alla fede cattolica». Infatti padre Cubbe non soltanto nascose e protesse i piccoli, ma si dimostrò sempre rispettoso della loro identità ebraica consentendo loro di rispettare anche le proprie regole alimentari. Il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, era presente ed ha ricordato che suo padre stesso fu salvato da un sacerdote cattolico. Ha sottolineato che tra i Giusti riconosciuti dallo Yad vaShem ci sono 487 italiani. Nel consegnare la medaglia dei Giusti nella mani del nipote di padre Cubbe, l’onorevole Mordechay Lewy, ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, ha detto una cosa di fondamentale importanza: «Il suo coraggio e la sua compassione lo hanno portato a salvare la vita ad ebrei. Onorando la sua memoria evidenziamo il suo coraggio personale ma ricordiamo anche quello dei molti religiosi che in Italia, e a Roma in particolare, si distinsero nel salvataggio di ebrei. E’ stato certamente il loro istinto umanitario, ma sarebbe poco saggio ritenere che hanno agito senza il consenso dei loro superiori e delle massime autorità cattoliche». La notizia è apparsa anche sull’agenzia Zenit.it.
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da antiuaar
In Chiesa e Nazismo su 12 gennaio 2011 a 14:50
La medaglia di “Giusto tra le Nazioni” è stata consegnata qualche settimana fa a Roma dall’Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Mordechay Lewy, alla memoria di padre Raffaele de Ghantuz Cubbe. Il padre gesuita ha infatti salvato dallo sterminio tre bambini ebrei durante gli anni 1942-1947, quando nel bel mezzo della guerra mondiale, il regime nazista catturava e deportava tutta la popolazione di origine ebraica al fine di portarla nel campi di sterminio. In quell’epoca padre Raffaele de Ghantuz Cubbe ricopriva l’incarico di rettore del Nobile Collegio di Mondragone presso Frascati ed era vice presidente della Pontificia Opera di Assistenza (POA), voluta da Pio XII per il sostegno delle vittime della Seconda Guerra Mondiale. Dopo il 16 ottobre 1943, quando i nazisti fecero irruzione nel ghetto di Roma per deportare tutti gli ebrei, Graziano Sonnino insieme al fratello Mario ed al cugino Marco Pavoncello dopo aver cercato rifugio nella campagna romana riuscirono a mettersi in salvo nel Nobile Collegio di Mondragone presso Frascati dove furono ospitati fino a guerra conclusa. Graziano Sonnino ha raccontato: «L’accoglienza di padre Cubbe ci salvò dalla Shoah e dalla follia nazista. E ci permise di vivere in modo quasi normale quel periodo difficile. Alla fine del guerra restammo al convitto per altri 4 anni. E’ stato padre Cubbe – ha aggiunto -, insieme con i suoi confratelli, padre Primo Renieri, padre Dante Marsecano, padre Alberto Parisi, padre Ulisse Floridi, padre Silvio Benassi e padre Umberto Zaccari, ad accoglierci sotto la loro protezione e a far sì che la furia omicidia che si agitava sul capo degli ebrei non ci colpisse». Nel corso della cerimonia la dottoressa Livia Link, consigliere per gli Affari Pubblici e Politici dell’Ambasciata d’Israele a Roma, ha spiegato che come si legge nella motivazione del riconoscimento, padre Cubbe «scelse di nascondere i ragazzi a rischio della sua stessa vita e senza tentativi di convertire i piccoli alla fede cattolica». Infatti padre Cubbe non soltanto nascose e protesse i piccoli, ma si dimostrò sempre rispettoso della loro identità ebraica consentendo loro di rispettare anche le proprie regole alimentari. Il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, era presente ed ha ricordato che suo padre stesso fu salvato da un sacerdote cattolico. Ha sottolineato che tra i Giusti riconosciuti dallo Yad vaShem ci sono 487 italiani. Nel consegnare la medaglia dei Giusti nella mani del nipote di padre Cubbe, l’onorevole Mordechay Lewy, ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, ha detto una cosa di fondamentale importanza: «Il suo coraggio e la sua compassione lo hanno portato a salvare la vita ad ebrei. Onorando la sua memoria evidenziamo il suo coraggio personale ma ricordiamo anche quello dei molti religiosi che in Italia, e a Roma in particolare, si distinsero nel salvataggio di ebrei. E’ stato certamente il loro istinto umanitario, ma sarebbe poco saggio ritenere che hanno agito senza il consenso dei loro superiori e delle massime autorità cattoliche». La notizia è apparsa anche sull’agenzia Zenit.it.
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Scoperta lettera di Pio XII in cui chiede 200mila visti per gli ebrei (5/7/10)
L’antifascista Francesco Nitti: «grazie a Pio XII per l’aiuto agli ebrei» (25/6/10)
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domenica 11 aprile 2010
LA PEDOFILIA E' UN PRETESTO: LE LOBBY CONTRO LA CHIESA CATTOLICA
Contro il Papa convergono interessi su tre livelli: uno interno alla Chiesa che non condivide il pontificato di Benedetto XVI, uno mediatico-economico che vede avvocati pronti a tutto per guadagnare, uno delle lobby che vogliono limitare il potere vaticano. L’impressione è che in questi giorni ci si trovi di fronte a un regolamento di conti
Ecco che cosa c’è dietro gli attacchi a Ratzinger
di Andrea Tornielli
Contro il Papa convergono interessi su tre livelli: uno interno alla Chiesa che non condivide il pontificato di Benedetto XVI, uno mediatico-economico che vede avvocati pronti a tutto per guadagnare, uno delle lobby che vogliono limitare il potere vaticano. L’impressione è che in questi giorni ci si trovi di fronte a un regolamento di conti
Anche dietro alla pubblicazione della lettera a firma di Joseph Ratzinger che nel 1985 chiedeva al vescovo di Oakland di temporeggiare in merito alla riduzione allo stato laicale di padre Stephen Kiesle, prete colpevole di abusi su minori, c’è l’avvocato Jeff Anderson, il legale intenzionato a portare Benedetto XVI alla sbarra. Lo stesso avvocato che aveva rilanciato il caso di padre Murphy, il molestatore dei bambini sordomuti di Milwuakee, cercando di dimostrare una responsabilità del governo centrale della Chiesa. In quest’ultimo caso, il sacerdote non era stato ridotto allo stato laicale perché moribondo. Mentre nel caso di padre Kiesle, la dimissione era arrivata dalla Santa Sede nel 1987, dopo qualche anno dall’iniziale richiesta, in quanto si è atteso che il sacerdote compisse 40 anni.
Nella bufera mediatica delle ultime ore, hanno rischiato di perdersi alcuni punti fermi, che vale la pena ricordare. Kiesle tra l’aprile del 1977 e il maggio 1978 aveva molestato almeno sei bambini e ragazzi di età compresa tra gli undici e i tredici anni. Era stato denunciato, arrestato dalla polizia, processato e condannato a tre anni con la condizionale. Non gli era stato più permesso di avvicinare i giovani. Nel momento in cui il suo vescovo scrive a Roma per sostenere la richiesta dello stesso sacerdote di essere dimesso dallo stato clericale, la Santa Sede stava attuando nuove direttive stabilite da Giovanni Paolo II in merito alle dispense. Negli ultimi anni del pontificato di Paolo VI, infatti, queste venivano concesse con molta facilità. Papa Montini chiamava quei dossier con le richieste dei preti decisi a lasciare l’abito, «la mia corona di spine». Con l’avvento di Wojtyla, si era deciso di dare un giro di vite, concedendole meno facilmente e soprattutto attendendo di norma il compimento del quarantesimo anno d’età. Va ricordato che nel caso di padre Kiesle, la competenza dell’eventuale processo canonico per gli abusi sui ragazzi era della diocesi, non della Congregazione per la dottrina della fede, che avocherà a sé questi casi solo dal 2001. L’ex Sant’Uffizio si doveva pronunciare soltanto sulla riduzione allo stato laicale del prete, il quale, nel frattempo, veniva comunque tenuto sotto controllo: non si registrano né si segnalano denunce a suo carico tra il 1981 e il 1987, cioè negli anni in cui il suo caso viene esaminato dal Vaticano.
L’avvocato Anderson fa bene il suo lavoro e le parcelle milionarie che ha incassato in questi anni lo stanno a dimostrare. È vero che non è facile districarsi nella selva delle procedure canoniche e delle competenze di questo o di quel dicastero, ma fanno il loro lavoro molto meno bene coloro che rilanciano documenti senza contestualizzarli, finendo per fare il gioco di chi vuole far apparire a tutti i costi colpevole Papa Ratzinger, per trascinarlo in tribunale. Che questo sia lo scopo dichiarato, e che vi sia un accanimento in questo senso, è sotto gli occhi di tutti. Accanto all’avvocato Anderson, durante la conferenza stampa a New York dello scorso 25 marzo, dedicata al caso di padre Murphy, era seduto il domenicano Thomas Doyle, da anni impegnato in favore delle vittime di abusi ma oggi anche impegnato a dimostrare una responsabilità vaticana. Così come bisogna ricordare che all’inizio del caso pedofilia in Germania ci sono state le denunce del preside del Canisius College, padre Klaus Mertel, impegnato per una rivalutazione teologica dell’omosessualità, il quale ha invitato per iscritto tutti gli alunni a riferire se avessero mai sentito parlare di abusi in passato. Al di là dei casi specifici, c’è davvero l’impressione che in queste settimane si sia di fronte a una sorta di regolamento di conti con il pontificato ratzingeriano. Un pontificato al quale non si perdonano il motu proprio che ha riabilitato la messa antica, la revoca della scomunica ai lefebvriani e il decreto sulle virtù eroiche di Pio XII, firmato lo scorso dicembre. Ma anche, forse più nascostamente, c’è chi non sopporta parole di un certo tipo sulla globalizzazione, sullo sfruttamento delle risorse naturali, sulla dignità del lavoro. Sembra che ogni atto del Papa «irriti» certi ambienti e «uno si deve chiedere il perché», ha osservato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, intervistato dalla Cnn, mentre nei giorni scorsi l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano aveva messo direttamente in rapporto gli attacchi a Ratzinger con il messaggio della Chiesa su vita e famiglia.
L’impressione è che Oltretevere non sia ancora percepito in tutta la sua devastante portata quanto sta accadendo e che rischia di minare la credibilità morale della Chiesa nell’opinione pubblica. Giorno dopo giorno, vescovi e cardinali vengono accusati di aver sottovalutato o coperto. Il sospetto lambisce la curia di Wojtyla e con il caso del fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel arriva all’entourage papale più stretto. Lo stillicidio di documenti, lettere, denunce non accenna a diminuire. Mai come in questo momento agli inquilini dei sacri palazzi servirebbe un’exit strategy per uscire dall’angolo. In molti sperano che, ancora una volta, intervenga Benedetto XVI.
Andrea Tornielli
articolo di domenica 11 aprile 2010
© IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
Ecco che cosa c’è dietro gli attacchi a Ratzinger
di Andrea Tornielli
Contro il Papa convergono interessi su tre livelli: uno interno alla Chiesa che non condivide il pontificato di Benedetto XVI, uno mediatico-economico che vede avvocati pronti a tutto per guadagnare, uno delle lobby che vogliono limitare il potere vaticano. L’impressione è che in questi giorni ci si trovi di fronte a un regolamento di conti
Anche dietro alla pubblicazione della lettera a firma di Joseph Ratzinger che nel 1985 chiedeva al vescovo di Oakland di temporeggiare in merito alla riduzione allo stato laicale di padre Stephen Kiesle, prete colpevole di abusi su minori, c’è l’avvocato Jeff Anderson, il legale intenzionato a portare Benedetto XVI alla sbarra. Lo stesso avvocato che aveva rilanciato il caso di padre Murphy, il molestatore dei bambini sordomuti di Milwuakee, cercando di dimostrare una responsabilità del governo centrale della Chiesa. In quest’ultimo caso, il sacerdote non era stato ridotto allo stato laicale perché moribondo. Mentre nel caso di padre Kiesle, la dimissione era arrivata dalla Santa Sede nel 1987, dopo qualche anno dall’iniziale richiesta, in quanto si è atteso che il sacerdote compisse 40 anni.
Nella bufera mediatica delle ultime ore, hanno rischiato di perdersi alcuni punti fermi, che vale la pena ricordare. Kiesle tra l’aprile del 1977 e il maggio 1978 aveva molestato almeno sei bambini e ragazzi di età compresa tra gli undici e i tredici anni. Era stato denunciato, arrestato dalla polizia, processato e condannato a tre anni con la condizionale. Non gli era stato più permesso di avvicinare i giovani. Nel momento in cui il suo vescovo scrive a Roma per sostenere la richiesta dello stesso sacerdote di essere dimesso dallo stato clericale, la Santa Sede stava attuando nuove direttive stabilite da Giovanni Paolo II in merito alle dispense. Negli ultimi anni del pontificato di Paolo VI, infatti, queste venivano concesse con molta facilità. Papa Montini chiamava quei dossier con le richieste dei preti decisi a lasciare l’abito, «la mia corona di spine». Con l’avvento di Wojtyla, si era deciso di dare un giro di vite, concedendole meno facilmente e soprattutto attendendo di norma il compimento del quarantesimo anno d’età. Va ricordato che nel caso di padre Kiesle, la competenza dell’eventuale processo canonico per gli abusi sui ragazzi era della diocesi, non della Congregazione per la dottrina della fede, che avocherà a sé questi casi solo dal 2001. L’ex Sant’Uffizio si doveva pronunciare soltanto sulla riduzione allo stato laicale del prete, il quale, nel frattempo, veniva comunque tenuto sotto controllo: non si registrano né si segnalano denunce a suo carico tra il 1981 e il 1987, cioè negli anni in cui il suo caso viene esaminato dal Vaticano.
L’avvocato Anderson fa bene il suo lavoro e le parcelle milionarie che ha incassato in questi anni lo stanno a dimostrare. È vero che non è facile districarsi nella selva delle procedure canoniche e delle competenze di questo o di quel dicastero, ma fanno il loro lavoro molto meno bene coloro che rilanciano documenti senza contestualizzarli, finendo per fare il gioco di chi vuole far apparire a tutti i costi colpevole Papa Ratzinger, per trascinarlo in tribunale. Che questo sia lo scopo dichiarato, e che vi sia un accanimento in questo senso, è sotto gli occhi di tutti. Accanto all’avvocato Anderson, durante la conferenza stampa a New York dello scorso 25 marzo, dedicata al caso di padre Murphy, era seduto il domenicano Thomas Doyle, da anni impegnato in favore delle vittime di abusi ma oggi anche impegnato a dimostrare una responsabilità vaticana. Così come bisogna ricordare che all’inizio del caso pedofilia in Germania ci sono state le denunce del preside del Canisius College, padre Klaus Mertel, impegnato per una rivalutazione teologica dell’omosessualità, il quale ha invitato per iscritto tutti gli alunni a riferire se avessero mai sentito parlare di abusi in passato. Al di là dei casi specifici, c’è davvero l’impressione che in queste settimane si sia di fronte a una sorta di regolamento di conti con il pontificato ratzingeriano. Un pontificato al quale non si perdonano il motu proprio che ha riabilitato la messa antica, la revoca della scomunica ai lefebvriani e il decreto sulle virtù eroiche di Pio XII, firmato lo scorso dicembre. Ma anche, forse più nascostamente, c’è chi non sopporta parole di un certo tipo sulla globalizzazione, sullo sfruttamento delle risorse naturali, sulla dignità del lavoro. Sembra che ogni atto del Papa «irriti» certi ambienti e «uno si deve chiedere il perché», ha osservato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, intervistato dalla Cnn, mentre nei giorni scorsi l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano aveva messo direttamente in rapporto gli attacchi a Ratzinger con il messaggio della Chiesa su vita e famiglia.
L’impressione è che Oltretevere non sia ancora percepito in tutta la sua devastante portata quanto sta accadendo e che rischia di minare la credibilità morale della Chiesa nell’opinione pubblica. Giorno dopo giorno, vescovi e cardinali vengono accusati di aver sottovalutato o coperto. Il sospetto lambisce la curia di Wojtyla e con il caso del fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel arriva all’entourage papale più stretto. Lo stillicidio di documenti, lettere, denunce non accenna a diminuire. Mai come in questo momento agli inquilini dei sacri palazzi servirebbe un’exit strategy per uscire dall’angolo. In molti sperano che, ancora una volta, intervenga Benedetto XVI.
Andrea Tornielli
articolo di domenica 11 aprile 2010
© IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
martedì 19 gennaio 2010
Papa Giovanni Paolo II dà una mano a Papa Pio XII
Rivelazione: Wojtyla delegò
Papa Pio XII a fare il miracolo
di Andrea Tornielli
articolo de "Il Giornale" di martedì 19 gennaio 2010
Una giovane mamma era affetta da un tumore. Wojtyla gli apparve in sogno e gli disse di rivolgersi a Papa Pacelli.
C’è un presunto miracolo attribuito all’intercessione di Pio XII che potrebbe portare in tempi relativamente brevi alla sua beatificazione. Un miracolo che vedrebbe in qualche modo misteriosamente coinvolto anche Giovanni Paolo II, il cui decreto sull’eroicità delle virtù è stato promulgato da Benedetto XVI lo stesso giorno di quello su Papa Pacelli: la guarigione di una giovane mamma da un linfoma maligno. Il condizionale è d’obbligo, in queste circostanze, ma il caso viene attentamente vagliato dalla postulazione della causa e dalla diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, dov’è avvenuto. La notizia è stata resa nota dal giornale online «Petrus», senza alcun particolare, ma con l’importante conferma del vicario della stessa diocesi. Il Giornale ha potuto ora ricostruire
l’intera vicenda, che sarà studiata nei prossimi mesi.
Siamo nel 2005, poco tempo dopo la morte di Papa Wojtyla. Una giovane coppia che ha già avuto due bimbi, ne aspetta un terzo. Per la madre trentunenne, che fa l’insegnante, la gravidanza si presenta in salita: ha forti dolori e i medici non riescono inizialmente a comprendere l'origine dei suoi disturbi. Alla fine, dopo molte analisi e una biopsia, le viene diagnosticato un linfoma di Burkitt, tumore maligno del tessuto linfatico piuttosto aggressivo, che insorge di frequente nelle ossa mascellari per diffondersi poi ai visceri dell’addome e del bacino e al sistema nervoso centrale. L’attesa della nuova vita che la donna porta in grembo si
trasforma in un dramma.
Il marito della donna inizia a pregare Papa Wojtyla, da poco scomparso, per
chiedergli di intercedere per la sua famiglia. Una notte, l’uomo vede in sogno Giovanni Paolo II. «Aveva il volto serio. Mi disse: “Io non posso fare niente, dovete pregare quest’altro sacerdote...”. Mi mostrò l’immagine di un prete smilzo, alto, magro. Io non lo riconobbi, non sapevo chi fosse». L’uomo rimane turbato dal sogno, ma non può identificare il prete che Wojtyla gli ha indicato. Pochi giorni dopo, aprendo casualmente una rivista, ecco una foto del giovane Eugenio
Pacelli che attira la sua attenzione. È lui quello che aveva visto ritratto in sogno.
Si mette in moto una catena di preghiera che chiede l’intercessione di Pio XII. E la donna guarisce dopo le primissime cure. Il risultato è considerato così importante che i medici ipotizzano un possibile errore diagnostico iniziale. Ma gli esami e le cartelle cliniche confermano l’accuratezza dei risultati delle prime analisi. Il tumore è sparito, la donna sta bene, ha avuto il suo terzo figlio, è tornata al suo lavoro a scuola. Lasciato passare un po’ di tempo, è lei a rivolgersi al Vaticano per segnalare il suo caso.
Una conferma il vicario generale della diocesi di Sorrento-Castellammare di
Stabia, don Carmine Giudici: «È tutto vero - ha dichiarato a “Petrus” - la Santa Sede ci ha comunicato di essere stata contattata da un fedele della nostra diocesi che sostiene di aver ricevuto un miracolo per intercessione di Pio XII.
L’arcivescovo Felice Cece ha quindi deciso di istituire a giorni l’apposito
Tribunale diocesano». Sarà questo tribunale a vagliare il caso per formulare un primo responso. Se sarà positivo, le carte passeranno a Roma, alla Congregazione delle cause dei santi: qui dovranno essere studiate prima dalla Consulta medica, chiamata a pronunciarsi sull’inspiegabilità della guarigione. Se anche i medici che collaborano con la Santa Sede diranno di sì, il caso della mamma guarita sarà discusso prima dai teologi della Congregazione, quindi dai cardinali e vescovi.
Soltanto dopo aver superato questi tre gradi di giudizio, il dossier sul presunto miracolo arriverà sul tavolo di Benedetto XVI, che deciderà sul riconoscimento finale. Allora e solo allora, Papa Pacelli potrà essere beatificato.
L’istituzione di un Tribunale diocesano e l’eventuale arrivo della documentazione al dicastero che studia i processi di beatificazione e canonizzazione non significano alcun riconoscimento, ma soltanto che il caso in questione è giudicato interessante e degno di attenzione. È dunque del tutto prematuro ipotizzare sviluppi, ancora di più immaginare date. Quello che colpisce, nella storia della famiglia di Castellammare di Stabia, è il ruolo avuto nella vicenda da Papa Wojtyla, che in sogno avrebbe suggerito al marito della donna la preghiera a quel «prete smilzo» rivelatosi poi essere Pacelli. Quasi che Giovanni Paolo II avesse voluto in qualche modo aiutare la causa del suo predecessore. La notizia del
presunto miracolo è arrivata in Vaticano pochi giorni prima che Benedetto XVI promulgasse il decreto sulle virtù eroiche di Wojtyla e a sorpresa sbloccasse anche quello di Pio XII, rimasto in attesa per due anni a motivo di ulteriori verifiche negli archivi vaticani.
© IL GIORNALE ON LINE S.R.L.
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Papa Pio XII a fare il miracolo
di Andrea Tornielli
articolo de "Il Giornale" di martedì 19 gennaio 2010
Una giovane mamma era affetta da un tumore. Wojtyla gli apparve in sogno e gli disse di rivolgersi a Papa Pacelli.
C’è un presunto miracolo attribuito all’intercessione di Pio XII che potrebbe portare in tempi relativamente brevi alla sua beatificazione. Un miracolo che vedrebbe in qualche modo misteriosamente coinvolto anche Giovanni Paolo II, il cui decreto sull’eroicità delle virtù è stato promulgato da Benedetto XVI lo stesso giorno di quello su Papa Pacelli: la guarigione di una giovane mamma da un linfoma maligno. Il condizionale è d’obbligo, in queste circostanze, ma il caso viene attentamente vagliato dalla postulazione della causa e dalla diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, dov’è avvenuto. La notizia è stata resa nota dal giornale online «Petrus», senza alcun particolare, ma con l’importante conferma del vicario della stessa diocesi. Il Giornale ha potuto ora ricostruire
l’intera vicenda, che sarà studiata nei prossimi mesi.
Siamo nel 2005, poco tempo dopo la morte di Papa Wojtyla. Una giovane coppia che ha già avuto due bimbi, ne aspetta un terzo. Per la madre trentunenne, che fa l’insegnante, la gravidanza si presenta in salita: ha forti dolori e i medici non riescono inizialmente a comprendere l'origine dei suoi disturbi. Alla fine, dopo molte analisi e una biopsia, le viene diagnosticato un linfoma di Burkitt, tumore maligno del tessuto linfatico piuttosto aggressivo, che insorge di frequente nelle ossa mascellari per diffondersi poi ai visceri dell’addome e del bacino e al sistema nervoso centrale. L’attesa della nuova vita che la donna porta in grembo si
trasforma in un dramma.
Il marito della donna inizia a pregare Papa Wojtyla, da poco scomparso, per
chiedergli di intercedere per la sua famiglia. Una notte, l’uomo vede in sogno Giovanni Paolo II. «Aveva il volto serio. Mi disse: “Io non posso fare niente, dovete pregare quest’altro sacerdote...”. Mi mostrò l’immagine di un prete smilzo, alto, magro. Io non lo riconobbi, non sapevo chi fosse». L’uomo rimane turbato dal sogno, ma non può identificare il prete che Wojtyla gli ha indicato. Pochi giorni dopo, aprendo casualmente una rivista, ecco una foto del giovane Eugenio
Pacelli che attira la sua attenzione. È lui quello che aveva visto ritratto in sogno.
Si mette in moto una catena di preghiera che chiede l’intercessione di Pio XII. E la donna guarisce dopo le primissime cure. Il risultato è considerato così importante che i medici ipotizzano un possibile errore diagnostico iniziale. Ma gli esami e le cartelle cliniche confermano l’accuratezza dei risultati delle prime analisi. Il tumore è sparito, la donna sta bene, ha avuto il suo terzo figlio, è tornata al suo lavoro a scuola. Lasciato passare un po’ di tempo, è lei a rivolgersi al Vaticano per segnalare il suo caso.
Una conferma il vicario generale della diocesi di Sorrento-Castellammare di
Stabia, don Carmine Giudici: «È tutto vero - ha dichiarato a “Petrus” - la Santa Sede ci ha comunicato di essere stata contattata da un fedele della nostra diocesi che sostiene di aver ricevuto un miracolo per intercessione di Pio XII.
L’arcivescovo Felice Cece ha quindi deciso di istituire a giorni l’apposito
Tribunale diocesano». Sarà questo tribunale a vagliare il caso per formulare un primo responso. Se sarà positivo, le carte passeranno a Roma, alla Congregazione delle cause dei santi: qui dovranno essere studiate prima dalla Consulta medica, chiamata a pronunciarsi sull’inspiegabilità della guarigione. Se anche i medici che collaborano con la Santa Sede diranno di sì, il caso della mamma guarita sarà discusso prima dai teologi della Congregazione, quindi dai cardinali e vescovi.
Soltanto dopo aver superato questi tre gradi di giudizio, il dossier sul presunto miracolo arriverà sul tavolo di Benedetto XVI, che deciderà sul riconoscimento finale. Allora e solo allora, Papa Pacelli potrà essere beatificato.
L’istituzione di un Tribunale diocesano e l’eventuale arrivo della documentazione al dicastero che studia i processi di beatificazione e canonizzazione non significano alcun riconoscimento, ma soltanto che il caso in questione è giudicato interessante e degno di attenzione. È dunque del tutto prematuro ipotizzare sviluppi, ancora di più immaginare date. Quello che colpisce, nella storia della famiglia di Castellammare di Stabia, è il ruolo avuto nella vicenda da Papa Wojtyla, che in sogno avrebbe suggerito al marito della donna la preghiera a quel «prete smilzo» rivelatosi poi essere Pacelli. Quasi che Giovanni Paolo II avesse voluto in qualche modo aiutare la causa del suo predecessore. La notizia del
presunto miracolo è arrivata in Vaticano pochi giorni prima che Benedetto XVI promulgasse il decreto sulle virtù eroiche di Wojtyla e a sorpresa sbloccasse anche quello di Pio XII, rimasto in attesa per due anni a motivo di ulteriori verifiche negli archivi vaticani.
© IL GIORNALE ON LINE S.R.L.
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lunedì 28 dicembre 2009
Papa Benedetto XVI il 19 dicembre 2009 ha dichiarato Papa Pio XII (Eugenio Pacelli) "Venerabile"
MAI CE LO SAREMMO ASPETTATO
Data: Giovedì, 24 dicembre @ 13:52:25 CST
Argomento: Italia
DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com
Eh sì, proprio la sera di Natale, non ci
saremmo mai attesi di scrivere
qualcosa in difesa della Chiesa
Cattolica. Sarà l’aria del Natale.
Sinceramente, ci hanno proprio
infastidito i modi e le esternazione del
rabbi Cohen, (nella foto) dopo la visita
in Vaticano a Benedetto XVI.
Non si tratta di un problema religioso e
nemmeno dell’eterna querelle sulla
Shoà: è solo una questione d’educazione.
Per chi non lo sapesse, il rabbino Cohen da Haifa ha trovato da ridire sulla decisione
dell’apposita commissione vaticana, la quale ha deciso di promuovere la beatificazione di
Pio XII e di Giovanni Paolo II.
Proprio perché non cattolico, ritengo che chiunque non lo sia abbia il dovere di tacere, e
questo proprio per il rispetto che si deve all’altrui Credo.
Ci mancherebbe che, nel nome del dialogo interreligioso, un buddista dovesse chiedere il
permesso per ricordare Milarepa all’ayatollah Khamenei, oppure che un musulmano dovesse
chiedere il permesso di pregare per un Imam al Patriarca di Mosca: ma dove siamo?
Premettendo che sulla cause di beatificazione l’unica autorità competente è quella cattolica,
non vogliamo nasconderci dietro ad un dito ed entriamo nella spinosa questione.
Cohen ha dichiarato che Papa Pacelli non fece abbastanza per salvare gli ebrei: opinione
legittima, per carità, ma di pertinenza storica e non dottrinale. E, anche a voler cercare il pelo
nell’uovo, Cohen dimentica che Pio XII visse fino al Giugno del 1944 in una città occupata
dai nazisti, e quasi tutta l’Europa lo era.
Pacelli fece probabilmente la scelta della “fleet in being”, ossia valutò che fare un passo
azzardato non avrebbe sortito nessun effetto sui nazisti, mentre avrebbe compromesso la
possibilità d’usare i monasteri cattolici per dare rifugio agli ebrei.
E, i nazisti, si guardarono bene dall’invadere le strutture della Chiesa Cattolica. Ci sono
quindi fondati sospetti che Pio XII operò la miglior scelta, quella meno dolorosa.
Fu troppo poco?
Francamente, è difficile – oggi – dare un giudizio storico sulla vicenda, poiché non avremo
mai la prova del contrario, ossia di cosa sarebbe successo se il Papa avesse denunciato al
mondo lo sterminio.
Ma il Papa non era certo l’unico a sapere: gli americani sapevano tutto, ed alcuni P38
sorvolarono addirittura Birkenau ed i nodi ferroviari senza mai sganciare una bomba. La
giustificazione americana fu puerile: avevano paura di colpire i prigionieri. E i nodi
ferroviari?
Non vogliamo entrare nell’infinita querelle sulle responsabilità della Shoà, ma farne carico a
Pio XII ci sembra francamente esagerato e, per gli italiani, offensivo, giacché furono il
popolo che più si prodigò in favore degli ebrei, nonostante l’alleanza con Berlino e le leggi
razziali del ’38.
Per contrappasso, vorremmo chiedere a Cohen quanto “peserà” nel dialogo interreligioso il
rapporto Goldstone, ovvero la prova provata (Goldstone è un ebreo sudafricano, oltre che
incaricato dell’ONU per la stesura del rapporto) che Israele ha commesso crimini contro
l’umanità a Gaza.
E, questa, non è una storia del 1943, non c’erano Papi od autorità religiose a mitigare
l’inferno che dovettero subire gli abitanti di Gaza: è storia recente, Gennaio 2009. Dall’altra
parte, c’erano solo Tzahal ed il governo di Tel Aviv.
Se lei è veramente uomo di fede, rabbi Cohen, accetti un consiglio: torni ad Haifa e rifletta,
prima d’invocare le colpe altrui.
Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/12/mai-ce-lo-saremmo-aspettato.html
24.12.2009
Data: Giovedì, 24 dicembre @ 13:52:25 CST
Argomento: Italia
DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com
Eh sì, proprio la sera di Natale, non ci
saremmo mai attesi di scrivere
qualcosa in difesa della Chiesa
Cattolica. Sarà l’aria del Natale.
Sinceramente, ci hanno proprio
infastidito i modi e le esternazione del
rabbi Cohen, (nella foto) dopo la visita
in Vaticano a Benedetto XVI.
Non si tratta di un problema religioso e
nemmeno dell’eterna querelle sulla
Shoà: è solo una questione d’educazione.
Per chi non lo sapesse, il rabbino Cohen da Haifa ha trovato da ridire sulla decisione
dell’apposita commissione vaticana, la quale ha deciso di promuovere la beatificazione di
Pio XII e di Giovanni Paolo II.
Proprio perché non cattolico, ritengo che chiunque non lo sia abbia il dovere di tacere, e
questo proprio per il rispetto che si deve all’altrui Credo.
Ci mancherebbe che, nel nome del dialogo interreligioso, un buddista dovesse chiedere il
permesso per ricordare Milarepa all’ayatollah Khamenei, oppure che un musulmano dovesse
chiedere il permesso di pregare per un Imam al Patriarca di Mosca: ma dove siamo?
Premettendo che sulla cause di beatificazione l’unica autorità competente è quella cattolica,
non vogliamo nasconderci dietro ad un dito ed entriamo nella spinosa questione.
Cohen ha dichiarato che Papa Pacelli non fece abbastanza per salvare gli ebrei: opinione
legittima, per carità, ma di pertinenza storica e non dottrinale. E, anche a voler cercare il pelo
nell’uovo, Cohen dimentica che Pio XII visse fino al Giugno del 1944 in una città occupata
dai nazisti, e quasi tutta l’Europa lo era.
Pacelli fece probabilmente la scelta della “fleet in being”, ossia valutò che fare un passo
azzardato non avrebbe sortito nessun effetto sui nazisti, mentre avrebbe compromesso la
possibilità d’usare i monasteri cattolici per dare rifugio agli ebrei.
E, i nazisti, si guardarono bene dall’invadere le strutture della Chiesa Cattolica. Ci sono
quindi fondati sospetti che Pio XII operò la miglior scelta, quella meno dolorosa.
Fu troppo poco?
Francamente, è difficile – oggi – dare un giudizio storico sulla vicenda, poiché non avremo
mai la prova del contrario, ossia di cosa sarebbe successo se il Papa avesse denunciato al
mondo lo sterminio.
Ma il Papa non era certo l’unico a sapere: gli americani sapevano tutto, ed alcuni P38
sorvolarono addirittura Birkenau ed i nodi ferroviari senza mai sganciare una bomba. La
giustificazione americana fu puerile: avevano paura di colpire i prigionieri. E i nodi
ferroviari?
Non vogliamo entrare nell’infinita querelle sulle responsabilità della Shoà, ma farne carico a
Pio XII ci sembra francamente esagerato e, per gli italiani, offensivo, giacché furono il
popolo che più si prodigò in favore degli ebrei, nonostante l’alleanza con Berlino e le leggi
razziali del ’38.
Per contrappasso, vorremmo chiedere a Cohen quanto “peserà” nel dialogo interreligioso il
rapporto Goldstone, ovvero la prova provata (Goldstone è un ebreo sudafricano, oltre che
incaricato dell’ONU per la stesura del rapporto) che Israele ha commesso crimini contro
l’umanità a Gaza.
E, questa, non è una storia del 1943, non c’erano Papi od autorità religiose a mitigare
l’inferno che dovettero subire gli abitanti di Gaza: è storia recente, Gennaio 2009. Dall’altra
parte, c’erano solo Tzahal ed il governo di Tel Aviv.
Se lei è veramente uomo di fede, rabbi Cohen, accetti un consiglio: torni ad Haifa e rifletta,
prima d’invocare le colpe altrui.
Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/12/mai-ce-lo-saremmo-aspettato.html
24.12.2009
giovedì 20 agosto 2009
Vaccinazione non obbligatoria: i bambini non vaccinati vanno ammessi a scuola
La televisione non te lo dirà ma l'obbligo vaccinale nelle scuole è stato di fatto abrogato con il DPR n. 355 del 26 gennaio 1999. Le regioni Veneto, Piemonte e Lombardia hanno sospeso l'obbligo vaccinale:
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REGIONE VENETO
Legge regionale 23 marzo 2007, n. 7
Sospensione dell'obbligo vaccinale per l'età evolutiva.
Il Consiglio regionale ha approvato
Il Presidente della Giunta regionale
Promulga la seguente legge
ARTICOLO 1
Sospensione dell’obbligo vaccinale.
1. Per tutti i nuovi nati a far data dal 1° gennaio 2008 è sospeso nella Regione del Veneto l’obbligo vaccinale disposto dalle seguenti leggi:
a) legge 6 giugno 1939, n. 891 “Obbligatorietà della vaccinazione antidifterica”;
b) legge 5 marzo 1963, n. 292 “Vaccinazione antitetanica obbligatoria” e successive modificazioni e legge 20 marzo 1968, n. 419 “Modificazioni alla legge 5 marzo 1963, n. 292, recante provvedimenti per la vaccinazione antitetanica obbligatoria”;
c) legge 4 febbraio 1966, n. 51 “Obbligatorietà della vaccinazione antipoliomielitica”;
d) legge 27 maggio 1991, n. 165 “Obbligatorietà della vaccinazione contro l’epatite virale B”.
2. Le vaccinazioni previste dalle leggi di cui al comma 1, continuano a costituire livello essenziale di assistenza ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001 “Definizione dei livelli essenziali di assistenza” e dalla vigente normativa in materia; tali vaccinazioni sono offerte attivamente e gratuitamente dalle aziende unità locali socio-sanitarie (ulss), restando inserite nel calendario vaccinale dell’età evolutiva, approvato e periodicamente aggiornato dalla Giunta regionale, in conformità agli indirizzi contenuti nel vigente Piano nazionale vaccini, secondo quanto previsto dalla normativa statale in materia.
3. È fatto salvo quanto previsto dalla legge 25 febbraio 1992, n. 210 “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati” e successive modificazioni e dalla legge 29 ottobre 2005, n. 229 “Disposizioni in materia di indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie”.
ARTICOLO 2
Disposizioni attuative.
1 La Giunta regionale, al fine di garantire un’offerta vaccinale uniforme su tutto il territorio regionale, emana le linee guida per la definizione delle azioni da applicarsi da parte delle competenti strutture delle aziende ulss.
2. Fino all’adozione del provvedimento di cui al comma 1, le aziende ulss continuano ad eseguire le procedure attualmente praticate per le vaccinazioni dell’età evolutiva.
ARTICOLO 3
Comitato tecnico scientifico.
1. Al fine di valutare gli effetti derivanti dall’applicazione della presente legge, è istituito un Comitato tecnico scientifico, di seguito denominato Comitato, presso la struttura della Giunta regionale competente in materia di prevenzione.
2. La Giunta regionale definisce la composizione ed il funzionamento del Comitato.
3. Previa intesa con il Ministero competente alle riunioni del Comitato partecipano il direttore del centro nazionale per la prevenzione ed il controllo delle malattie ed un rappresentante dell’Istituto superiore di sanità.
4. Il Comitato redige semestralmente un documento contenente la valutazione dell’andamento epidemiologico delle malattie per le quali la presente legge sospende l’obbligo vaccinale ed il monitoraggio dell’andamento dei tassi di copertura vaccinale nel territorio regionale, e lo trasmette, entro il 31 gennaio ed il 31 luglio di ogni anno, alla struttura della Giunta regionale competente in materia di prevenzione.
ARTICOLO 4
Ripristino dell’obbligo vaccinale.
1. In caso di pericolo per la salute pubblica conseguente al verificarsi di eccezionali e imprevedibili eventi epidemiologici relativi alle malattie per le quali la presente legge ha sospeso l’obbligo vaccinale, ovvero, derivante da una situazione di allarme per quanto attiene i tassi di copertura vaccinale evidenziata dal documento di cui all’articolo 3 redatto dal Comitato, il Presidente della Giunta regionale sospende, con motivata ordinanza, l’applicazione della presente legge.
ARTICOLO 5
Norma finanziaria.
1. Agli oneri derivanti dall’attuazione dell’articolo 3, quantificati in euro 5.000,00 per ciascun esercizio del triennio 2007-2009, si fa fronte utilizzando le risorse allocate sull’upb U0140 “Obiettivi di piano per la sanità” del bilancio di previsione 2007 e pluriennale 2007-2009.
Formula Finale:
La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione veneta. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione veneta.
Venezia, 23 marzo 2007
Decreto Presidente Repubblica 26 gennaio 1999, n. 355(in GU 15 ottobre 1999, n. 243)
Regolamento recante modificazioni al DPR 1518/67 in materia di vaccinazioni obbligatorie
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l'art. 87 della Costituzione;
Visto il D.P.R. 22.12.67, n. 1518, concernente regolamento per l'applicazione del titolo III del D.P.R. 11.2.61, n. 264, relativo ai servizi di medicina scolastica, ed in particolare l'art. 47;
Visto l'art. 17, comma 1, della Legge 23.8.88, n. 400;
Udito il parere del Consiglio superiore di, sanità, espresso in data 30.9.98;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva per gli. atti normativi nell'adunanza del 28.9.98;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dei 5.11.98;
Sulla proposta del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro della pubblica istruzione;
EMANA il seguente regolamento:
Art. 1
1. L'art. 47 del D.P.R. 22.12.67, n. 1518, è sostituito dal seguente:
"Art. 47. - l. I direttori delle scuole e i capi degli istituti di istruzione pubblica o privata sono tenuti, all'atto dell'ammissione alla scuola o agli esami, ad accertare se siano state praticate agli alunni le vaccinazioni e le rivaccinazioni obbligatorie, richiedendo la presentazione da parte dell'interessato della relativa certificazione, ovvero di dichiarazione sostitutiva, ai sensi della Legge 4.1.68, n. 15, e successive modificazioni e integrazioni, e del D.P.R. 20.10.98, n. 403, comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni e delle rivaccinazioni predette, accompagnata dall'indicazione della struttura del Servizio sanitario nazionale competente ad emettere la certificazione.
2. Nel caso di mancata presentazione della certificazione o della dichiarazione di cui al comma 1, il direttore della scuola o il capo dell'istituto comunica il fatto entro cinque giorni, per gli opportuni e tempestivi interventi, all'azienda unità sanitaria locale di appartenenza dell'alunno ed al Ministero della sanità. La mancata certificazione non comporta il rifiuto di ammissione dell'alunno alla scuola dell'obbligo o agli esami.3. E' fatta salva l'eventuale adozione da parte dell'autorità sanitaria di interventi di urgenza ai sensi dell'art. 117 del D.L.vo 31.3.98, n. 112.".
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. là fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare
Art. 117 del D.L.vo 31.3.98, n. 112: 1. In caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco quale rappresentante della comunità locale. Negli altri casi l'adozione dei provvedimenti d'urgenza, ivi compresa la costituzione di centri e organismi di referenza o assistenza, spetta allo Stato o alle regioni...
Per informazioni: jmjkinga@gmail.com
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REGIONE VENETO
Legge regionale 23 marzo 2007, n. 7
Sospensione dell'obbligo vaccinale per l'età evolutiva.
Il Consiglio regionale ha approvato
Il Presidente della Giunta regionale
Promulga la seguente legge
ARTICOLO 1
Sospensione dell’obbligo vaccinale.
1. Per tutti i nuovi nati a far data dal 1° gennaio 2008 è sospeso nella Regione del Veneto l’obbligo vaccinale disposto dalle seguenti leggi:
a) legge 6 giugno 1939, n. 891 “Obbligatorietà della vaccinazione antidifterica”;
b) legge 5 marzo 1963, n. 292 “Vaccinazione antitetanica obbligatoria” e successive modificazioni e legge 20 marzo 1968, n. 419 “Modificazioni alla legge 5 marzo 1963, n. 292, recante provvedimenti per la vaccinazione antitetanica obbligatoria”;
c) legge 4 febbraio 1966, n. 51 “Obbligatorietà della vaccinazione antipoliomielitica”;
d) legge 27 maggio 1991, n. 165 “Obbligatorietà della vaccinazione contro l’epatite virale B”.
2. Le vaccinazioni previste dalle leggi di cui al comma 1, continuano a costituire livello essenziale di assistenza ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001 “Definizione dei livelli essenziali di assistenza” e dalla vigente normativa in materia; tali vaccinazioni sono offerte attivamente e gratuitamente dalle aziende unità locali socio-sanitarie (ulss), restando inserite nel calendario vaccinale dell’età evolutiva, approvato e periodicamente aggiornato dalla Giunta regionale, in conformità agli indirizzi contenuti nel vigente Piano nazionale vaccini, secondo quanto previsto dalla normativa statale in materia.
3. È fatto salvo quanto previsto dalla legge 25 febbraio 1992, n. 210 “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati” e successive modificazioni e dalla legge 29 ottobre 2005, n. 229 “Disposizioni in materia di indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie”.
ARTICOLO 2
Disposizioni attuative.
1 La Giunta regionale, al fine di garantire un’offerta vaccinale uniforme su tutto il territorio regionale, emana le linee guida per la definizione delle azioni da applicarsi da parte delle competenti strutture delle aziende ulss.
2. Fino all’adozione del provvedimento di cui al comma 1, le aziende ulss continuano ad eseguire le procedure attualmente praticate per le vaccinazioni dell’età evolutiva.
ARTICOLO 3
Comitato tecnico scientifico.
1. Al fine di valutare gli effetti derivanti dall’applicazione della presente legge, è istituito un Comitato tecnico scientifico, di seguito denominato Comitato, presso la struttura della Giunta regionale competente in materia di prevenzione.
2. La Giunta regionale definisce la composizione ed il funzionamento del Comitato.
3. Previa intesa con il Ministero competente alle riunioni del Comitato partecipano il direttore del centro nazionale per la prevenzione ed il controllo delle malattie ed un rappresentante dell’Istituto superiore di sanità.
4. Il Comitato redige semestralmente un documento contenente la valutazione dell’andamento epidemiologico delle malattie per le quali la presente legge sospende l’obbligo vaccinale ed il monitoraggio dell’andamento dei tassi di copertura vaccinale nel territorio regionale, e lo trasmette, entro il 31 gennaio ed il 31 luglio di ogni anno, alla struttura della Giunta regionale competente in materia di prevenzione.
ARTICOLO 4
Ripristino dell’obbligo vaccinale.
1. In caso di pericolo per la salute pubblica conseguente al verificarsi di eccezionali e imprevedibili eventi epidemiologici relativi alle malattie per le quali la presente legge ha sospeso l’obbligo vaccinale, ovvero, derivante da una situazione di allarme per quanto attiene i tassi di copertura vaccinale evidenziata dal documento di cui all’articolo 3 redatto dal Comitato, il Presidente della Giunta regionale sospende, con motivata ordinanza, l’applicazione della presente legge.
ARTICOLO 5
Norma finanziaria.
1. Agli oneri derivanti dall’attuazione dell’articolo 3, quantificati in euro 5.000,00 per ciascun esercizio del triennio 2007-2009, si fa fronte utilizzando le risorse allocate sull’upb U0140 “Obiettivi di piano per la sanità” del bilancio di previsione 2007 e pluriennale 2007-2009.
Formula Finale:
La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione veneta. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione veneta.
Venezia, 23 marzo 2007
Decreto Presidente Repubblica 26 gennaio 1999, n. 355(in GU 15 ottobre 1999, n. 243)
Regolamento recante modificazioni al DPR 1518/67 in materia di vaccinazioni obbligatorie
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l'art. 87 della Costituzione;
Visto il D.P.R. 22.12.67, n. 1518, concernente regolamento per l'applicazione del titolo III del D.P.R. 11.2.61, n. 264, relativo ai servizi di medicina scolastica, ed in particolare l'art. 47;
Visto l'art. 17, comma 1, della Legge 23.8.88, n. 400;
Udito il parere del Consiglio superiore di, sanità, espresso in data 30.9.98;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva per gli. atti normativi nell'adunanza del 28.9.98;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dei 5.11.98;
Sulla proposta del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro della pubblica istruzione;
EMANA il seguente regolamento:
Art. 1
1. L'art. 47 del D.P.R. 22.12.67, n. 1518, è sostituito dal seguente:
"Art. 47. - l. I direttori delle scuole e i capi degli istituti di istruzione pubblica o privata sono tenuti, all'atto dell'ammissione alla scuola o agli esami, ad accertare se siano state praticate agli alunni le vaccinazioni e le rivaccinazioni obbligatorie, richiedendo la presentazione da parte dell'interessato della relativa certificazione, ovvero di dichiarazione sostitutiva, ai sensi della Legge 4.1.68, n. 15, e successive modificazioni e integrazioni, e del D.P.R. 20.10.98, n. 403, comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni e delle rivaccinazioni predette, accompagnata dall'indicazione della struttura del Servizio sanitario nazionale competente ad emettere la certificazione.
2. Nel caso di mancata presentazione della certificazione o della dichiarazione di cui al comma 1, il direttore della scuola o il capo dell'istituto comunica il fatto entro cinque giorni, per gli opportuni e tempestivi interventi, all'azienda unità sanitaria locale di appartenenza dell'alunno ed al Ministero della sanità. La mancata certificazione non comporta il rifiuto di ammissione dell'alunno alla scuola dell'obbligo o agli esami.3. E' fatta salva l'eventuale adozione da parte dell'autorità sanitaria di interventi di urgenza ai sensi dell'art. 117 del D.L.vo 31.3.98, n. 112.".
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. là fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare
Art. 117 del D.L.vo 31.3.98, n. 112: 1. In caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco quale rappresentante della comunità locale. Negli altri casi l'adozione dei provvedimenti d'urgenza, ivi compresa la costituzione di centri e organismi di referenza o assistenza, spetta allo Stato o alle regioni...
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giovedì 18 giugno 2009
PAPA PIO XII AIUTO' TUTTI GLI EBREI CHE POTE'.
Un Rabbino americano chiede la canonizzazione di Pio XII
Nella prefazione all’ultimo libro di suor Margherita Marchione
di Antonio Gaspari
ROMA, venerdì, 12 giugno 2009 (ZENIT.org).- E’ un Rabbino statunitense, fino al settembre del 2008 aveva sollevato dubbi sull’idoneità per la beatificazione di Pio XII, mentre adesso prega per il Pontefice e propone di riconoscere Papa Pacelli come santo
Nella prefazione all’ultimo libro di suor Margherita Marchione, “Papa Pio XII. Un antologia di testi nel 70° anniversario dell’incoronazione”, edito in italiano e inglese dalla Libreria Editrice Vaticana, il Rabbino americano Erich A. Silver del Temple Beth David in Cheshire, responsabile per il miglioramento delle relazioni tra Giudaismo e Chiesa Cattolica, racconta il perchè del suo cambio di opinione.
“Credevo – ha scritto Silver nella prefazione al libro della Marchione – che poteva fare di più. Volevo sapere se, infatti, fosse stato un collaboratore, un antisemita passivo, mentre milioni furono uccisi, alcuni in vista del Vaticano”.
Poi – ha raccontato il Rabbino – nel mese di settembre del 2008 venne a Roma, invitato da Gary Krupp a partecipare ad un simposio organizzato dalla Pave The Way Foundation, in cui si voleva esplorare il ruolo di Pio XII durante l’Olocausto.
In quell’occasione il Rabbino Silver conobbe suor Marchione e una cinquantina tra, Rabbini, sacerdoti, studiosi e giornalisti che avevano studiato e indagato a fondo sul tema.
Per Silver, quel simposio è stata una folgorazione: “Le prove che ho visto – ha scritto – mi hanno convinto che la sua sola motivazione (di Pio XII ndr) è stata di salvare tutti gli ebrei che poteva”.
E l’immagine negativa contro Pio XII? Secondo Silver, tutto è cominciato con la pubblicazione del libro “The Deputy” con la diffusione di bugie e l’abitudine a non indagare i fatti storici. Così molte persone sono diventate “strumento di coloro che detestano Pio XII perchè fu sempre anticomunista”.
“E’ da notare – ha rilevato Silver – che, dopo la fine della guerra, e fino alla sua morte gli ebrei lo hanno lodato continuamente riconoscendolo come salvatore”.
“Io spero – ha auspicato il Rabbino – che la canonizzazione di Papa Pio XII possa procedere speditamente, affinché non solo i cattolici, ma tutto il mondo possa conoscere il bene compiuto da quest’uomo di Dio”.
Nella parte finale della sua introduzione al libro della Marchione, Silver ha ricordato che nel 50° anniversario della morte di Pio XII, nella predica di Yom Kippur, “ho parlato del bisogno che c’è di correggere gli sbagli fatti nel passato. Dopo tutto, Eugenio Pacelli è un amico speciale di Dio – un santo. Tocca a noi riconoscere questo fatto”.
Intervistata da ZENIT suor Margherita Marchione, conosciuta come “Fighting Nun” (la suora che combatte), autrice di oltre 15 libri sulla figura di Pio XII, ha ricordato di aver conosciuto e incontrato Papa Pacelli nell’estate del 1957, quando venne in Italia per condurre una serie di ricerche sul poeta Clemente Rebora.
Per suor Margherita, Pio XII è la più grande personalità dell’epoca della Seconda Guerra Mondiale. “Questo Papa – ha detto a ZENIT – nel silenzio e nella sofferenza, senza armi e senza eserciti, riuscì a salvare tante vite umane e ad alleviare tante pene. E’ la verità storica”.
Suor Margherita ha dimostrato che Pio XII fu nemico acerrimo dei nazisti e dei comunisti.
Come ha scritto monsignor Fulton J. Sheen, “il Vaticano è stato tacciato di comunismo dai nazisti, di comunismo dai nazisti, di antifascismo dai fascisti, ma in realtà si oppone a ogni ideologia antireligiosa”.
In merito al rapporto con gli ebrei, suor Margherita può dimostrare che “Pio XII ha salvato più ebrei di qualsiasi altra persona inclusi Oskar Schindler e Raoul Wallemberg”.
“Durante la guerra – ha aggiunto – Pio XII ha fatto di più di qualsiasi altro capo di stato come il presidente americano Franklin Roosevelt oppure Winston Churchill i quali potevano servirsi di mezzi militari. L’unico capo mondiale che ha salvato migliaia di ebrei è stato Pio XII, il quale non aveva mezzi militari”.
“Per questo motivo – ha concluso la religiosa – Pio XII merita di essere riconosciuto come beato” .
Nella prefazione all’ultimo libro di suor Margherita Marchione
di Antonio Gaspari
ROMA, venerdì, 12 giugno 2009 (ZENIT.org).- E’ un Rabbino statunitense, fino al settembre del 2008 aveva sollevato dubbi sull’idoneità per la beatificazione di Pio XII, mentre adesso prega per il Pontefice e propone di riconoscere Papa Pacelli come santo
Nella prefazione all’ultimo libro di suor Margherita Marchione, “Papa Pio XII. Un antologia di testi nel 70° anniversario dell’incoronazione”, edito in italiano e inglese dalla Libreria Editrice Vaticana, il Rabbino americano Erich A. Silver del Temple Beth David in Cheshire, responsabile per il miglioramento delle relazioni tra Giudaismo e Chiesa Cattolica, racconta il perchè del suo cambio di opinione.
“Credevo – ha scritto Silver nella prefazione al libro della Marchione – che poteva fare di più. Volevo sapere se, infatti, fosse stato un collaboratore, un antisemita passivo, mentre milioni furono uccisi, alcuni in vista del Vaticano”.
Poi – ha raccontato il Rabbino – nel mese di settembre del 2008 venne a Roma, invitato da Gary Krupp a partecipare ad un simposio organizzato dalla Pave The Way Foundation, in cui si voleva esplorare il ruolo di Pio XII durante l’Olocausto.
In quell’occasione il Rabbino Silver conobbe suor Marchione e una cinquantina tra, Rabbini, sacerdoti, studiosi e giornalisti che avevano studiato e indagato a fondo sul tema.
Per Silver, quel simposio è stata una folgorazione: “Le prove che ho visto – ha scritto – mi hanno convinto che la sua sola motivazione (di Pio XII ndr) è stata di salvare tutti gli ebrei che poteva”.
E l’immagine negativa contro Pio XII? Secondo Silver, tutto è cominciato con la pubblicazione del libro “The Deputy” con la diffusione di bugie e l’abitudine a non indagare i fatti storici. Così molte persone sono diventate “strumento di coloro che detestano Pio XII perchè fu sempre anticomunista”.
“E’ da notare – ha rilevato Silver – che, dopo la fine della guerra, e fino alla sua morte gli ebrei lo hanno lodato continuamente riconoscendolo come salvatore”.
“Io spero – ha auspicato il Rabbino – che la canonizzazione di Papa Pio XII possa procedere speditamente, affinché non solo i cattolici, ma tutto il mondo possa conoscere il bene compiuto da quest’uomo di Dio”.
Nella parte finale della sua introduzione al libro della Marchione, Silver ha ricordato che nel 50° anniversario della morte di Pio XII, nella predica di Yom Kippur, “ho parlato del bisogno che c’è di correggere gli sbagli fatti nel passato. Dopo tutto, Eugenio Pacelli è un amico speciale di Dio – un santo. Tocca a noi riconoscere questo fatto”.
Intervistata da ZENIT suor Margherita Marchione, conosciuta come “Fighting Nun” (la suora che combatte), autrice di oltre 15 libri sulla figura di Pio XII, ha ricordato di aver conosciuto e incontrato Papa Pacelli nell’estate del 1957, quando venne in Italia per condurre una serie di ricerche sul poeta Clemente Rebora.
Per suor Margherita, Pio XII è la più grande personalità dell’epoca della Seconda Guerra Mondiale. “Questo Papa – ha detto a ZENIT – nel silenzio e nella sofferenza, senza armi e senza eserciti, riuscì a salvare tante vite umane e ad alleviare tante pene. E’ la verità storica”.
Suor Margherita ha dimostrato che Pio XII fu nemico acerrimo dei nazisti e dei comunisti.
Come ha scritto monsignor Fulton J. Sheen, “il Vaticano è stato tacciato di comunismo dai nazisti, di comunismo dai nazisti, di antifascismo dai fascisti, ma in realtà si oppone a ogni ideologia antireligiosa”.
In merito al rapporto con gli ebrei, suor Margherita può dimostrare che “Pio XII ha salvato più ebrei di qualsiasi altra persona inclusi Oskar Schindler e Raoul Wallemberg”.
“Durante la guerra – ha aggiunto – Pio XII ha fatto di più di qualsiasi altro capo di stato come il presidente americano Franklin Roosevelt oppure Winston Churchill i quali potevano servirsi di mezzi militari. L’unico capo mondiale che ha salvato migliaia di ebrei è stato Pio XII, il quale non aveva mezzi militari”.
“Per questo motivo – ha concluso la religiosa – Pio XII merita di essere riconosciuto come beato” .
venerdì 6 marzo 2009
Pio XII ordinò di salvare gli ebrei
"Nuova conferma in un Memoriale del 1943"
di Antonio Gaspari
ROMA, giovedì, 5 marzo 2009 (ZENIT.org).- Tra le tante testimonianze di quanto il pontefice Pio XII fece in favore degli ebrei durante la Shoah, contenute in un dossier di 300 pagine della Pave the Way Foundation, c'è anche la prova scritta dell'ordine che il Papa diede per ospitare gli ebrei nei conventi.
Nel Memoriale delle Religiose Agostiniane del Monastero dei SS. Quattro Coronati di Roma del 1943 è scritto: "Arrivato a questo mese di novembre dobbiamo essere pronte a rendere servigi di carità in maniera del tutto insospettata. Il Santo Padre Pio XII dal cuore paterno sente in sé tutte le sofferenze del momento. Purtroppo con l'entrata dei tedeschi in Roma, avvenuta nel mese di settembre è iniziata una guerra spietata contro gli Ebrei che si vogliono sterminare mediante atrocità suggerite dalla più nera barbarie".
"In queste dolorose situazioni si legge ancora il Santo Padre vuol salvare i suoi figli, anche gli Ebrei, e ordina che nei Monasteri si deve ospitalità a questi perseguitati, e anche le clausure debbono aderire al desiderio del Sommo Pontefice, e col giorno 4 novembre noi ospitammo fino al giorno 6 giugno successivo le persone qui elencate"
Nel Memoriale si racconta che "per la quaresima, anche gli Ebrei venivano ad ascoltare le prediche e il signor Alfredo Sermoneta aiutava in Chiesa".
Ed ancora: "a guerra finita, si parlava della bontà del Santo Padre che aveva aiutato e fatto salvare tanti, sia ebrei che giovani e intere famiglie".
Il documento è stato trovato dal padre gesuita Peter Gumpel, autorevole storico, relatore per la causa di beatificazione e canonizzazione di Pio XII.
Intervistato da ZENIT, padre Gumpel ha spiegato che si tratta di un'altra testimonianza che "conferma l'impegno personale e istituzionale del Pontefice Pio XII per proteggere e salvare gli ebrei perseguitati".
A coloro che continuano a chiedere la copia scritta dell'ordine di Pio XII, il relatore della causa ha precisato che: "In una situazione di guerra, con la città occupata dai nazisti, una persona prudente non pubblica un ordine, ma manda dei messaggeri fidati per comunicare le volontà del Santo Padre".
"Sarebbe stato imprudente e pericoloso scrivere un ordine che poteva finire nelle mani sbagliate e mettere in pericolo la vita di tanti", ha osservato il gesuita.
Secondo padre Gumpel, fu organizzato un gruppo di sacerdoti che, agli ordini della Segreteria di Stato, andavano da una casa religiosa all'altra, toccando anche università, seminari, scuole, parrocchie, per chiedere di aprire i conventi e di organizzare una rete di assistenza.
Alla fine della guerra furono circa 150 le case religiose, i monasteri, le parrocchie, che salvarono da morte certa migliaia di ebrei.
A questo proposito, il Vescovo di Assisi, monsignor Giuseppe Placido Nicolini, insieme al suo collaboratore monsignor Aldo Brunacci, (entrambi riconosciuti dallo Yad Vashem come Giusti tra le Nazioni) raccontano di un ordine scritto che gli fu presentato da emissari della Santa Sede.
Padre Gumpel sottolinea che nel caso di indicazioni scritte queste dovevano essere bruciate una volta lette.
Il padre gesuita ha raccontato a ZENIT di aver visto chiaramente negli archivi britannici messaggi della Santa Sede che si concludevano con la dicitura di leggere e bruciare.
Per il relatore della causa di Pio XII, "se ci sono documenti che oggi possiamo vedere è perchè qualcuno non ha obbedito all'ordine di bruciare e non lasciare traccia dello stesso".
Alla domanda su come rispondere a coloro che lamentano la mancanza di prove scritte sull'impegno di Pio XII nel salvataggio degli ebrei, padre Gumpel ha spiegato che "questa argomentazione è la stessa utilizzata dai negazionisti come Irving il quale sostiene che non c'è un documento scritto in cui Hitler ordina lo sterminio degli ebrei. Ma è evidente cosa è accaduto e come i nazisti hanno praticato lo sterminio degli ebrei".
"Ed è manifesto ha aggiunto come Pio XII e la Chiesa cattolica hanno salvato la vita a centinaia di migliaia di ebrei in tutta Europa".
"Perchè allora tutti questi attacchi a Pio XII?", si è chiesto.
Per il padre gesuita, "il problema non è Papa Pacelli. Chi sta conducendo questi attacchi vuole attaccare la Chiesa ed in particolare la figura e l'autorità del Sommo Pontefice".
In merito alla causa di beatificazione, padre Gumpel ha ricordato che "tredici tra Cardinale e Vescovi, di sei nazioni diverse, componenti il Tribunale più alto della Congregazione delle Cause dei Santi, all'unanimità si sono pronunciati positivamente a favore delle virtù di Papa Pio XII. L'ultimo verdetto è stato comunicato in data 9 maggio 2007".
Circa le opposizioni di alcuni ebrei alla beatificazione di Pio XII, il relatore della causa ha replicato affermando che "ce ne sono molti altri a favore. Inoltre vorrei sottolineare che arrivano segnali molto interessanti dalla Gran Bretagna: il Jewish Chronicle nella sua edizione online (www.thejc.com) ha pubblicato il 26 febbraio un articolo molto favorevole alla beatificazione di Pio XII"
L'articolo ha per titolo "Wartime pope's secret heroism" e parla degli ebrei salvati dal Papa Pio XII come riportato nel dossier pubblicato dalla Pave the Way Foundation.
Il Jewish Chronicle riporta inoltre le dichiarazione di Gary Krupp, Presidente della Pave the Way Foundation, il quale sostiene che "è tempo di riconoscere il Papa Pio XII per ciò che egli ha realmente fatto e non per quello che non ha detto".
"Per quello che ho visto e conosciuto ha sottolineato Krupp il Papa è, senza dubbio, il più grande eroe del seconda guerra mondiale".
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ZI09030507
05/03/2009
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Questa notizia è dell'Agenzia ZENIT.
di Antonio Gaspari
ROMA, giovedì, 5 marzo 2009 (ZENIT.org).- Tra le tante testimonianze di quanto il pontefice Pio XII fece in favore degli ebrei durante la Shoah, contenute in un dossier di 300 pagine della Pave the Way Foundation, c'è anche la prova scritta dell'ordine che il Papa diede per ospitare gli ebrei nei conventi.
Nel Memoriale delle Religiose Agostiniane del Monastero dei SS. Quattro Coronati di Roma del 1943 è scritto: "Arrivato a questo mese di novembre dobbiamo essere pronte a rendere servigi di carità in maniera del tutto insospettata. Il Santo Padre Pio XII dal cuore paterno sente in sé tutte le sofferenze del momento. Purtroppo con l'entrata dei tedeschi in Roma, avvenuta nel mese di settembre è iniziata una guerra spietata contro gli Ebrei che si vogliono sterminare mediante atrocità suggerite dalla più nera barbarie".
"In queste dolorose situazioni si legge ancora il Santo Padre vuol salvare i suoi figli, anche gli Ebrei, e ordina che nei Monasteri si deve ospitalità a questi perseguitati, e anche le clausure debbono aderire al desiderio del Sommo Pontefice, e col giorno 4 novembre noi ospitammo fino al giorno 6 giugno successivo le persone qui elencate"
Nel Memoriale si racconta che "per la quaresima, anche gli Ebrei venivano ad ascoltare le prediche e il signor Alfredo Sermoneta aiutava in Chiesa".
Ed ancora: "a guerra finita, si parlava della bontà del Santo Padre che aveva aiutato e fatto salvare tanti, sia ebrei che giovani e intere famiglie".
Il documento è stato trovato dal padre gesuita Peter Gumpel, autorevole storico, relatore per la causa di beatificazione e canonizzazione di Pio XII.
Intervistato da ZENIT, padre Gumpel ha spiegato che si tratta di un'altra testimonianza che "conferma l'impegno personale e istituzionale del Pontefice Pio XII per proteggere e salvare gli ebrei perseguitati".
A coloro che continuano a chiedere la copia scritta dell'ordine di Pio XII, il relatore della causa ha precisato che: "In una situazione di guerra, con la città occupata dai nazisti, una persona prudente non pubblica un ordine, ma manda dei messaggeri fidati per comunicare le volontà del Santo Padre".
"Sarebbe stato imprudente e pericoloso scrivere un ordine che poteva finire nelle mani sbagliate e mettere in pericolo la vita di tanti", ha osservato il gesuita.
Secondo padre Gumpel, fu organizzato un gruppo di sacerdoti che, agli ordini della Segreteria di Stato, andavano da una casa religiosa all'altra, toccando anche università, seminari, scuole, parrocchie, per chiedere di aprire i conventi e di organizzare una rete di assistenza.
Alla fine della guerra furono circa 150 le case religiose, i monasteri, le parrocchie, che salvarono da morte certa migliaia di ebrei.
A questo proposito, il Vescovo di Assisi, monsignor Giuseppe Placido Nicolini, insieme al suo collaboratore monsignor Aldo Brunacci, (entrambi riconosciuti dallo Yad Vashem come Giusti tra le Nazioni) raccontano di un ordine scritto che gli fu presentato da emissari della Santa Sede.
Padre Gumpel sottolinea che nel caso di indicazioni scritte queste dovevano essere bruciate una volta lette.
Il padre gesuita ha raccontato a ZENIT di aver visto chiaramente negli archivi britannici messaggi della Santa Sede che si concludevano con la dicitura di leggere e bruciare.
Per il relatore della causa di Pio XII, "se ci sono documenti che oggi possiamo vedere è perchè qualcuno non ha obbedito all'ordine di bruciare e non lasciare traccia dello stesso".
Alla domanda su come rispondere a coloro che lamentano la mancanza di prove scritte sull'impegno di Pio XII nel salvataggio degli ebrei, padre Gumpel ha spiegato che "questa argomentazione è la stessa utilizzata dai negazionisti come Irving il quale sostiene che non c'è un documento scritto in cui Hitler ordina lo sterminio degli ebrei. Ma è evidente cosa è accaduto e come i nazisti hanno praticato lo sterminio degli ebrei".
"Ed è manifesto ha aggiunto come Pio XII e la Chiesa cattolica hanno salvato la vita a centinaia di migliaia di ebrei in tutta Europa".
"Perchè allora tutti questi attacchi a Pio XII?", si è chiesto.
Per il padre gesuita, "il problema non è Papa Pacelli. Chi sta conducendo questi attacchi vuole attaccare la Chiesa ed in particolare la figura e l'autorità del Sommo Pontefice".
In merito alla causa di beatificazione, padre Gumpel ha ricordato che "tredici tra Cardinale e Vescovi, di sei nazioni diverse, componenti il Tribunale più alto della Congregazione delle Cause dei Santi, all'unanimità si sono pronunciati positivamente a favore delle virtù di Papa Pio XII. L'ultimo verdetto è stato comunicato in data 9 maggio 2007".
Circa le opposizioni di alcuni ebrei alla beatificazione di Pio XII, il relatore della causa ha replicato affermando che "ce ne sono molti altri a favore. Inoltre vorrei sottolineare che arrivano segnali molto interessanti dalla Gran Bretagna: il Jewish Chronicle nella sua edizione online (www.thejc.com) ha pubblicato il 26 febbraio un articolo molto favorevole alla beatificazione di Pio XII"
L'articolo ha per titolo "Wartime pope's secret heroism" e parla degli ebrei salvati dal Papa Pio XII come riportato nel dossier pubblicato dalla Pave the Way Foundation.
Il Jewish Chronicle riporta inoltre le dichiarazione di Gary Krupp, Presidente della Pave the Way Foundation, il quale sostiene che "è tempo di riconoscere il Papa Pio XII per ciò che egli ha realmente fatto e non per quello che non ha detto".
"Per quello che ho visto e conosciuto ha sottolineato Krupp il Papa è, senza dubbio, il più grande eroe del seconda guerra mondiale".
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ZI09030507
05/03/2009
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Questa notizia è dell'Agenzia ZENIT.
giovedì 5 marzo 2009
PAPA PIO XII AIUTO' GLI EBREI
Pio XII: Ritrovato altro documento, Papa Pacelli aiuto' gli ebrei
16:46 - POLITICA- 04 MAR 2009
Padre Gumpel: 'Attendiamo firma del decreto da Benedetto XVI'
Città del Vaticano, 4 mar. (Apcom) - Pio XII aiutò gli ebrei, durante la persecuzione nazista. L'operato del Papa contestato emerge da un nuovo documento, scritto, estratta del "Memoriale delle Religiose Agostiniane del Monastero dei Santissimi Quattro Coronati di Roma". "Il Santo Padre - si legge - vuol salvare i suoi Figli, anche gli Ebrei, e ordina che nei Monasteri si dia ospitalità a questi perseguitati". L'appunto, datato novembre 1943, riporta l'elenco di 24 persone accolte nel Monastero per aderire - si sottolinea - al desiderio del Sommo Pontefice. "Una rara testimonianza", ha commentato padre Peter Gumpel, gesuita e autorevole storico, relatore per la causa di beatificazione di Pio XII. "Si tratta di un documento che io stesso ho ottenuto dalle suore agostiniane - rileva padre Gumpel alla Radio Vaticana - un documento scritto, per questo importante. Non è l'unica testimonianza che abbiamo in tal senso. Ci sono numerose testimonianze orali, non solo di suore, sacerdoti ma pure di altri, ma mancano spesso dichiarazioni contemporanee scritte e questo ha dato occasioni ad alcuni - che continuano ad attaccare Pio XII - di contestare e di dire: 'Non ci sono documenti che lui abbia mai fatto qualche cosa durante la retata degli ebrei romani il 16 ottobre 1942. Questa è una totale falsità. L'unica cosa da rilevare è che in tempi di persecuzioni e in situazioni come allora si vivevano a Roma, una persona prudente non metteva molte cose 'nero su bianco', perché c'era il pericolo che queste cadessero nelle mani dei nemici e poi si prendessero misure ancora più ostili verso la chiesa cattolica. L'opera di salvataggio di Pio XII, attestata d'altronde anche da molte fonti ebraiche stesse - prosegue il postulatore - fu fatta attraverso messaggeri personali-sacerdoti, che venivano inviati a varie istituzioni e case cattoliche qui, a Roma, università, seminari, parrocchie, conventi di suore, case di religiosi, sempre con il messaggio: 'Aprite le vostre porte a tutti i perseguitati dai nazisti', ciò che valeva in primo luogo, naturalmente, per gli ebrei". Padre Gumpel va avanti: "Esistono due documenti scritti; uno fu inviato al vescovo di Assisi, monsignor Nicolini, che lo fece vedere al suo collaboratore, il reverendo Brugnazzi; tutti e due furono poi decorati da Yad Vashem come 'giusti tra i gentili'. Qui a Roma abbiamo invece ormai questo documento della cronaca delle Suore Agostiniane di Clausura. Ripeto: è un'ulteriore conferma che può essere utile nei confronti di coloro che persistentemente vogliono denigrare Pio XII e con ciò attaccare la Chiesa cattolica". Un documento, dunque, che potrà portare avanzamenti nella causa di canonizzazione? "Spero di sì - risponde padre Gumpel - la causa di canonizzazione di Pio XII ha avuto l'ultimo verdetto in data 9 maggio 2007, in cui 13 tra cardinali e vescovi che costituiscono il Tribunale più alto della Congregazione delle Cause dei Santi, all'unanimità si sono pronunciati positivamente a favore delle virtù di Papa Pio XII. Attendiamo tutt'ora la firma del decreto da parte di Sua Santità".
16:46 - POLITICA- 04 MAR 2009
Padre Gumpel: 'Attendiamo firma del decreto da Benedetto XVI'
Città del Vaticano, 4 mar. (Apcom) - Pio XII aiutò gli ebrei, durante la persecuzione nazista. L'operato del Papa contestato emerge da un nuovo documento, scritto, estratta del "Memoriale delle Religiose Agostiniane del Monastero dei Santissimi Quattro Coronati di Roma". "Il Santo Padre - si legge - vuol salvare i suoi Figli, anche gli Ebrei, e ordina che nei Monasteri si dia ospitalità a questi perseguitati". L'appunto, datato novembre 1943, riporta l'elenco di 24 persone accolte nel Monastero per aderire - si sottolinea - al desiderio del Sommo Pontefice. "Una rara testimonianza", ha commentato padre Peter Gumpel, gesuita e autorevole storico, relatore per la causa di beatificazione di Pio XII. "Si tratta di un documento che io stesso ho ottenuto dalle suore agostiniane - rileva padre Gumpel alla Radio Vaticana - un documento scritto, per questo importante. Non è l'unica testimonianza che abbiamo in tal senso. Ci sono numerose testimonianze orali, non solo di suore, sacerdoti ma pure di altri, ma mancano spesso dichiarazioni contemporanee scritte e questo ha dato occasioni ad alcuni - che continuano ad attaccare Pio XII - di contestare e di dire: 'Non ci sono documenti che lui abbia mai fatto qualche cosa durante la retata degli ebrei romani il 16 ottobre 1942. Questa è una totale falsità. L'unica cosa da rilevare è che in tempi di persecuzioni e in situazioni come allora si vivevano a Roma, una persona prudente non metteva molte cose 'nero su bianco', perché c'era il pericolo che queste cadessero nelle mani dei nemici e poi si prendessero misure ancora più ostili verso la chiesa cattolica. L'opera di salvataggio di Pio XII, attestata d'altronde anche da molte fonti ebraiche stesse - prosegue il postulatore - fu fatta attraverso messaggeri personali-sacerdoti, che venivano inviati a varie istituzioni e case cattoliche qui, a Roma, università, seminari, parrocchie, conventi di suore, case di religiosi, sempre con il messaggio: 'Aprite le vostre porte a tutti i perseguitati dai nazisti', ciò che valeva in primo luogo, naturalmente, per gli ebrei". Padre Gumpel va avanti: "Esistono due documenti scritti; uno fu inviato al vescovo di Assisi, monsignor Nicolini, che lo fece vedere al suo collaboratore, il reverendo Brugnazzi; tutti e due furono poi decorati da Yad Vashem come 'giusti tra i gentili'. Qui a Roma abbiamo invece ormai questo documento della cronaca delle Suore Agostiniane di Clausura. Ripeto: è un'ulteriore conferma che può essere utile nei confronti di coloro che persistentemente vogliono denigrare Pio XII e con ciò attaccare la Chiesa cattolica". Un documento, dunque, che potrà portare avanzamenti nella causa di canonizzazione? "Spero di sì - risponde padre Gumpel - la causa di canonizzazione di Pio XII ha avuto l'ultimo verdetto in data 9 maggio 2007, in cui 13 tra cardinali e vescovi che costituiscono il Tribunale più alto della Congregazione delle Cause dei Santi, all'unanimità si sono pronunciati positivamente a favore delle virtù di Papa Pio XII. Attendiamo tutt'ora la firma del decreto da parte di Sua Santità".
venerdì 19 dicembre 2008
Papa Pio XII giusto e santo.
Papa Pio XII e i giusti tra le nazioni.
Da L’Osservatore Romano del 18 novembre 2008
Mirjam Viterbi Ben Horin nel suo libro Con gli occhi di allora: una bambina ebrea e le leggi razziali racconta come furono salvati nel 1943 lei bambina e la sua famiglia dalla persecuzione nazifascista. Il libro è il suo modo di ringraziare i giusti che aiutarono la sua famiglia e tanti altri ebrei: in particolare il Vescovo di Assisi, monsignor Giuseppe Placido Nicolini, don Aldo Brunacci e padre Rufino Ricacci, che attuarono il volere di papa Pio XII.
Riprendiamo dalla recensione di Gaetano Vallini, pubblicata ne “L’osservatore Romano”
I tre protagonisti di quei fatti sono stati riconosciuti “Giusti tra le Nazioni” dal Museo dell'Olocausto di Gerusalemme Yad Vashem, ma questo documento rappresenta un'ulteriore tessera per la ricostruzione della verità storica di quei tragici anni.
Ogni racconto rivela qualcosa di inedito – non fosse altro per il punto di vista del narratore – accanto alla gratitudine per quell'aiuto disinteressato, e non esente da rischi. E' stata proprio la riconoscenza a spingere Mirjam Viterbi Ben Horin a rendere pubblici i suoi ricordi, filtrati dal suo sguardo di bambina.
Mirjam Viterbi Ben Horin ha scritto il libro "Con gli occhi di allora" (Morcelliana, 2008), in cui racconta la sua storia di bambina ebrea che, dopo le leggi razziali del 1938, fu costretta ad abbandonare la casa di Padova e a rifugiarsi con la famiglia ad Assisi, tra il 1943 e il 1944.
Lì scoprì l'esistenza di uomini e donne che non rinunciarono alla propria umanità e non si sottrassero al dovere del bene, pur consapevoli che ciò avrebbe potuto costare loro la vita.
“Lo scrivere queste pagine – scrive l'autrice – è anche il mio modo, oggi, per dire grazie a tutti coloro che mi hanno fatto sentire che la vita anche nei momenti più oscuri può essere bella, se qualcuno ti è vicino, ti tende una mano o semplicemente, anche con il suo stesso silenzio, è insieme a te: se qualcuno con la sua presenza rompe il guscio della tua solitudine e della paura”.
La figura centrale del racconto è quella del Vescovo. “La mamma e il papà gli spiegarono chi eravamo e gli consegnarono quei pochi oggetti ebraici che ci avevano seguito da Padova e che, se scoperti, avrebbero potuto denunciare la nostra identità”, ricorda Mirjam.
“Monsignor Nicolini li prese con attenzione e delicatezza, assicurando che li avrebbe messi personalmente in un luogo sicuro. Infatti, come poi si venne a sapere, era solito nasconderli lui stesso nei sotterranei del Palazzo vescovile, picconando e murando, mentre don Aldo Brunacci gli faceva luce con una candela”.
L'obiettivo successivo era quello di ottenere “carte false”, una cosa “essenziale per il nostro futuro, e di cui si sarebbe occupato più direttamente don Aldo”.
Il problema principale per gli ebrei era infatti rappresentato dai documenti. Bisognava procurarsene di falsi e in genere si usavano nomi di persone residenti in zone dell'Italia meridionale già liberate, dove era più difficile effettuare controlli. Per questo, su indicazione del Vescovo, venne avvicinato un tipografo dichiaratamente comunista, Luigi Brizi, che acconsentì coinvolgendo anche il figlio Trento, malgrado i rischi di una tale attività.
Don Brunacci raccontò più volte come era nata quell'organizzazione. Il terzo giovedì del settembre 1943, dopo la consueta riunione mensile del clero nel seminario diocesano, il Vescovo lo chiamò in disparte e gli mostrò una lettera della Segreteria di Stato dicendogli: “Dobbiamo organizzarci per prestare aiuto ai perseguitati e soprattutto agli ebrei, questo è il volere del Santo Padre Pio XII. Il tutto va fatto con la massima riservatezza e prudenza. Nessuno, neppure tra i sacerdoti, deve sapere la cosa”.
Seguendo le sue direttive, il Vescovo cercò di coordinare gli sforzi e soprattutto di trasmettere un esempio ai fedeli. …
Più di trecento si salvarono dalla deportazione grazie al Vescovo, ai due sacerdoti e alle persone che sostenevano in vario modo l'organizzazione.
Dopo la guerra, Mirjam e la sua famiglia provarono a tornare a Padova. “La nostra casa era stata incendiata – sottolinea – e a mio padre non rimase altra possibilità che alienarla, con un acuto senso di lacerazione. Venne reintegrato all'università e all'accademia patavina, ma non si sentì più di ritornare a vivere a Padova, pur rimanendone affettivamente molto legato. Riprese il suo insegnamento all'università di Perugia.
Nell'incertezza di dove stabilirsi, si rimase ad Assisi per 7 anni. Nel '50 ci si trasferì a Roma”.
Fu proprio il padre di Mirjam, Emilio Viterbi, a esprimere pubblicamente, come riportano altri documenti, la gratitudine dei salvati: “Noi ebrei rifugiati in Assisi non ci dimenticheremo mai di ciò che è stato fatto per la nostra salvezza. Perché in una persecuzione che annientò sei milioni di ebrei, ad Assisi nessuno di noi è stato toccato”.
Solo un commento: perché in tanti si accaniscono contro la memoria di papa Pio XII, quando anche da questo racconto biografico emerge la sua opera caritatevole verso tutti?
Da L’Osservatore Romano del 18 novembre 2008
Mirjam Viterbi Ben Horin nel suo libro Con gli occhi di allora: una bambina ebrea e le leggi razziali racconta come furono salvati nel 1943 lei bambina e la sua famiglia dalla persecuzione nazifascista. Il libro è il suo modo di ringraziare i giusti che aiutarono la sua famiglia e tanti altri ebrei: in particolare il Vescovo di Assisi, monsignor Giuseppe Placido Nicolini, don Aldo Brunacci e padre Rufino Ricacci, che attuarono il volere di papa Pio XII.
Riprendiamo dalla recensione di Gaetano Vallini, pubblicata ne “L’osservatore Romano”
I tre protagonisti di quei fatti sono stati riconosciuti “Giusti tra le Nazioni” dal Museo dell'Olocausto di Gerusalemme Yad Vashem, ma questo documento rappresenta un'ulteriore tessera per la ricostruzione della verità storica di quei tragici anni.
Ogni racconto rivela qualcosa di inedito – non fosse altro per il punto di vista del narratore – accanto alla gratitudine per quell'aiuto disinteressato, e non esente da rischi. E' stata proprio la riconoscenza a spingere Mirjam Viterbi Ben Horin a rendere pubblici i suoi ricordi, filtrati dal suo sguardo di bambina.
Mirjam Viterbi Ben Horin ha scritto il libro "Con gli occhi di allora" (Morcelliana, 2008), in cui racconta la sua storia di bambina ebrea che, dopo le leggi razziali del 1938, fu costretta ad abbandonare la casa di Padova e a rifugiarsi con la famiglia ad Assisi, tra il 1943 e il 1944.
Lì scoprì l'esistenza di uomini e donne che non rinunciarono alla propria umanità e non si sottrassero al dovere del bene, pur consapevoli che ciò avrebbe potuto costare loro la vita.
“Lo scrivere queste pagine – scrive l'autrice – è anche il mio modo, oggi, per dire grazie a tutti coloro che mi hanno fatto sentire che la vita anche nei momenti più oscuri può essere bella, se qualcuno ti è vicino, ti tende una mano o semplicemente, anche con il suo stesso silenzio, è insieme a te: se qualcuno con la sua presenza rompe il guscio della tua solitudine e della paura”.
La figura centrale del racconto è quella del Vescovo. “La mamma e il papà gli spiegarono chi eravamo e gli consegnarono quei pochi oggetti ebraici che ci avevano seguito da Padova e che, se scoperti, avrebbero potuto denunciare la nostra identità”, ricorda Mirjam.
“Monsignor Nicolini li prese con attenzione e delicatezza, assicurando che li avrebbe messi personalmente in un luogo sicuro. Infatti, come poi si venne a sapere, era solito nasconderli lui stesso nei sotterranei del Palazzo vescovile, picconando e murando, mentre don Aldo Brunacci gli faceva luce con una candela”.
L'obiettivo successivo era quello di ottenere “carte false”, una cosa “essenziale per il nostro futuro, e di cui si sarebbe occupato più direttamente don Aldo”.
Il problema principale per gli ebrei era infatti rappresentato dai documenti. Bisognava procurarsene di falsi e in genere si usavano nomi di persone residenti in zone dell'Italia meridionale già liberate, dove era più difficile effettuare controlli. Per questo, su indicazione del Vescovo, venne avvicinato un tipografo dichiaratamente comunista, Luigi Brizi, che acconsentì coinvolgendo anche il figlio Trento, malgrado i rischi di una tale attività.
Don Brunacci raccontò più volte come era nata quell'organizzazione. Il terzo giovedì del settembre 1943, dopo la consueta riunione mensile del clero nel seminario diocesano, il Vescovo lo chiamò in disparte e gli mostrò una lettera della Segreteria di Stato dicendogli: “Dobbiamo organizzarci per prestare aiuto ai perseguitati e soprattutto agli ebrei, questo è il volere del Santo Padre Pio XII. Il tutto va fatto con la massima riservatezza e prudenza. Nessuno, neppure tra i sacerdoti, deve sapere la cosa”.
Seguendo le sue direttive, il Vescovo cercò di coordinare gli sforzi e soprattutto di trasmettere un esempio ai fedeli. …
Più di trecento si salvarono dalla deportazione grazie al Vescovo, ai due sacerdoti e alle persone che sostenevano in vario modo l'organizzazione.
Dopo la guerra, Mirjam e la sua famiglia provarono a tornare a Padova. “La nostra casa era stata incendiata – sottolinea – e a mio padre non rimase altra possibilità che alienarla, con un acuto senso di lacerazione. Venne reintegrato all'università e all'accademia patavina, ma non si sentì più di ritornare a vivere a Padova, pur rimanendone affettivamente molto legato. Riprese il suo insegnamento all'università di Perugia.
Nell'incertezza di dove stabilirsi, si rimase ad Assisi per 7 anni. Nel '50 ci si trasferì a Roma”.
Fu proprio il padre di Mirjam, Emilio Viterbi, a esprimere pubblicamente, come riportano altri documenti, la gratitudine dei salvati: “Noi ebrei rifugiati in Assisi non ci dimenticheremo mai di ciò che è stato fatto per la nostra salvezza. Perché in una persecuzione che annientò sei milioni di ebrei, ad Assisi nessuno di noi è stato toccato”.
Solo un commento: perché in tanti si accaniscono contro la memoria di papa Pio XII, quando anche da questo racconto biografico emerge la sua opera caritatevole verso tutti?
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