La pace sia con te

mercoledì 16 gennaio 2013

Luisa Piccarreta. Per entrare nel Divin Volere basta togliere l’ostacolo (la volontà umana); basta volerlo e tutto è fatto.



Il terzo Fiat deve correre insieme cogli altri due Fiat, e questi tre Fiat
hanno uno stesso valore e potere, perché contengono la Potenza Creatrice.

(1) Continuando il mio solito stato, stavo fondendomi tutta nel Voler Divino e dicevo
tra me:  “Mio Gesù, voglio amarti, e voglio tanto amore da supplire all’amore di tutte le
generazioni che sono state e che staranno, ma chi può darmi tant’amore per poter
amare per tutti? Amor mio, nel tuo Volere c’è la forza creatrice; quindi nel tuo Volere
voglio io stessa creare tant’amore per supplire e sorpassare all’amore di tutti, ed a tutto
ciò che tutte le creature sono obbligate di dare a Dio come nostro Creatore”.  Ma mentre
ciò facevo, ho detto:  “Quanti spropositi sto dicendo”.  Ed il mio dolce Gesù, movendosi
nel mio interno mi ha detto: 
(2) “Figlia mia, certo, nel mio Volere c’è la forza creatrice.  Da dentro un solo mio Fiat
uscirono miliardi e miliardi di stelle; dal Fiat Michi (Mihi) della mia Mamma, da cui la mia
Redenzione ebbe origine, escono miliardi e miliardi di atti di grazia che si comunicano
alle anime, questi atti di grazia sono più belli, più risplendenti, più multiformi delle stelle,
e mentre le stelle sono fisse e non si moltiplicano, gli atti della grazia si moltiplicano
all’infinito, in ogni istante corrono, allettano le creature, le felicitano, le fortificano e le
danno vita.  Ah! se le creature potessero vedere nell’ordine soprannaturale della grazia,
sentirebbero tali armonie, vedrebbero tale spettacolo incantevole, da credere che fosse
il loro paradiso.  Ora, anche il terzo Fiat deve correre insieme cogli altri due Fiat, deve
moltiplicarsi all’infinito ed in ogni istante deve dare tanti atti per quanti atti di grazia si
sprigionano dal mio seno, per quante stelle, per quante gocce d’acqua e per quante
cose create sprigionò il Fiat della Creazione, deve confondersi insieme e dire:  “Quanti
atti siete voi, tanti ne faccio anch’io”.  Questi tre Fiat hanno uno stesso valore e potere,
tu scomparisci, è il Fiat che agisce, e perciò, anche tu nel mio Fiat onnipotente puoi dire: 
“Voglio creare tanto amore, tante adorazioni, tante benedizioni, tanta gloria al mio Dio,
per supplire a tutti ed a tutto”.  I tuoi atti riempiranno Cielo e terra, si moltiplicheranno
cogli atti della Creazione e Redenzione e se ne faranno uno solo; parrà sorprendente ed
incredibile a taluni tutto ciò, e allora dovrebbero mettere in dubbio la mia potenza
creatrice, e poi, quando sono Io che lo voglio, che do questo potere, ogni dubbio cessa. 
Non sono forse libero di fare ciò che voglio e di dare a chi voglio? Tu sii attenta, Io starò
con te, ti adombrerò con la mia forza creatrice e compirò ciò che voglio su di te”.

12-150
Febbraio 2, 1921

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Mentre il mondo vuol cacciare Gesù dalla faccia della terra,
Lui sta preparando un’era d’amore, l’era del terzo Fiat.

(1) Questa mattina, dopo aver fatto la comunione, sentivo che nel mio interno, il mio sempre amabile Gesù diceva: 
(2) “Oh! iniquo mondo, tu stai facendo di tutto per cacciarmi dalla faccia della terra, per sbandirmi dalla società, dalle scuole, dalle conversazioni, da tutto; stai macchinando  come abbattere templi ed altari, come  distruggere la mia Chiesa e uccidere i ministri, ed Io ti sto preparando un’era d’amore, l’era del mio terzo Fiat.  Tu farai la tua via per
sbandirmi, ed Io ti confonderò d’amore, ti seguirò di dietro, mi farò incontro davanti per confonderti in amore, e dove tu mi hai sbandito, Io erigerò il mio trono, e vi regnerò più di prima, ma in modo più sorprendente, tanto che tu stesso cadrai ai piedi del mio trono, come legato dalla forza del mio amore”.
(3) Poi ha soggiunto:  “Ah! figlia mia, la creatura imperversa sempre più nel male, quante macchine di rovine stanno preparando, giungeranno a tanto, da esaurire lo stesso male; ma mentre loro si occuperanno nel fare la loro via, Io mi occuperò, che il mio Fiat Voluntas Tua abbia compimento ed esaurimento, che la mia Volontà regni sulla terra, ma in modo tutto nuovo; mi occuperò a preparare l’era del terzo Fiat, in cui il mio amore sfoggerà in modo meraviglioso ed inaudito, ah! sì, voglio confondere l’uomo tutto  in amore.  Perciò sii attenta, ti voglio con Me a preparare quest’era d’amore, celeste e divina, ci daremo la mano a vicenda, ed opereremo insieme”.
(4) Poi si è avvicinato alla mia bocca, e menandomi il suo fiato onnipotente nella mia bocca, mi sentivo infondere una nuova vita, ed è scomparso.

12-151
Febbraio 8, 1921

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Per entrare nel Divin Volere, la creatura non deve
fare altro che togliere la pietruzza della sua volontà.

(1) Mentre pensavo al santo Voler Divino, il mio dolce Gesù mi ha detto: 
(2) “Figlia mia, per entrare nel mio Volere non ci sono vie, né porte, né chiavi, perché il mio Volere si trova dappertutto, scorre sotto dei piedi, a destra ed a sinistra e sopra il capo, dovunque; non deve fare altro la creatura che togliere la pietruzza della sua volontà; ad onta che sta nel mio volere, non prende parte, né gode dei suoi effetti, rendendosi come estranea nel mio Volere, perché la pietruzza della sua volontà impedisce, come all’acqua di scorrere dal lido per correre altrove perché le pietre la
impediscono.  Ma se l’anima toglie la pietruzza della sua volontà, nel medesimo istante lei scorre in Me ed Io in lei; trova tutti i miei beni a sua disposizione, forza, luce, aiuto, ciò che vuole.  Ecco perciò non ci sono vie, né porte, né chiavi, basta che si voglia e tutto è fatto, il mio Volere prende l’impegno di tutto e di darle ciò che le manca, e la fa spaziare nei confini interminabili della mia Volontà.  Tutto il contrario per le altre virtù, quanti sforzi ci vogliono, quanti combattimenti, quante vie lunghe, e mentre pare che la
virtù le sorrida, una passione un po’ violenta, una tentazione, un incontro inaspettato, la sbalzano indietro e la mettono da capo a far la via”.

12-152
Febbraio 16, 1921

Libro di Cielo
“Il Regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature. Il richiamo delle
creature nell’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio”.
Serva di Dio Luisa Piccarreta


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giovedì 10 gennaio 2013

Luisa Piccarreta. DIO VUOLE LA COMPAGNIA DELL'UOMO.


Michelangelo. La creazione di Adamo

Iddio creò l’uomo perché Gli facesse compagnia.

(1) Continuando il mio solito stato, stavo unendomi con Gesù, pregandolo di non
lasciarmi sola, e che venisse a tenermi compagnia, e Lui, movendosi nel mio interno, mi
ha detto: 
(2) “Figlia mia, se sapessi come desidero, sospiro, amo la compagnia della creatura!
E’ tanto, che se nel creare l’uomo dissi:  “Non è buono che l’uomo sia solo, facciamo
un’altra creatura che lo rassomigli e gli tenga compagnia, affinché l’uno formi la delizia
dell’altro”.  Queste stesse parole, prima di creare l’uomo, dissi al mio amore:  “Non
voglio essere solo, ma voglio la creatura in mia compagnia, voglio crearla per
trastullarmi con lei, per dividere con lei tutti i miei contenti, con la sua compagnia mi
sfogherò nell’amore”.  Perciò la feci a mia somiglianza, e come la sua intelligenza pensa
a Me, si occupa di Me, così tiene compagnia alla mia sapienza, ed i miei pensieri
facendo compagnia ai suoi, ci trastulliamo insieme; se il suo sguardo guarda Me e le
cose create per amarmi, sento la compagnia del suo sguardo; se la lingua prega,
insegna il bene, sento la compagnia della sua voce; se il cuore mi ama, sento la
compagnia nel mio amore; e così di tutto il resto.  Ma se invece fa il contrario, Io mi
sento solo e come re derelitto, ma ahi! quanti mi lasciano solo e mi disconoscono”.

12-123
Gennaio 24, 1920
Libro di Cielo
  “Il Regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature. Il richiamo delle 
creature nell’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio”. 
Serva di Dio Luisa Piccarreta 




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domenica 6 gennaio 2013

IMU INCOSTITUZIONALE: richiesta di rimborso al Comune





AL     COMUNE DI ______________
          SERVIZIO TRIBUTI _UFFICIO  ICI-IMU


OGGETTO:  Richiesta RIMBORSO

Il rimborso è dovuto se l'imposta IMU complessiva (quota Comune + quota Stato) è superiore ad euro 12,00
                                           
Il sottoscritto/Ditta   _____________________________________________       
nato a ____________________________il ____________________________
residente/sede  a ____________________Via _______________________________    n.____________      C.F./ P.Iva :__________________________________  Tel n.__________________________________
e per esso/ legale rappresentante: _____________________________________ 
Codice Fiscale___________________________________________
nato a _______________________il ______________e residente  a_____________________________
Via ________________________________________________n. _____    Tel   ___________________

      CHIEDE

in considerazione della incostituzionalità dell'IMU, per violazione degli articoli 3, 47 e 53 della Costituzione,

          il rimborso delle seguenti somme pagate a titolo di IMU:

Anno ……… ……………,  anno  ………...  ………. , anno  …………. ……………
Anno ……… ……………,  anno  ………...  ………. ;

Le ragioni della incostituzionalità si possono sintetizzare come segue.  L'IMU e' una imposta incostituzionale per effetto del meccanismo applicativo con cui e' stata congegnata ed imposta dal Decreto Legge n.201/2011.
In particolare, i vizi costituzionali dell'IMU hanno origine e derivazione dalla scelta di sviluppo della sua base imponibile, identificata in valori immobiliari che sono stati rivalutati di colpo e di imperio, in forma lineare, senza alcun collegamento con i valori economici reali sottostanti ed in più senza flessibilita' nella previsione di criteri correttivi successivi.
Criteri di flessibilita' che sono invece assolutamente necessari, dato che l'IMU e ' una imposta patrimoniale permanente. E' cosi' che, nella meccanica dell'IMU, l'errore iniziale di elevazione verticale della base imponibile si moltiplica e si amplifica irrazionalmente con il progredire della crisi.I valori immobiliari possono scendere o precipitare (ed in realta' stanno davvero scendendo o precipitando), ma il debito di imposta resta sempre uguale.
Con effetti perversi di dissociazione dell'IMU dai principi costituzionali di capacita' contributiva e di eguaglianza tra i cittadini. In specie, a parità' di presupposto di imposta – ad esempio uno stesso tipo di casa - ci sarà chi la può conservare  perché ha altri redditi sufficienti redditi per pagare l’IMU. Ci sara' invece chi e' costretto a venderla - la sua casa - perché non ha altri redditi con cui pagare l'IMU. E’ questo un assurdo ulteriormente incostituzionale perché da una parte la Costituzione favorisce l'accesso alla "proprieta' dell'abitazione" e "tutela il risparmio", dall'altra parte l'IMU va in direzione radicalmente opposta: non favorisce l’accesso ma il decesso della proprietà dell’abitazione, non tutela ma attenta alla base stessa del risparmio.



Allega i seguenti documenti:
       fotocopia bollettini di pagamento                                                           Firma
                                                                                                    ____________________

estratto da:      http://www.giuliotremonti.it/index.html




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sabato 5 gennaio 2013

Luisa Piccarreta. Tutte le cose create porgono l’amore di Dio all’uomo.


Ogni cosa creata porge l’Amore di Dio all’uomo, il quale deve contraccambiarlo
in riconoscenza e amore per ogni cosa creata.




Tutte le cose create porgono l’amore di Dio all’uomo.

(1) Stavo pregando, e col mio pensiero mi fondevo nel Voler Eterno, e portandomi
innanzi alla Maestà Suprema dicevo:  “Eterna Maestà, vengo ai tuoi piedi a nome di tutta
l’umana famiglia, dal primo fino all’ultimo uomo delle future generazioni, ad adorarti
profondamente, ai tuoi piedi santissimi voglio suggellare le adorazioni di tutti, vengo a
riconoscerti a nome di tutti:  Creatore e dominatore assoluto di tutto, vengo ad amarti per
tutti e per ciascuno, vengo a ricambiarti in amore per tutti, per ciascuna cosa creata, cui
tanto amore ci hai messo dentro, che mai la creatura troverà amore sufficiente per
ricambiarti in amore, ma io nel tuo Volere trovo questo amore, e volendo che il mio
amore, come gli altri atti, siano completi, pieni e per tutti, perciò sono venuta nel tuo
Volere, dove tutto è immenso ed eterno, e trovo amore per poterti amare per tutti, quindi
ti amo per ogni stella che hai creato, ti amo per quante gocce di luce ed intensità di
calore che hai messo nel sole”.  Ma chi può dire tutto ciò che la mia povera mente
diceva? Andrei troppo per le lunghe; perciò faccio punto.  Ora, mentre ciò facevo, un
pensiero mi ha detto:  “Come va, ed in che modo Nostro Signore ha messo in ogni cosa
creata fiumi d’amore verso la creatura?” Ed una luce ha risposto al mio pensiero: 
(2) “Certo figlia mia che in ogni cosa creata il mio amore si riversava a torrenti verso la
creatura, te lo dissi altrove, te lo confermo ora, che mentre il mio amore increato creava
il sole, ci metteva oceani d’amore, ed in ogni goccia di luce che doveva inondare
l’occhio, il passo, la mano, e tutto della creatura, correva il mio amore, e quasi
ripercotendole dolcemente l’occhio, la mano, il passo, la bocca, le dà il mio bacio eterno
e le porge il mio amore; alla luce corre insieme il calore, e ripercotendolo un po’ più forte
e quasi impaziente dell’amore della creatura, fino a dardeggiarla, le ripeto più forte il mio
ti amo eterno, e se il sole con la sua luce e calore feconde le piante, è il mio amore che
corre alla nutrizione dell’uomo; e se ho disteso un cielo sul capo dell’uomo,
tempestandolo di stelle, era il mio amore che volendo allietare l’occhio dell’uomo, anche
la notte, gli diceva in ogni scintillio di stella il mio “ti amo”, sicché ogni cosa creata porge
il mio amore all’uomo, e se ciò non fosse, non aveva nessuno scopo la Creazione, ed Io
non faccio nulla senza scopo, tutto è stato fatto per l’uomo, ma l’uomo non lo riconosce,
e si è cambiato per Me in dolore.  Perciò figlia mia, se vuoi lenire il mio dolore vieni
spesso nel mio Volere, ed a nome di tutti dammi adorazione, amore, riconoscenza e
ringraziamento per tutti”.

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Libro di Cielo
“Il Regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature. Il richiamo delle
creature nell’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio”.
Serva di Dio Luisa Piccarreta
12-121
Gennaio 9, 1920





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venerdì 4 gennaio 2013

Cristiani bruciati vivi in Nigeria: Facebook gentilmente censura l’immagine

Un massacro mostruoso davanti all'indifferenza dei media.

Un impressionante documento che in TV non vi fanno vedere.

Attenzione segue una foto non adatta ad un pubblico sensibile.
















NIGERIA

L'islam ha un solo scopo: imporre la sua religione ad ogni prezzo.

     E DOVE SONO GLI ORGANISMI DI DIFESA DEI DIRITTI DELL'UOMO?

Cristiani bruciati vivi in Nigeria davanti all'indifferenza internazionale.
Se gli omicidi continuano, in grande parte è perché la verità è nascosta sempre al popolo sovrano,
affinché non la conosca e non possa "indignarsi": il silenzio complice della maggior parte dei mezzi di
comunicazione conduce all'indifferenza della comunità politica internazionale davanti a questo Olocausto mostruoso.
     Di conseguenza, chiedo un favore a quelli che mi leggono: che diffondano questa fotografia con tutti i
mezzi a loro disposizione. Almeno affinché serva a rendere omaggio a questi martiri, poiché, purtroppo,
facebook sembra prendere parte per i boia, volendo occultare la propagazione di questi avvenimenti
tragici.
Padre Juan Carlos Martos cmf
Segretariato di PV Missionari Clarettiani
Via Sacro Cuore di Maria, 5
00197 - Roma




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sabato 22 dicembre 2012

Luisa Piccarreta. Pene che Gesù soffrì fin dalla sua Incarnazione, avendo concepito in Sé tutte le anime.


Gesù nel suo Concepimento, concepì tutte le anime, le pene e le morti loro.




(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù, facendosi vedere, mi
ha tirato nell’immensità del suo Santissimo Volere, in cui faceva vedere come in atto il
suo concepimento nel seno della Mamma Celeste.  Oh! Dio, che abisso d’amore.  Ed il
mio dolce Gesù mi ha detto: 
(2) “Figlia del mio Volere, vieni a prendere parte alle prime morti ed alle pene che
soffrì la mia piccola Umanità dalla mia Divinità nell’atto del mio concepimento.  Come fui
concepito, concepii insieme con Me tutte le anime, passate, presenti e future, come mia
propria Vita, concepii insieme le pene e le morti che per ciascuna dovevo soffrire. 
Dovevo incorporare tutto in Me, anime, pene e morte che ciascuna doveva subire, per
dire al Padre:  “Padre mio, non più guarderai la creatura, ma Me solo, ed in Me troverai
tutti, ed Io soddisfarò per tutti.  Quante pene vuoi, te le darò; vuoi che subisca ciascuna
morte per ognuno, la subirò; tutto accetto purché dia vita a tutti”.  Ecco perciò ci voleva
un Volere e potere divino, per darmi tante morti e tante pene, ed un potere e Volere
Divino a farmi soffrire; e siccome nel mio Volere stanno in atto tutte le anime e tutte le
cose, sicché non in modo astrattivo o intenzionale come qualcuno può pensare, ma in
realtà, tenevo in Me tutti immedesimati con Me, formavano la mia stessa Vita, in realtà
morivo per ciascuno e soffrivo le pene di tutti.  E’ vero che ci concorreva un miracolo
della mia onnipotenza, il prodigio del mio immenso Volere:  senza della mia Volontà la
mia Umanità non avrebbe potuto trovare ed abbracciare tutte le anime, né poter morire
tante volte.  Onde la mia piccola Umanità, come fu concepita, incominciò a soffrire
l’alternative delle pene e delle morti, e tutte le anime nuotavano in Me come dentro d’un
vastissimo mare, formavano membra delle mie membra, sangue del mio sangue, cuore
del mio cuore.  Quante volte la mia Mamma, prendendo il primo posto nella mia
Umanità, sentiva le mie pene e le mie morti e ne moriva insieme con Me, come mi era
dolce trovare nell’amore della mia Mamma l’eco del mio, sono misteri profondi dove
l’intelletto umano, non comprendendo bene, pare che si smarrisce, perciò, vieni nel mio      
Volere e prendi parte alle morti ed alle pene che subii non appena fu compiuto il mio
concepimento.  Da ciò potrai comprendere meglio quello che ti dico”.
(3) Non so dire come mi son trovata nel seno della mia Regina Mamma, dove vedevo
l’Infante Gesù piccolo piccolo; ma sebbene piccino, conteneva tutto; dal suo cuore s’è
spiccato un dardo di luce nel mio, e come mi penetrava sentivo darmi morte, e come
usciva mi ritornava la vita.  Ogni tocco di quel dardo produceva un dolore acutissimo, da
sentirmi disfare ed in realtà morire, e poi col suo stesso tocco mi sentivo rivivere, ma io
non ho parole giuste ad esprimermi e perciò faccio punto...

12-94
Marzo 18, 1919

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Le morti e le pene che la Divinità faceva soffrire all’Umanità
di Gesù per ogni anima, non furono solo d’intenzione ma reali.

(1) La mia povera mente me la sentivo immersa nelle pene del mio amabile Gesù, e
siccome mi era stato detto che sembrava impossibile che Gesù potesse soffrire tante
morti e tante pene per ciascuno come sta detto di sopra, il mio Gesù mi ha detto: 
(2) “Figlia mia, il mio Volere contiene il potere di tutto, bastava che solo il volesse, che
ciò potesse succedere; e se ciò non fosse, allora il mio Volere, nel potere, doveva
contenere un limite, mentre in tutte le cose mie sono senza limiti ed infinito, ed è perciò
che tutto ciò che voglio, faccio.  Ah! quanto poco sono compreso dalle creature, perciò
non amato.  Onde, vieni tu nella mia Umanità, e ti farò veder e toccare con mano ciò che
ti ho detto”.
(3) In questo mentre mi son trovata in Gesù, cui l’era inseparabile la Divinità ed il
Volere Eterno; e questo Volere, sol che lo voleva, creava le morti ripetute, le pene senza
numero, i colpi senza flagelli, le punture acutissime senza spine, con una facilità, come
quando con un solo Fiat creava miliardi di stelle, non ci vollero tanti Fiat per quante
stelle creava, ma bastò uno solo; ma con ciò non uscì alla luce una sola stella e le altre
rimasero nella mente divina, oppure nell’intenzione, ma tutte in realtà uscirono, e
ciascuna ebbe la luce propria per ornare la nostra atmosfera; così pareva nel cielo
dell’Umanità santissima di Nostro Signore, che il Divin Volere col suo Fiat creatore,
creava la vita e la morte per quante volte voleva.  Onde, trovandomi in Gesù, mi son
trovata a quel punto quando Gesù soffriva la flagellazione dalle mani divine solo che il
Voler Eterno l’ha voluto, senza colpi, senza sferze, le carni dell’Umanità di Gesù
cadevano a brandelli, si formavano i solchi profondi, ma in modo sì straziante nelle parti
più intime.  Era tanta l’ubbidienza di Gesù a quel Voler Divino, che da per sé stessa si
scioglieva, ma in modo sì doloroso, che la flagellazione che gli davano i Giudei, si può
dire che fu l’immagine, o l’ombra di quella che subiva da parte del Voler Eterno, e poi,
solo che il Voler Divino voleva, quell’Umanità si componeva; così succedeva quando
subiva le morti per ciascun’anima, e tutto il resto.  Io ho preso parte a queste pene di
Gesù, ed oh! come comprendevo al vivo che il Voler Divino può farci morire quante volte
vuole e poi ridarci la vita.  Oh! Dio, sono cose inenarrabili, eccessi d’amore, misteri
profondi, quasi inconcepibili a mente creata; io mi sentivo incapace di ritornare alla vita,
all’uso dei sensi, al moto dopo quelle pene sofferte ed il mio benedetto Gesù mi ha
detto: 
(4) “Figlia del mio Volere, il mio Volere ti ha dato le pene ed il mio Volere ti ridona la
vita, il moto e tutto.  Ti chiamerò spesso nella mia Divinità a prendere parte alle tante
morti e pene che in realtà soffrii per ciascun’anima, non come pensano alcuni, che fu    
solo nella mia Volontà o che solo intendevo di dar vita a ciascuno.  Falso! falso! non
conoscono il prodigio, l’amore ed il potere del mio Volere; tu che ne hai conosciuto in
qualche modo la realtà delle tante morti subite per tutti, non metterne dubbio, ma amami e siimi riconoscenti per tutti, e starai pronta quando il mio Volere ti chiami”.

12-95
Marzo 20, 1919

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Causa e necessità delle pene che la Divinità diede all’Umanità
di Gesù.  Causa perché ha ritardato in farle conoscere.

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo pensando alle pene del mio adorabile Gesù,
specie a quelle che le fece patire la Divinità alla santissima Umanità di Nostro Signore. 
In questo mentre, mi son sentita tirare dentro del cuore del mio Gesù, e vi prendevo
parte alle pene del suo cuore santissimo che gli faceva soffrire la Divinità nel corso della
sua Vita sulla terra.  Queste pene sono ben diverse da quelle che il benedetto Gesù
soffrì nel corso della sua Passione per mano dei giudei, sono pene che quasi non si
possono dire.  Io, da quel poco che prendevo parte, so dire che vi sentivo un doloro
acuto, acerbo, accompagnato da uno strappo dello stesso cuore, da sentirmi in realtà    
morire; che poi Gesù quasi con un prodigio del suo amore mi ridava la vita.  Onde il mio  dolce Gesù, dopo che ho sofferto, mi ha detto: 
(2) “Figlia delle mie pene, sappi che le pene che mi diedero i giudei furono ombra a
quelle che mi diede la Divinità, e ciò era giusto per ricevere piena soddisfazione. 
L’uomo, peccando, non solo offende la Maestà Suprema esternamente, ma anche
internamente, e deturpa nel suo interno la parte divina che gli fu infusa nel crearlo,
sicché il peccato prima si forma nell’interno dell’uomo, e poi esce all’esterno, anzi, molte volte è la parte più minima che esce all’esterno, il molto resta nell’interno.  Ora, le creature erano incapaci di penetrare nel mio interno e farmi soddisfare con pene la
gloria del Padre, che con tante offese del loro interno gli avevano negato; molto più che
queste offese ferivano la parte più nobile della creatura, qual è l’intelletto, la memoria e
la volontà, dove vi è suggellata l’immagine divina; chi doveva dunque prendere
quest’impegno, se la creatura era incapace? Perciò fu quasi necessario che la Divinità
stessa, prendesse questo impegno e mi facesse da carnefice amoroso, e per quanto
amoroso più esigente, per ricevere piena soddisfazione per tutti i peccati fatti nell’interno  dell’uomo.  La Divinità voleva l’opera completa e la piena soddisfazione della creatura, si dell’interno che dell’esterno, sicché nella Passione che mi diedero i giudei, soddisfeci la gloria esterna del Padre, che le creature gli avevano tolto; nella Passione che mi diede  la Divinità in tutto il corso della mia Vita, soddisfeci il Padre per tutti i peccati dell’interno dell’uomo, da ciò potrai comprendere che le pene che soffrii per le mani della Divinità,  superano di gran lungo le pene che mi diedero le creature, anzi, quasi non possono  paragonarsi insieme e sono meno accessibili alla mente umana.  Come dall’interno  dell’uomo all’esterno c’é gran differenza, molto più c’é differenza tra le pene che m’inflisse la Divinità a quelle delle creature che mi diedero nell’ultimo della mia Vita, le  prime erano strappi crudeli, dolori sovrumani, capaci di darmi morte, e ripetute morti nei  parti più intime, si dell’anima che del corpo; neppure una fibra mi era risparmiata; nelle  seconde erano dolori acerbi, ma non strappi capaci di darmi morte ad ogni pena, ma la  Divinità ne teneva il potere ed il Volere.  Ah! quanto mi costa l’uomo, ma l’uomo ingrato non si cura di Me e non cerca di comprendere quanto l’ho amato e sofferto per lui, tanto che neppure ha giunto a capire tutto ciò che soffrii nella Passione che mi diedero le  creature, e se non capiscono il meno, come possono il più che ho sofferto per loro?
Perciò ritardo a rivelare le pene innumerevoli ed inaudite che mi diede la Divinità per
causa loro, ma il mio amore vuole sfogo e ricambio d’amore, perciò chiamo te
nell’immensità ed altezza del mio Volere, dove tutte queste pene stanno in atto, e tu non solo vi prendi parte, ma a nome di tutta l’umana famiglia le onori e vi dai il ricambio
d’amore, ed insieme con Me sostituisci a tutto ciò che le creature sono obbligate, ma
con sommo mio dolore e con sommo loro danno, non si danno nessun pensiero”.

12-101
Maggio 8, 191

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Libro di Cielo
“Il Regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature. Il richiamo delle
creature nell’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio”.
Serva di Dio Luisa Piccarreta




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