La pace sia con te

giovedì 23 luglio 2009

PENSIERI CONFORTANTI SULLA MORTE: i nostri cari ci sono sempre vicino.

Perché ogni lutto cessa quando
si vive il giorno del Signore. La morte cessa la sua asprezza perché la
perdita di un figlio, di uno sposo, di un padre, madre o fratello, diviene
momentanea e limitata separazione. Momentanea, perché con la nostra
morte cessa. Limitata, perché si limita al corpo, al senso. L'anima nulla
perde con la morte del parente estinto. Ma anzi non ne è limitata la libertà
che a una delle parti: la nostra di superstiti con l'anima ancora serrata nella
carne, mentre l'altra parte, quella già passata alla seconda vita, gode della
libertà e della potenza di vegliarci e di ottenerci più, molto più di quando ci
amava dalla carcere del corpo.

da L’EVANGELO COME MI E’ STATO RIVELATO
Maria Valtorta
Volume IV. Cap. 295. Il discorso e i miracoli ad Arbela, già evangelizzata da Filippo di Giacobbe. 4 ottobre 1945.


Tua mamma come si chiamava?».
«Eucheria... ed era tanto buona», e due lacrimoni cadono dagli occhi di
Maria di Magdala. «Piangi perché è morta?», chiede il bambino e
l'accarezza sulle bellissime mani incrociate sulla veste scura, certo una di
Marta adattata a lei perché mostra l'orlo abbassato. E aggiunge: «Ma non
devi piangere. Non siamo soli, sai? Le nostre mamme ci sono sempre
vicine. Lo dice Gesù. E sono come angeli custodi. Anche questo lo dice
Gesù. E se si è buoni ci vengono incontro quando si muore, e si sale a Dio
in braccio alla mamma. Ma è vero, sai? Lo ha detto Lui!».

da L’EVANGELO COME MI E’ STATO RIVELATO
Maria Valtorta
Volume IV Cap. 240. A Betsaida da Porfirea e Marziam, che insegna alla Maddalena la preghiera di Gesù. 1 agosto 1945.

venerdì 17 luglio 2009

SUMMA TEOLOGICA DI SAN TOMMASO D'AQUINO = Summa theologica S. Thomae aquinatis. Versione digitalizzata on line gratis.




Un sito di sacerdoti ha reso disponibile una versione digitalizzata della Summa Teologica di San Tommaso d'Aquino (per gli appassionati di Linguistica computazionale è allegato anche un indice delle frequenze e
ricorrenze) scaricabile da questo indirizzo

http://www.preticattolici.it/Testi/SOMMA%20REC.pdf
(fare attenzione perchè sono quasi 30 megabyte)

con questa premessa:

PRESENTAZIONE DELL'OPERA

Il P. Tito Centi, del Convento di S. Domenico di Fiesole, che per ben 28 anni si è accollato quasi per intero la "gioiosa fatica"di tradurre, annotare, introdurre, correggere, redigere l´edizione italiana della Somma Teologica, mentre prende atto con piacere che le nuove edizioni italiane riproducono praticamente la sua, avendo ormai raggiunto la venerabile età di 94 anni ha espresso il desiderio che il frutto delle sue immani fatiche diventi, attraverso la rete informatica internet maggiormente accessibile al grande pubblico senza oneri di sorta. Il sottoscritto si è messo semplicemente a sua disposizione perché tale desiderio diventasse realtà.
P. Angelo Zelio Belloni o.p. - Fiesole

N.B. Questa edizione integrale on-line non riproduce semplicemente quella pubblicata negli anni 1949-1975 a Firenze, ma è stata radicalmente rivista e modificata soprattutto nelle introduzioni, nella struttura e nei contenuti con apporti originali. Ci scusiamo per eventuali imperfezioni dovute alla trascrizione elettronica di alcune parti e alla dimensione consistente dell'intero documento.

AVVERTENZA: Il testo qui pubblicato é tutelato dai diritti di copyright. E' consentito l'utilizzo solo per uso privato e personale. E' quindi assolutamente vietata la riproduzione a fini commerciali con qualsiasi mezzo effettuata nonché la sua diffusione sullo spazio web senza una preventiva autorizzazione da parte nostra.







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venerdì 10 luglio 2009

IL TRATTATO DI LISBONA, QUESTO SCONOSCIUTO, E' ANTICOSTITUZIONALE?

Riprendiamo da: http://www.movisol.org/

Ora più di prima, il Trattato di Lisbona è anticostituzionale
9 luglio 2009 (MoviSol)

- Pubblichiamo il testo del dispositivo e alcune delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale tedesca del 30 giugno 2009, che ha bocciato la legge di attuazione del Trattato di Lisbona. Le riserve che la nuova legge di attuazione dovrà incorporare sono tali che la Germania si è ritagliata uno stato di eccezione all'interno del Trattato stesso. Questo significa che tutti i paesi firmatari non hanno firmato lo stesso trattato che, a questo punto, è anticostituzionale.
Linee guida
1. La Costituzione (Grundgesetz) permette con l'Art. 23 la partecipazione ad una Unione Europea concepita come associazione (Verbund) di stati, e il suo sviluppo. Il termine Verbund esprime una stretta associazione a lungo termine di stati che rimangono sovrani, i quali esercitano il potere pubblico sulle basi di un trattato, il cui ordinamento fondamentale è comunque nella sola disposizione degli stati membri e in cui i popoli – cioè i possessori di cittadinanza – degli stati membri rimangono i soggetti della legittimazione democratica.
2. L'integrazione europea sulla base di un trattato di unione tra stati sovrani non deve essere realizzata in modo tale che negli stati membri non rimanga più spazio a sufficienza per la determinazione politica delle condizioni di vita economica, culturale e sociale. Ciò vale specialmente per gli ambiti che influiscono sulle condizioni di vita dei cittadini, principalmente lo spazio privato della responsabilità personale protetto dalla costituzione, e sulla sicurezza personale e sociale, come pure per quelle decisioni politiche che in particolar modo fanno riferimento a preintendimenti culturali, storici e linguistici e che si dispiegano discorsivamente nello spazio politico pubblico organizzato, dei partiti e del parlamento.
3. La Corte Costituzionale verifica se gli atti legislativi degli organi e degli enti europei si mantengono nei limiti dell'autorità a loro attribuita dalle singole e limitate deleghe (Qui riferimento a precedenti sentenze costituzionali, 58, 89 e 155 credo –CC). a salvaguardia del principio di sussidiarietà [affermato] nella comunità e nel diritto dell'unione (Art. 5 Prop. 2 TCE; Art. 5 Par. 1 Prop. 2 e Par. 3 del Trattato sull'Unione Europea nella versione del Trattato di Lisbona ). Inoltre, la Corte Costituzionale verifica se viene salvaguardato il nocciolo dell'identità costituzionale della Grundegesetz secondo l'Art. 23 Par. 1 Prop. 3 in congiunzione con l'Art. 79 Par. 3 della Costituzione (cfr. sentenze 113, 273, 296). L'esercizio di questa competenza di controllo ratificata nella legge costituzionale segue il principio di benevolenza verso il diritto europeo (Europarechtsfreundlichkeit) della Costituzione, e perciò non contraddice nemmeno la norma sulla cooperazione leale (Art. 4 Par. 3 TUE-Lisbona); altrimenti nell'avanzare dell'integrazione non potrebbero essere tutelate le strutture costituzionali e politiche fondamentali degli stati membri sovrani, riconosciute dall'Art. 4 Par. 2 Prop. 1 TUE-Lisbona. Pertanto le tutele costituzionali e del diritto europeo sull'identità costituzionale nazionale nella giurisdizione europea vanno a braccetto.
(...)
Sentenza
Considerato in diritto:
1. I procedimenti vengono riuniti sotto una unica sentenza.
2. L'istanza del ricorrente nell' Organstreitverfahren (Giudizio sull'attribuzione dei poteri) I. viene respinta.
3. L'istanza della ricorrente nell'Organstreitverfahren II. viene respinta.
4.
a. La legge sull'allargamento e il rafforzamento dei diritti del Bundestag e del Bundesrat negli affari dell'Unione Europea (Documento parlamentare 16/8489) viola l'Articolo 38, Par. 1 in collegamento con l'Art. 23 Par. 1 della Costituzione (Grundgesetz), nella misura in cui i diritti di partecipazione del Parlamento tedesco non sono rappresentati a sufficienza come dai motivi elencati sotto C. II. 3.
b. Prima che entri in vigore la legge che accoglie il dettato costituzionale sulla rappresentazione dei diritti di partecipazione, il documento di ratifica della Repubblica Federale Tedesca al Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 che cambia il Trattato dell'Unione Europea e il Trattato sulla Fondazione della Comunità Europea (Gazzetta Ufficiale 2008 II Pagina 1039) non può essere depositato.
5. Gli altri ricorsi costituzionali vengono respinti.
6. La Repubblica Federale Tedesca è tenuta a rimborsare le spese del processo al ricorrente III. per la metà, ai ricorrenti IV. E VI. ciascuno per un quarto, così come i ricorrenti V. e la ricorrente II. ognuno per un terzo.
Motivazioni
(...)
276
a) Nell'attuale stato di integrazione, anche con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, L'Unione Europea non raggiunge alcuna forma che esprima il livello di legittimazione di una democrazia statuale costituzionale.
289
dd) L'attuale – se paragonato ai requisiti della democrazia statuale – deficit del potere sovrano europeo non può essere compensato da altre norme del Trattato di Lisbona e perciò non può essere giustificato.
293
(3) Anche il riconoscimento istituzionale dei parlamenti degli stati membri per mezzo del Trattato di Lisbona non può controbilanciare il deficit nella catena di legittimazione diretta, basata sull'elezione dei deputati al Parlamento Europeo, del potere sovrano europeo. La posizione dei parlamenti nazionali viene considerevolmente indebolita, per mezzo della diminuizione delle decisioni unanimi e la sovranazionalizzazione della cooperazione di polizia e di giustizia nell'azione penale. La compensazione prevista dal Trattato, tramite il rafforzamento della Sussidiarietà nella procedura ordinaria sposta – su questo si è registrata unanimità nel dibattimento – gli attuali diritti di autodeterminazione politica sui binari di possibilità di influenzare la procedura ordinaria e dei diritti di ricorso perseguibili giuridicamente.
(...)
406
3. La legge sull'Ampliamento e il rafforzamento dei diritti del Bundestag e del Bundesrat negli affari dell'Unione Europea (Legge di Ampliamento) viola l'Art. 38, Par. 1 in congiunzione con l'Art. 23, Par. 1 della Grundgesetz (GG), poiché i diritti partecipativi del Bundestag e del Bundesrat non sono elaborati nella misura richiesta.
407
a) Con la Legge di Ampliamento non ancora firmata dal Presidente, dovrebbero essere stabilite le precondizioni per cui il Bundestag e – nelle funzioni di Camera di un Parlamento nazionale – il Bundesrat riconoscono i diritti concessi attraverso il Trattato di Lisbona (Gazzetta Ufficiale 16/8489, P. 7). La legge regola l'esercizio dei Diritti nel quadro dei controlli di sussidiarietà (Art. 1 § 2 e § 3 della Legge di Ampliamento) come pure il diritto previsto esplicitamente nel Trattato di Lisbona, di respingere gli atti legislativi dell'UE che cambiano il Trattato previsti dalla Procedura-Ponte secondo l'Art. 48, Par. 7 e Par. 3 TUE-Lisbona e Art. 81 Par. 3 e Par. 3 (sic) TFUE (Art. 1 § 4 della Legge di Ampliamento).
408
La legge inoltre autorizza l'assemblea plenaria del Bundestag a conferire alla Commissione per gli Affari dell'Unione Europea da esso convocata secondo l'Art. 45 GG, i poteri di affermare i propri diritti – incluse le restrizioni che derivano dalle prescrizioni della Legge di Ampliamento all'attività legislativa nei ricorsi di Sussidiarietà [Subsidiaritätsklage] e nei diritti di rifiuto nel quadro della Procedura-ponte (cfr. qui Gazz. Uff. 16/8489, p. 8) - nei confronti degli organi dell'Unione Europea (Art. 1 § 5 della Legge di Ampliamento).
409
b) Nel caso in cui gli stati membri, sulla base dei princìpi della delega limitata dei poteri, [applichino] la legge del Trattato europeo in tal modo che un cambiamento della legge del Trattato può essere introdotta semplicemente senza procedura di ratifica, solamente o in gran parte tramite gli organi dell'Unione Europa – pur con l'approvazione del Consiglio – gli organi costituzionali nazionali sono tenuti ad una particolare responsabilità nel quadro della partecipazione. Questa Responsabilità di Integrazione è sufficiente a salvaguardare la costituzionalità degli atti, in particolare per l'Art. 23 Par. 1 GG. La Legge di Ampliamento non è di salvaguardia, perché nel quadro delle modifiche al Trattato e alle procedure legislative non sono stati introdotti sufficienti diritti partecipativi.
410
aa) La Legge di Ampliamento ha la funzione di rappresentare e concretizzare nel diritto nazionale al livello della legislazione semplice i diritti di partecipazione, concessi costituzionalmente, dei corpi legislativi al processo di integrazione europeo. Al proposito, l'accordo tra il Bundestag e il governo federale tedesco sulla cooperazione negli Affari dell'Unione Europea del 28 settembre 2006 ( ) non è sufficiente sia per la sua natura giuridica non chiara ( ), sia per il contenuto ( ). Il Bundestag e il Bundesrat devono perciò avere la possibilità di decidere nuovamente le procedure e le forme della propria partecipazione, in linea con le ragioni di questa sentenza.
411
bb) Il Bundestag e il Bundesrat devono tener conto, nel nuovo atto legislativo, che essi devono accettare la propria Responsabilità di Integrazione in numerosi casi dello sviluppo dinamico del Trattato:
412
Mentre la procedura ordinaria di modifica (Art. 48 Par. 2 fino a Par. 5 TUE-Lisbona) è sottoposta alla classica riserva di ratifica per i Trattati di diritto internazionale, secondo la Costituzione anche le modifiche della legge primaria nella procedura semplificata (Art. 48 Par. 6 TUE-Lisbona) richiedono una legge di ratifica secondo l'Art. 23 Par. 1 Prop. 2 e eventualmente Prop. 3 GG. La stessa precondizione vale per le procedure di modifica secondo l'Art. 48 Par. 6 TUE-Lisbona (Art. 42 Par. 2 e Par. 1 TUE-Lisbona; Art. 25 Par. 2, Art. 218 Par. 8 e Par. 2 Prop. 2, Art. 223 Par. 1 e 2, Art. 262 e Art. 311 Par. 3 TFUE).
413
Nell'ambito di applicazione della Procedura-ponte generale secondo l'Art. 48 Par. 7 TUE-Lisbona e delle Clausole-ponte speciali, il legislatore non può cedere né concedere anticipatamente e astrattamente "in provvista", tramite la Legge di Ampliamento, la sua necessaria e costitutiva ratifica di una iniziativa del Consiglio Europeo o del Consiglio per il passaggio dall'unanimità alla maggioranza qualificata per le decisioni nel Consiglio e per il passaggio da una procedura legislativa particolare alla procedura legislativa ordinaria. Con l'approvazione di una modifica della legge primaria dei Trattati nell'ambito di applicazione della Clausola-ponte generale e delle Clausole-ponte speciali, il Bundestag e il Bundesrat decidono l'estensione dei vincoli che si rifanno ad un Trattato di diritto internazionale e si assumono perciò la responsabilità politica nei confronti del cittadino (cfr. sentenze Corte Cost. 104, 151 <209>; 118, 244, <260; 121, 135 <157>). La responsabilità giuridica e politica del Parlamento, perciò, non si esaurisce in un atto di ratifica una tantum – anche nel caso dell'integrazione europea – bensì si estende anche alla successiva applicazione del Trattato. Un silenzio del Bundestag e del Bundesrat perciò non è sufficiente come assunzione di responsabilità.
414
Nella misura in cui la Procedura-ponte generale secondo l'Art. 48 Par. 7 e 3 TUE-Lisbona come pure la Clausola-ponte speciale secondo l'Art. 81 Par. 3 e 3 (sic) TFUE concedono il diritto di rifiuto ai parlamenti nazionali, ciò non equivale sufficientemente alla procedura di ratifica. E' perciò indispensabile che il rappresentante del governo tedesco nel Consiglio Europeo o nel Consiglio possa approvare una proposta di decisione solo quando egli abbia precedentemente ricevuto il mandato con una legge del Bundestag e del Bundesrat entro una scadenza, ancora da definire, ai sensi della scadenza stabilita nell'Art. 48 Par. 7 e 3 TUE-Lisbona e ai sensi dell'Art. 23 Par. 1 Prop. 2 GG.
415
L'Art. 1 § 4 Par. 3 N. 3 della Legge di Ampliamento è perciò in conflitto con la funzione dei diritti di opposizione, che proteggono effettivamente gli stati membri da ulteriori – non prevedibili – modifiche del Trattato, in quanto esso per questa clausola prevede che la Competenza di decisione sull'esercizio dei diritti di rifiuto nei casi di una legislazione concorrente spetterebbe al Bundestag solo quando il Bundesrat non si opponesse. Una rappresentazione differenziata dell'esercizio del diritto di rifiuto, come nell'Art. 1 § 4 Par. 3 N. 3 della Legge di Ampliamento, non risponde alla Responsabilità generale di integrazione del Bundestag. Di conseguenza la Costituzione richiede che sia attribuita al Bundestag la Competenza decisionale sull'esercizio del diritto di rifiuto in questi casi, indipendentemente da una delibera del Bundesrat.
416
Sulla base delle ulteriori Clausole-ponte speciali nell'Art. 31 Par. 3 TUE-Lisbona, Art. 153 Par. 2 e 4, Art. 192 Par. 2, Art. 312 Par. 2 come pure Art. 333 Par. 1 e Par. 2 TUE, che non contemplano un diritto di rifiuto per i parlamenti nazionali, per la Repubblica Federale Tedesca può essere adottata una legge vincolante nell'Unione Europea solo quando il Bundestag e, nella misura in cui la disciplina sulla legislazione lo richiede il Bundesrat, abbiano in precedenza concesso la propria approvazione di una precisa proposta di delibera, entro una scadenza, ancora da definire, ai sensi della scadenza stabilita nell'Art. 48 Par. 7 e 3 TUE-Lisbona, laddove un silenzio del Bundestag o del Bundesrat non deve essere interpretato come approvazione.
417
Qualora si applicasse la Clausola di Flessibilità nell'Art. 352 TFUE, questa richiede anche una legge ai sensi dell'Art. 23 Par. 1 Prop. 2 GG.
418
Nel quadro della procedura di "freno di emergenza" secondo l'Art. 48 Par. 3 e Art. 83 Par. 3 TFUE, il governo federale tedesco può agire in seno al Consiglio solo dietro esplicita istruzione del Bundestag e, nella misura in cui lo richiede la disciplina sulla legislazione, del Bundesrat.
419
Nell'ambito della cooperazione in materia di giustizia penale, l'esercizio dell'Art. 83 Par. 1 e 3 TFUE richiede una legge preventiva, ai sensi dell'Art. 23 Par. 1 Prop. 2 GG. Qualora nell'ambito dell'Art. 82 Par. 2 e 3 Lettera d e Art. 83 Par. z 1 e 3 TFUE si applicasse la Clausola-ponte generale, questa necessita – come nel resto dei casi di applicazione della Clausola-ponte generale – la preventiva approvazione del Bundestag e del Bundesrat in forma di una legge ai sensi dell'Art. 23 Par. 1 Prop. 2 GG. Eventualmente vale anche nei casi dell'Art. 86 Par. 4 TFUE (poteri della procura europea) e dell'Art. 308 Par. 3 TFUE (Statuto della Banca Europea per gli Investimenti).
D.
420
Considerando che la Legge di Ratifica del Trattato di Lisbona è in accordo con la Costituzione solo se osserva le motivazioni [Gründe] di questa sentenza e che la Legge di Ampliamento è in parte anticostituzionale, si devono parzialmente risarcire le spese dei ricorrenti ai sensi del § 34° Par. 2 e 3 Corte Costituz.. Per cui vanno risarcite le spese dei ricorrenti III per la metà, dei ricorrenti IV e VI ognuno per un quarto come pure i ricorrenti V e la ricorrente II ognuno per un terzo.
E.
421
Questa sentenza è stata votata all'unanimità, e con 7:1 voti per quanto riguarda le motivazioni.

BERLUSCONI SOTTO ATTACCO: L'OBBIETTIVO E' TREMONTI.

Riprendiamo da: http://www.movisol.org/

Perché la stampa inglese attacca l'Italia

Aggiornamento: il Guardian attacca la presidenza italiana del G8
8 luglio 2009 (MoviSol)

- A poche ore dall'inizio del G8 dell'Aquila, il quotidiano londinese il Guardian sferra un attacco durissimo contro il Governo italiano, accusando l'esecutivo italiano di aver fallito miseramente nella preparazione del vertice. Addirittura prospetta l'esclusione dell'Italia dal G8: "Ci sono pressioni crescenti da altri stati membri [del G8, NdR] per fare espellere l'Italia, secondo fonti altolocate".
L'articolo del Guardian fa parte di una campagna mediatica britannica che va avanti da settimane, il cui vero scopo è quello di destabilizzare l'Italia, paese dove il movimento di Lyndon LaRouche ha un'influenza crescente a livello politico, e dove il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti si è opposto agli schemi di salvataggio britannici per tentare di tenere in piedi il sistema finanziario internazionale in bancarotta.
Il quotidiano britannico afferma che l'Italia non ha sviluppato "alcuna iniziativa sostanziale" e quindi "gli Stati Uniti hanno preso in mano la situazione. Washington ha organizzato le telefonate degli sherpa… tentando di dare uno scopo al vertice". Cita "funzionari altolocati" che accusano l'Italia di aver organizzato male l'incontro e di non fare il suo dovere come membro del G8, prendendo come pretesto la mancanza di cooperazione con le iniziative "umanitarie" per l'Africa di personaggi come Tony Blair e Bob Geldof, e riferendosi anche agli scandali intorno al Presidente del Consiglio Berlusconi.
Ma il vero motivo dietro la campagna di stampa viene svelato poco dopo. Si dice che la bozza del comunicato "è praticamente vuota" e che l'Italia ha cercato di coprire le sue debolezze aumentando il numero degli invitati. Non si è voluto raggiungere l'accordo prima del vertice? Orrore! C'è il rischio che non si avalli automaticamente la linea pro-City di Londra, anti-Rooseveltiana, che viene ripetuta incessantemente nelle maggiori capitali in questi mesi. Berlusconi si è impegnato a proporre le riforme sviluppate da Giulio Tremonti in merito alla riorganizzazione del sistema finanziario internazionale, ma è chiaro che il Guardian e i suoi mandanti vogliono evitare qualsiasi discussione su questo punto.

Perché la stampa inglese attacca l'Italia...
E' in atto un'operazione coperta contro il Governo italiano. Si tratta della ripetizione di quell'operazione che già scoppiò intorno a Clinton a fine anni '90. Oggi come allora, è il "fattore LaRouche" a rendere necessarie operazioni multilivello che passano dai media ai tribunali ai servizi segreti deviati, di modo da screditare, delegittimare, privare di autorevolezza ogni volontà politica riformatrice dell'attuale ordine finanziario internazionale alla luce di un principio di giustizia che riporti le Nazioni verso un'epoca di sviluppo e di pace. Infatti il ministro Tremonti, che è allo stato attuale una delle personalità più ascoltate in Europa, sostiene la Nuova Bretton Woods, il progetto per un nuovo sistema finanziario internazionale che Lyndon LaRouche propose nel febbraio del 1997 e che Bill Clinton e il Segretario al Tesoro Robert Rubin presero in considerazione qualche mese più tardi. Ecco che mentre Bill Clinton vide inibita ogni sua capacità politica con lo scandalo Lewinsky, l'Italia rischia di subire oggi il medesimo destino, in un 2009 durante il quale ricoprirà il ruolo di presidente del G8.
Un cittadino dotato di un minimo senso critico dovrebbe chiedersi del perché della recente pioggia di scandali e critiche espresse al Governo italiano proprio in questo momento. La risposta più immediata potrebbe essere quella della importante fase pre-elettorale appena conclusasi in Italia. Ma in realtà vi è molto di più. Vi è molto di più perché al "caso Berlusconi" hanno partecipato in primo luogo i media internazionali. Da Repubblica, a El Pais, alla Bbc, alla Cnn, si tratta di una rete mediatica legata ai circoli bancari londinesi, ed a personaggi a questi legatissimi come Carlo De Benedetti, George Soros, Ted Turner. Anche i "moralizzatori", quelli che ce l'hanno con la politica, come Di Pietro e Grillo per esempio, sono complici di questi circoli. Non è un caso per esempio che Grillo durante uno spettacolo dell'inverno del 2003, definì il megaspeculatore George Soros ed il magnate dei media Ted Turner, come modelli di capitalismo etico. Tanto sono "etici" che entrambi aderiscono alle tesi neomaltusiane (per la riduzione della popolazione mondiale) [1].
La cittadinanza dovrebbe dunque quanto meno prendere le distanze da una operazione che è un palese tentativo di condizionare la sovranità politica italiana da parte di forze private nazionali ed estere.
In Italia gli scandali intorno al Presidente Berlusconi hanno rappresentato l'ancora di salvataggio a cui è ricorso il potentato finanziario dietro al Gruppo L'Espresso per impedire la disintegrazione della creatura politica che sponsorizzano, il Partito Democratico. Dunque, il dato politico principale della faccenda è che il PD si trova ad un livello di pochezza ideale da farsi dettare l'agenda politica dal gossip de La Repubblica piuttosto che fare politica intorno a questioni fondanti. Tuttavia tra queste questioni fondanti vi è la riforma del sistema finanziario internazionale che il Governo italiano non riesce a portare avanti a livello di G8 o G20 – ma allora qui si dovrebbe rivolgere un duro atto di accusa verso Gordon Brown! – ; la questione del flusso creditizio che non arriva dalle banche – ed allora qui si dovrebbe dar ragione a Tremonti quando propone i Tremonti Bond e decide di istituire il controllo prefettizio sulle banche, invece che invocare il "trascendentale" principio dell'indipendenza delle banche! – ; la questione Alitalia, che era opportuno tenere in mano pubblica e rifinanziare – ma allora qui invece che rivolgere un j'accuse al Governo lo si dovrebbe rivolgere alla legislazione europea! – . Queste vicende mostrano le lacune del patrimonio ideale dell'attuale PD e del ventennale conformarsi della sua dirigenza all'ideologia liberista e alla globalizzazione finanziaria. Si tratta di un vero e proprio tradimento di quello che dovrebbe essere il patrimonio genetico del Partito Democratico, così come si espresse durante l'era di Franklin Delano Roosevelt, in quanto esperienza decisiva dal punto di vista storico, sia sul fronte economico che sul fronte delle relazioni internazionali.
La presidenza del G8 all'Italia
Così La Repubblica si è avvantaggiata delle operazioni sporche di personaggi su cui la magistratura dovrebbe aprire un'inchiesta per verificare se appartenenti o comunque vicini ai servizi segreti deviati – mentre il PD si è avvantaggiato dell'inchiesta di Repubblica. A livello elettorale tutto ciò è costato in termini di voti quasi dieci punti percentuali al PdL, ma ha fatto riguadagnare al PD ben pochi punti percentuali rispetto ai minimi di consenso a cui veniva dato.
Ma a queste vicende è stata data un'eco internazionale, mentre appunto l'Italia per questo 2009 riveste il ruolo di presidente in seno agli incontri del G8. Se l'Italia non avesse rivestito questo ruolo, la grande eco internazionale data al sexygate di Berlusconi non ci sarebbe stata. Ma invece Berlusconi, pur con i suoi chiari limiti, evidenziati dalle ripetute dichiarazioni sul fatto che la crisi sarebbe solo "psicologica", ha scelto come superministro dell'Economia un personaggio un po' eccentrico come Tremonti, che nonostante sia un uomo fedele alla politica del premier, gode trasversalmente della simpatia e del rispetto di gran parte dei politici e dei cittadini italiani. E per l'oligarchia finanziaria la pericolosità del Governo Berlusconi risiede in particolare nel Giulio Tremonti che parla di valori e di morale, che parla di legge e politica sovraordinata ai desiderata dei banchieri, che partecipa ad incontri pubblici con Lyndon LaRouche, che non perde occasione per ricordare che il problema di fondo dell'attuale fase storica non sono le liberalizzazioni o la riforma delle pensioni – tutta roba che bastona lavoratori e pensionati per dare nuovi aiuti agli speculatori – quanto il magnetismo esercitato dai prodotti speculativi sulle banche e la parallela allergia che hanno verso l'economia reale. Secondo Tremonti l'attuale "stabilizzazione" del sistema finanziario decantata dai cosiddetti esperti in realtà significa soltanto porre le basi per una nuova crisi. Se non si neutralizza il meccanismo dei derivati e altri titoli altamente speculativi non si potrà effettuare un cambiamento vero.
Le cose che LaRouche sostiene, con la crisi finanziaria ed economica in corso fanno sempre più breccia anche tra chi finora credeva di poter fare politica accettando che la questione della sovranità creditizia e monetaria potesse essere lasciata alle autorità finanziarie ed ai banchieri. Se queste divengono oggetto di discussione tra più leader nazionali, l'oligarchia finanziaria rischia di ritrovarsi in serie difficoltà. E allora, anche per rifarsi all'articolo di Lodovico Festa comparso su Il Foglio del 30 giugno che centra piuttosto bene il punctum dolens di tutta la questione, il problema non è tanto ciò che ha fatto o detto sinora Tremonti, quanto il processo che egli potrebbe mettere in moto. [2]
Il dato comune dell'attacco scandalistico di oggi con quello che riguardò Bill Clinton nel 1998, è che oggi come allora sul tavolo di discussione di chi ricopre un ruolo che potrebbe essere cruciale per la storia, vi è la proposta di Nuova Bretton Woods di LaRouche. LaRouche di fatto è vittima di ostracismo, diffamazioni e menzogne da circa quarant'anni, ma la capacità del suo movimento politico di far arrivare le sue idee ai piani alti della politica mondiale è assai efficace. Di fatto i sexygate hanno la capacità di delegittimare agli occhi altrui, e di inibire la capacità propositiva di chi è fautore di proposte concettualmente complesse, che rompono con gli schemi a cui si è abituati.
Sia chiaro che qui non si prendono le difese di Berlusconi e tanto meno si intende addentrarsi negli scandali, ma si interviene sul fatto che essi vengano artatamente strumentalizzati per condizionare la sovranità nazionale italiana.
Claudio Giudici
Movimento Internazionale per i diritti civili - Solidarietà

Note:
[1] - Il 5 maggio alcuni tra i più ricchi personaggi del mondo si sono riuniti segretamente a New York. Tre settimane dopo, la notizia è finita sul Sunday Times, in un articolo di John Harlow intitolato "Club di miliardari si adopera per ridurre la popolazione", che ha anche rivelato l'ordine del giorno. La riunione sembra essere stata convocata su iniziativa di Bill Gates, l'uomo più ricco del mondo secondo Forbes e fondatore di Microsoft, dal numero due sulla lista di Forbes Warren Buffett (il quale ha versato 31 miliardi di dollari alla Fondazione Bill e Melinda Gates) e da David Rockefeller, [...]. Oltre a questi tre personaggi, alla riunione segreta erano presenti il sindaco di New York Michael Bloomberg, il famoso speculatore George Soros, il cofondatore del Blackstone Group Peter G. Peterson (tra i promotori dei tagli alla sanità pubblica), l'ex manager di hedge fund Julian H. Robertson Jr., l'ex presidente della Cisco Systems John Morgridge con la consorte Tashia, David Rockefeller Jr. e i magnate della comunicazione Ted Turner e Oprah Winfrey. "Inizialmente, i partecipanti si sono rifiutati di rivelare dettagli sulla riunione, durata cinque ore, citando un accordo per proteggerne il carattere confidenziale", ha riferito il Times. Apparentemente si è cominciato con un intervento di quindici minuti in cui ciascuno ha perorato la propria "causa" particolare. Poi a cena, secondo John Harlow, "prendendo spunto da Gates, hanno tutti concordato che la sovrappopolazione" fosse la "causa-ombrello" che abbraccia ogni altra preoccupazione. La seduta è stata talmente "discreta" che alcuni collaboratori dei miliardari credevano che il loro boss partecipasse a un "briefing sulla sicurezza". Un partecipante ha affermato che c'è stato consenso sull'appoggiare una strategia "per combattere la crescita demografica in quanto minaccia ambientale, sociale e industriale potenzialmente disastrosa". I governi sono stati giudicati incapaci di scongiurare il disastro incombente. Secondo ABC News, "La riunione ha ricordato quelle che si tenevano nello studio di J.P. Morgan, in cui si ritrovavano i più importanti finanzieri americani per discutere come i cittadini privati potessero fermare il panico economico". (Fonte EIR – Strategic Alert edizione italiana, n. 23, 4 giugno 2009).
[2] - Il Financial Times del 9 aprile 2008, in un articolo di Tony Barber, che nello Strategic Alert n. 16 del 17 aprile 2008 segnalammo, in merito a Tremonti (in quel momento solo papabile ministro dell'Economia) sosteneva: "Quindi consideriamolo come un uovo di serpente che, schiuso, diverrebbe, secondo la sua natura nocivo, e uccidiamolo nel guscio".

giovedì 18 giugno 2009

PAPA PIO XII AIUTO' TUTTI GLI EBREI CHE POTE'.

Un Rabbino americano chiede la canonizzazione di Pio XII
Nella prefazione all’ultimo libro di suor Margherita Marchione


di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 12 giugno 2009 (ZENIT.org).- E’ un Rabbino statunitense, fino al settembre del 2008 aveva sollevato dubbi sull’idoneità per la beatificazione di Pio XII, mentre adesso prega per il Pontefice e propone di riconoscere Papa Pacelli come santo
Nella prefazione all’ultimo libro di suor Margherita Marchione, “Papa Pio XII. Un antologia di testi nel 70° anniversario dell’incoronazione”, edito in italiano e inglese dalla Libreria Editrice Vaticana, il Rabbino americano Erich A. Silver del Temple Beth David in Cheshire, responsabile per il miglioramento delle relazioni tra Giudaismo e Chiesa Cattolica, racconta il perchè del suo cambio di opinione.
“Credevo – ha scritto Silver nella prefazione al libro della Marchione – che poteva fare di più. Volevo sapere se, infatti, fosse stato un collaboratore, un antisemita passivo, mentre milioni furono uccisi, alcuni in vista del Vaticano”.
Poi – ha raccontato il Rabbino – nel mese di settembre del 2008 venne a Roma, invitato da Gary Krupp a partecipare ad un simposio organizzato dalla Pave The Way Foundation, in cui si voleva esplorare il ruolo di Pio XII durante l’Olocausto.
In quell’occasione il Rabbino Silver conobbe suor Marchione e una cinquantina tra, Rabbini, sacerdoti, studiosi e giornalisti che avevano studiato e indagato a fondo sul tema.
Per Silver, quel simposio è stata una folgorazione: “Le prove che ho visto – ha scritto – mi hanno convinto che la sua sola motivazione (di Pio XII ndr) è stata di salvare tutti gli ebrei che poteva”.
E l’immagine negativa contro Pio XII? Secondo Silver, tutto è cominciato con la pubblicazione del libro “The Deputy” con la diffusione di bugie e l’abitudine a non indagare i fatti storici. Così molte persone sono diventate “strumento di coloro che detestano Pio XII perchè fu sempre anticomunista”.
“E’ da notare – ha rilevato Silver – che, dopo la fine della guerra, e fino alla sua morte gli ebrei lo hanno lodato continuamente riconoscendolo come salvatore”.
“Io spero – ha auspicato il Rabbino – che la canonizzazione di Papa Pio XII possa procedere speditamente, affinché non solo i cattolici, ma tutto il mondo possa conoscere il bene compiuto da quest’uomo di Dio”.
Nella parte finale della sua introduzione al libro della Marchione, Silver ha ricordato che nel 50° anniversario della morte di Pio XII, nella predica di Yom Kippur, “ho parlato del bisogno che c’è di correggere gli sbagli fatti nel passato. Dopo tutto, Eugenio Pacelli è un amico speciale di Dio – un santo. Tocca a noi riconoscere questo fatto”.
Intervistata da ZENIT suor Margherita Marchione, conosciuta come “Fighting Nun” (la suora che combatte), autrice di oltre 15 libri sulla figura di Pio XII, ha ricordato di aver conosciuto e incontrato Papa Pacelli nell’estate del 1957, quando venne in Italia per condurre una serie di ricerche sul poeta Clemente Rebora.
Per suor Margherita, Pio XII è la più grande personalità dell’epoca della Seconda Guerra Mondiale. “Questo Papa – ha detto a ZENIT – nel silenzio e nella sofferenza, senza armi e senza eserciti, riuscì a salvare tante vite umane e ad alleviare tante pene. E’ la verità storica”.
Suor Margherita ha dimostrato che Pio XII fu nemico acerrimo dei nazisti e dei comunisti.
Come ha scritto monsignor Fulton J. Sheen, “il Vaticano è stato tacciato di comunismo dai nazisti, di comunismo dai nazisti, di antifascismo dai fascisti, ma in realtà si oppone a ogni ideologia antireligiosa”.
In merito al rapporto con gli ebrei, suor Margherita può dimostrare che “Pio XII ha salvato più ebrei di qualsiasi altra persona inclusi Oskar Schindler e Raoul Wallemberg”.
“Durante la guerra – ha aggiunto – Pio XII ha fatto di più di qualsiasi altro capo di stato come il presidente americano Franklin Roosevelt oppure Winston Churchill i quali potevano servirsi di mezzi militari. L’unico capo mondiale che ha salvato migliaia di ebrei è stato Pio XII, il quale non aveva mezzi militari”.
“Per questo motivo – ha concluso la religiosa – Pio XII merita di essere riconosciuto come beato” .

domenica 14 giugno 2009

ESTERNAZIONI DI COSSIGA.IL PROGETTO EVERSIVO MIRA A TREMONTI.

DA " IL GIORNALE" DEL 14 GIUGNO 2009

«Sì, puntano a far fuori Silvio. È Draghi il loro candidato» di Roberto Scafuri

Roma. Presidente emerito Francesco Cossiga, un «progetto eversivo» vuole sostituire Berlusconi con un «non eletto dal popolo». Sospetti?
«Certezze».
Un Dini del 2009.
«Un governatore della banca d’Italia».
Mario Draghi?
«Chi altri? Il cavallo su cui ha sempre puntato Pierfurby Casini, nel caso di parità elettorale... Ma Silvio ancora una volta ha ribaltato pronostici e avversari».
Già, il Pdl ha retto. Anzi, con le amministrative la vittoria è stata più che netta.
«Aspettiamo i ballottaggi per avere il quadro completo».
Ma altri nomi di «non eletti» spendibili per un progetto del genere ci sono, secondo lei?
«Non ne vedo altri, e mi pare che i rapporti tra il ministro del Tesoro e il Governatore siano tornati sufficientemente tempestosi... Nel passato in lizza c’è stato Mario Monti, ma non mi sembrano i tempi».
Affidare l’Italia a «non eletto», dopo aver distrutto psicologicamente e mediaticamente l’«eletto». Il trauma già vissuto da Berlusconi nel ’94.
«Sì, fu un grosso trauma quando Bossi abbandonò la coalizione e, soprattutto, Scalfaro si rimangiò la promessa delle elezioni...».
Talmente scottato che gli è rimasta la sindrome?
«Possibile».
Esagerato parlare di complotto?
«Ma no... Gridare al lupo al lupo ogni tanto è una tattica di salvaguardia legittima. La difesa non è mai troppa».
Ma chi sono i mandanti dell’attacco? Anche lei pensa a Murdoch?
«Penso che Murdoch c’entri, eccome...».
Soltanto per vendicarsi dell’Iva al 20 per cento, come chiedeva l’Europa? Il movente sembra un po’ debole.
«Murdoch è ancora incavolato come una belva, ma non per l’Iva, che deve aver digerito... Anche se fu virulenta, la campagna lanciata contro il governo».
Sembrava essere diventato il vate della sinistra, il difensore dei deboli...
«Certo! Ma oggi lui ha il dente avvelenato per la questione del digitale terrestre, che moltiplica il numero di canali, e soprattutto perché Rai e Mediaset si vogliono sfilare dalla piattaforma Sky e metterne su una propria, gratuita... Questioni serie, una montagna di denaro».
Quindi non è sbagliato il parallelo con i poteri forti del ’94...
«No, anche se ora non ci sono più in gioco gli Agnelli... E poi De Benedetti c’è sempre».
Un nemico che sembrava però essere diventato più amico...
«Anche lui è molto arrabbiato con il governo, e per di più con il figlio che ha separato le attività finanziarie da quelle editoriali, e con Repubblica ed Espresso che non vanno proprio a gonfie vele...».
E il governo che c’entra?
«Hanno fatto le fusioni bancarie, e lui è rimasto fuori. Hanno sistemato, se così si può dire, la questione Telecom, e lui fuori. Hanno fatto la Cai-Alitalia, e lui...».
Fuori.
«Poi gli è andata male pure l’operazione con la società immobiliare...».
Insomma, sono passati davanti tanti piattini prelibati...
«E lui dice: “ma a me non spetta niente”?».
E per questo ispirerebbe la ruvidezza di «Repubblica», che risulta così indigesta al premier?
«In quel caso c’entra anche un altro fattore: non la cattiveria, direi, ma la durezza di cervice di Eziuccio Mauro. E di D’Avanzo, con le sue ricostruzioni di gossip così lunghe ma anche tanto povere di fatti».
A Berlusconi non può essere imputato nulla?
«Gli avevo consigliato di non parlare di queste vicende... Lui invece è andato a Porta a Porta».
Non si può dire che la controffensiva mediatica non abbia avuto un certo successo. Tornando ai poteri forti, può darsi che il Vaticano non abbia gradito tutto questo clamore attorno a fatti così privati e delicati?
«Ai vertici non prevale un atteggiamento moralistico, anche se riconoscono che tali vicende abbiano creato danno nella fascia degli elettori cattolici, specie delle regioni meridionali. La crescita dell’astensionismo l’ha dimostrato...».
Pensa che tra i beneficiari del «progetto eversivo» ci potesse essere anche il presidente della Camera?
«Assolutamente no. Lui cerca di farsi una sua piattaforma personale... Ha visto che scatto d’orgoglio dei vecchi tempi, con l’affare Gheddafi?».
Forse sarebbe stato meglio evitare del tutto.
«Nella prassi parlamentare i presidenti parlano e straparlano, ma devono evitare di entrare nella sfera diplomatica. Meglio non ricevere personalità di rango così più elevato dal proprio... Anch’io ricevetti in Parlamento il principe di Galles, ma in quanto primo dei lords, che equivale a essere, per così dire, il primo dei senatori del Regno Unito».
Prima, con Gheddafi, c’era stato l’incidente del discorso in Senato...
«Un altro piccolo pasticcio, salvato in corner».
Ma in sala Zuccari Gheddafi l’ha vista e abbracciata con affetto.
«In italiano m’ha detto: “Mio caro amico Cossiga...”. Quando c’era ancora l’embargo, sono stato il primo a essere ricevuto nella tenda del deserto, e lì ho capito che comprende l’italiano...».
E da cosa l’ha capito?
«Ho raccontato una barzelletta, e ha riso ancora prima che il traduttore gliela traducesse...».
Però... ha visto che amazzoni si porta dietro il Rais?
«Lasci stare, più belle le veline».

venerdì 12 giugno 2009

CASORIA-GATE ovvero IL DUELLO MURDOCH-BERLUSCONI

IL DUELLO MURDOCH-BERLUSCONI VISTO DA Conrad Black, EX magnate dei media, Dal 2007 IN GALERA - "Come Napoleone, non ha alcuna politica se non la guerra e con lui nessuna OPERAZIONE amichevole è niente di più di una tregua prima di un nuovo assalto"...

DA "IL FOGLIO"
Pubblichiamo un articolo apparso su "The Daily Beast" scritto da Conrad Black, storico canadese e giornalista, membro della Camera Lord britannica. È stato il terzo maggior magnate dei media al mondo. Dal 2007 è detenuto nel carcere federale di Coleman, in Florida, numero di matricola 18330424.
La disputa in corso tra il premier italiano e imprenditore dei media Silvio Berlusconi e il presidente di News Corp. Rupert Murdoch è una nuova temeraria frontiera per l'insaziabile espansionista Murdoch. Quando mostrarono al generale De Gaulle le macerie di Stalingrado durante una visita in Urss nel 1944, lui scandalizzò i suoi ospiti russi dicendo: "Che gran popolo! - riferendosi ai tedeschi - Ad aver raggiunto il Volga".
Non è chiaro chi vincerà questa battaglia tra giganti dei media, ma è un riconoscimento
all'invasore il fatto stesso che stia accadendo. Berlusconi non avrebbe potuto mettere in piedi un'offensiva simile contro Murdoch in Australia. Nonostante una personalità abbastanza affabile, Murdoch è un uomo d'affari aggressivo-compulsivo.
Come Napoleone, non ha alcuna politica se non la guerra e con lui nessuna separazione apparentemente amichevole da un mercato o da una impresa è niente di più di una tregua prima di un nuovo assalto. Ha fatto accordi infiniti con uomini d'affari e politici, ma a eccezione di Ronald Reagan, e forse di Tony Blair, li ha abbandonati tutti - Margaret Thatcher, John Major, Jimmy Carter, i Clinton e una lunga serie di australiani.
Non serve dire che Silvio Berlusconi non è un leader politico comune. Ha riscosso il successo elettorale più grande di chiunque altro nella storia italiana. Mussolini non fece vere elezioni e i leader di lungo corso della Dc Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti guidavano coalizioni fragili e furono parecchio aiutati e guidati dai pontefici di allora, come quando Pio XII scomunicò preventivamente tutti gli elettori comunisti italiani appena prima delle elezioni del 1949.
In questi eventi alcuni schemi comportamentali suonano familiari. Berlusconi fu al fianco di Murdoch mentre metteva insieme un monopolio virtuale della televisione a pagamento in Italia, mentre la sua società, Mediaset, era leader di mercato nella programmazione
generalista, davanti al gruppo statale, la Rai. Murdoch rese Sky Italia un successo, che ora fa profitti annuali da 3,2 miliardi di dollari, contro i 4 miliardi di Mediaset e i 2,9 miliardi della Rai.
La relazione fra i due cominciò ad andare a monte con le reciproche incursioni fra i principali protagonisti delle rispettive emittenti. Da quando è suonato il campanello d'allarme, ha iniziato a pesare - sempre di più ogni settimana che passa - il fatto che Berlusconi controlla il governo, il Parlamento e, di fatto, la Rai, che l'Italia non sia un ambiente politico puritano e che la sua opinione pubblica non vada in particolare subbuglio
per questioni di etica finanziaria e sessuale che rovescerebbero i governi britannici o persino australiani e porterebbero a una procedura di impeachment negli Stati
Uniti.
Berlusconi ha raddoppiato la tassa sulle pay tv - ovvero sull'azienda di Murdoch - dal 10 al 20 per cento, un pesante colpo basso per la maggior parte degli standard anglosassoni. Sta anche sfilando Mediaset e Rai dai canali di Murdoch. Questo è giocare pesante, ma è lo stile preferito anche da Murdoch, che sapeva bene di trovarsi nel paese di Machiavelli e dei Borgia, non alle Bermuda, in Svizzera o in Danimarca.
Come è sua abitudine, Murdoch ha risposto con editoriali bigotti sul Times londinese e altrove, di fatto accusando Berlusconi di essere un corrotto aspirante dittatore e un libertino depravato sessualmente alla ricerca costante di minorenni. Questo ha fatto gioco con l'annuncio della signora Berlusconi della richiesta di divorzio dal marito,
che "frequenta le ragazzine". Questa coppia ha avuto per diversi anni una divertente serie di dispute pubbliche con accuse, minacce, scuse pubbliche da parte di lui e lacrimose riconciliazioni.
Giornali cerimoniosi e perbenisti come l'Economist si sono lamentati a lungo del comportamento ridicolo di Berlusconi, ma gli italiani in generale lo hanno ritenuto un efficace capo di governo e un personaggio accattivante. E' molto ricco, flamboyant, ha riempito il suo governo di signore attraenti e non sempre qualificate, e intrattiene i suoi concittadini che nel complesso, e per ovvie ragioni storiche, considerano la politica
un'attività assurda.
Berlusconi rivela ammirabili qualità umane in caso di crisi, come quando ha tenuto un consiglio dei ministri a Napoli durante lo sciopero della spazzatura un anno fa, e quando ha personalmente supervisionato la distribuzione degli aiuti alla popolazione colpita dal recente terremoto. L'unica elezione che ha perso in dieci anni l'ha persa di pochissimo, quando il suo avversario, un socialista essiccato come Romano Prodi, lo lasciò di sasso
sostenendo che le uniche iniziative prese da Berlusconi erano state "un trapianto di capelli e un naso rifatto".
E' gioco facile per il Times di Murdoch - quotidiano che non ha alcuna influenza in Italia e che Murdoch ha trasformato da una delle testate più importanti del mondo a un altro tabloid del gruppo News Corp. - accusare Berlusconi di "disprezzo verso il popolo italiano". Murdoch può tranquillamente lasciare che siano gli italiani che hanno eletto Berlusconi a deciderlo.
Nipote di un pastore presbiteriano scozzese, Murdoch ama dipingersi come una specie di moralista. Ma avendo degradato gli standard pubblici di informazione e intrattenimento più di ogni altro nella storia dei media in lingua inglese, e non essendo esattamente un testimonial di fedeltà coniugale, questo atteggiamento da moralista si posiziona fra i più bizzarri dei suoi tanti tentativi di finzione.
Berlusconi ha giurato che non ci fosse nulla di "piccante" nella sua relazione con l'ex diciassettenne, e la ragazza e la madre confermano. Nel momento in cui non emerge nulla che implichi coercizione, gli italiani con tutta probabilità non si faranno toccare dalla questione.
Il sostegno a Murdoch da parte dei giornali della famiglia Agnelli - il Corriere della Sera e La Stampa - indica che ha fatto qualche attenta attività di "coalition-building" - Murdoch è stato un abile giudice di uomini politici per molti anni, saltando al momento giusto e, con qualche lieve plausibilità, raccogliendo il merito di essere uno che fa e disfa governi.
Ma pure se gli italiani dovessero stancarsi delle buffonerie da circo di Berlusconi, non si scalderanno certo per un intruso australiano, cinico e grigio. Rupert Murdoch è un grande uomo d'affari, ma non potrà mai emergere in un atto di una commedia da nightclub, soprattutto in Italia, dove la politica è spesso misurata sulla base di questo
standard.
Murdoch potrebbe anzi rivelarsi un calcio provvidenziale per la demagogia pseudopopulista e vagamente xenofoba di Berlusconi. Questa volta non è probabile che Murdoch riesca a far sloggiare un premier forte e intelligente, nonostante il logoro travestimento di Berlusconi in un buffone iperattivo. Ma nel peggiore dei casi, Murdoch subirà una modesta erosione di profitti in Italia e una ramanzina in una lingua che non capisce. La cosa non gli farà certo male, ma nemmeno bene.


Dagospia [12-06-2009]