La pace sia con te

giovedì 11 aprile 2019

Il Papa eretico: lacuna giuridica

L E T T E R E   D A   A L C A T R A Z
sulla crisi attuale della Chiesa Cattolica
(3)
Il ruolo correttivo dei Cardinali

Introduzione
Carissimi/e,
nell’intento di aiutare qualche benevolo lettore a orientarsi un po’ meglio nel grande marasma che si è venuto a creare nella Chiesa a tutti i livelli, completiamo il discorso sul ruolo specifico dei Cardinali, già avviato nel precedente intervento (cf. Lettera 2).
Il Collegio Cardinalizio
            Tutti sanno (o almeno dovrebbero sapere) che i Cardinali vengono designati liberamente dal Papa, scegliendoli tra i Vescovi del mondo, o almeno tra i Sacerdoti (nel qual caso, debbono essere subito consacrati Vescovi); e che il loro compito principale è quello di eleggere il nuovo Papa, quando la Sede pontificia si è resa vacante, riunendosi in Conclave.
            Tutti sanno inoltre (o almeno dovrebbero sapere) che i Cardinali sono tenuti a collaborare con il Papa nella cura quotidiana della Chiesa universale: o come singoli; oppure in maniera collegiale, quando vengono appositamente convocati in Concistoro.
Ma forse non tutti sanno che i Cardinali sono tenuti anche a moderare e correggere il Papa, nel caso che questi dovesse incorrere in qualche errore, specie a livello di magistero. E ciò può avvenire per limiti oggettivi di conoscenze personali, oppure per resistenze interiori alle mozioni dello Spirito Santo e ai suggerimenti dei suoi migliori collaboratori.
Come è già avvenuto per Simon Pietro (cf. Mc 8,33; Gal 2,11), anche un Papa può sbagliare (specie a livello di opinioni personali), e può sbagliare fino all’eresia.
Il Papa eretico
Gli esperti di Diritto Canonico insegnano che una delle quattro cause per le quali un Papa cessa dal suo incarico è appunto l’eresia (le altre sono: la rinuncia, l’infermità mentale e la morte). E ciò accade perché, in caso di eresia (o apostasia o scisma), scatta la scomunica automatica che è già prevista dal Codice di Diritto Canonico (cf. can. 1364, § 1). E nella Chiesa, la scomunica mette fuori gioco chiunque, anche un Sommo Pontefice.
Soltanto che tale eresia (o apostasia o scisma), oltre che notoria, deve anche essere dichiarata ufficialmente da qualcuno, altrimenti la scomunica prevista non sortisce nessun effetto. E come abbiamo già detto in precedenza, questo compito spinoso non può essere svolto dal singolo Vescovo, o Prete, o Laico, ma spetta unicamente ai Cardinali, proprio in forza della funzione di moderazione e correzione verso il Papa, che è loro propria.
Ciò che invece non è stabilito con precisione dalle norme canoniche è il numero esatto di Cardinali necessari per una simile operazione. E in rapporto all’aspra polemica che si sta sviluppando a tutti i livelli della Chiesa nei confronti del magistero sempre più sconcertante di Papa Bergoglio, questa lacuna giuridica potrebbe creare dei problemi molto seri.
La polemica attuale
Tutta la precedente spiegazione serve per dire che, al punto in cui siamo arrivati, solamente i Cardinali potrebbero fare qualcosa di significativo per tentare di arginare la deriva neo-marxista, neo-protestante e neo-modernista dell’attuale magistero pontificio.
E infatti una delle primissime preoccupazioni di Papa Bergoglio è stata precisamente quella di plasmare sempre più il Collegio Cardinalizio “a propria immagine e somiglianza”, scegliendo i candidati – a volte anche discutibili – con criteri completamente soggettivi.
Ma ciò nonostante ancora permane un buon numero di Cardinali creati da Benedetto XVI, alcuni dei quali hanno già alzato la propria voce in diverse occasioni a difesa della Verità tutta intera, come è avvenuto per esempio nel 2016 con la presentazione dei “dubia”.
A tal proposito bisogna osservare che, senza nulla togliere alle altre prese di posizione che si sono succedute per denunciare errori latenti e palesi del magistero di Papa Bergoglio (alcune delle quali sostenute da zelanti Pastori d’anime e prestigiosi Professori di teologia), l’iniziativa dei quattro Cardinali dei cinque “dubia” è sicuramente quella che ha avuto maggiore rilevanza ecclesiale e risonanza mediatica, in ordine alla questione dibattuta.
Ciò conferma quanto tentiamo di dire: spetta ai Cardinali – e non ad altri – “fissare i paletti” al Papa, o metterlo “in stato di accusa”, in una forma giuridicamente efficace.
Il Cardinale Müller
Dal momento che l’attuale polemica verte soprattutto su tematiche dottrinali e morali, il personaggio maggiormente coinvolto in tutta questa problematica è sicuramente il Cardinale Gerhard Müller, uomo di fiducia di Benedetto XVI e Prefetto della “Congregazione per la Dottrina della Fede” dal 2012 al 2017, anno in cui non è stato confermato nello stesso incarico da parte di Papa Bergoglio, per evidenti divergenze teologiche con lui.
Non vi è dubbio che le parole e le iniziative del Cardinale Müller hanno – e avranno sempre più – un valore determinante al cospetto dell’intero Popolo Santo di Dio.
Ora, il giorno 8 febbraio scorso, è stata resa nota in diverse lingue una breve e intensa dichiarazione del suddetto Cardinale, dal titolo: “Manifesto della Fede”.
Per chi è in grado di intendere e di volere e per chi desidera realmente capire cosa sta accadendo nella Chiesa Cattolica, si tratta di una iniziativa importantissima, come una sorta di avvertimento finale verso “Qualcuno”, prima di altri passi ancora più drammatici.
Ma di questo – a Dio piacendo – parleremo nella prossima lettera.
Conclusione
Ringrazio il blog che mi ospita e quanti mi vorranno leggere e diffondere.
Saluto e benedico tutti.
Padre Gabriele Rossi, FAM
Da Alcatraz, marzo 2019


giovedì 4 aprile 2019

CORONA DELLE SANTE PIAGHE. Promesse

Promesse ricevute dalla venerabile suor Maria Marta Chambon (morta in odore di santità il 21 marzo 1907)

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sabato 30 marzo 2019

Chiesa che rappresenta elefante di Annibale





















Fonte: http://www.marcotosatti.com/2019/03/27/bestiario-clericale-questa-volta-tocca-a-lei-santita-ma-non-solo/






















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L’ADOZIONE SPIRITUALE  DEL BAMBINO CONCEPITO






L’adozione spirituale del bambino concepito in che cosa consiste?  • Nella  preghiera quotidiana per difendere la vita concepita.  • Nell’aiuto alle persone che soffrono dopo il peccato dell’aborto.

Domande e risposte

1. Che cos’è L’A. S.?   L’A. S. è la preghiera offerta con l’intenzione per un bambino concepito nel seno della madre e che si trova in pericolo di essere ucciso con l’aborto.  Dura nove mesi e consiste nel recitare un mistero del Rosario ogni giorno (1Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria, O Gesù …), una preghiera speciale (LA PREGHIERA GIORNALIERA) per le intenzioni del bambino concepito e dei suoi genitori. Insieme a queste preghiere se ne possono aggiungere altre.

 2. Quali?  Per esempio: frequenza ai Sacramenti (Confessione, S. Comunione,  S. Messa), adorazione del S. Sacramento, lettura della Bibbia, digiuno. Combattere le cattive abitudini, aiutare i bisognosi, altre preghiere e fioretti…  Bisogna prendere questi impegni con realismo e serietà pensando se poi si potranno mantenere.

3. Si può prendere L’A. S. senza i precedenti impegni?  Sì, questi ultimi impegni non sono obbligatori, ognuno li può fare liberamente.

 4. Com’è nata L’A. S.?  Inizia dopo le apparizioni di Fatima come risposta alla Madre di Dio che chiama a pregare il Rosario, a fare penitenza e a riparare i peccati che feriscono il Suo Cuore Immacolato. Nell’anno 1987 questa pratica viene portata dalla Francia in Polonia e il primo centro di preghiera per l’A. S. viene stabilito nella Chiesa dei Monaci di san Paolo Primo Eremita (padri Paolini) di Varsavia.

5. Quali sono i frutti del L’A. S.?  L’A. S. guarisce con successo le ferite del peccato dell’aborto. Le madri credono di nuovo nella Misericordia di Dio che riversa la pace nei loro cuori fin a far loro decidere di tenere il bimbo e farlo nascere. E’ l’aiuto concreto ai giovani nella formazione del loro carattere, nella lotta contro l’egoismo, nel vedere con allegria e fiducia la responsabilità di essere genitori, nel vedere l’amore e il sesso con gli stessi occhi di Dio.  Questa pia pratica insegna la preghiera sistematica e approfondisce il rapporto col Padre rinnovando la vita spirituale. Fa rinascere l’amore familiare, la preghiera dei genitori, fa vivere nell’amore di Cristo e testimoniare la fede.

 6. Chi può prendere questo impegno, questo compito di adottare spiritualmente un bambino che si trova in pericolo di essere abortito? TUTTI. Laici, sacerdoti, persone consacrate, uomini, donne. Solo i bambini devono farlo sotto il controllo dei genitori.

 7. Quante volte nella vita si può prendere L’A. S.?  Si può prendere tante volte, ma bisogna MANTENERE ogni volta la promessa fatta cioè per nove mesi consecutivi.

 8. Bisogna fare ogni volta la promessa?  Sì.

9. Si può adottare più di un bambino?  No, L’A. S. riguarda solo un bambino (se non sono GEMELLI).

10. Possiamo sapere la nazionalità del bambino?
 Del bambino non possiamo sapere nulla, solo Dio conosce tutto di lui.

11. Da dove viene la certezza che Dio ascolta la mia preghiera? Può il Nostro Dio Padre non ascoltare suo figlio o sua figlia? La certezza viene dalla fede nella Misericordia e nella Sua Onnipotenza: A DIO nulla è impossibile! Dio è datore della vita e LUI vuole che ogni bimbo concepito veda la luce, possa nascere e sia amato dai suoi genitori.

12. Quando si trascura la preghiera per un lungo periodo, si deve interrompere L’A. S.?  L’interruzione di un mese o due mesi INTERROMPE L’A. S. e bisogna cominciare di nuovo questi nove mesi di preghiera e fare di nuovo la promessa. Quando l’interruzione è di pochi giorni, bisogna continuare allungando il periodo con l’aggiunta di quei giorni mancati.

13. Possono prendere L’A. S. persone che vivono un vincolo non sacramentale? Sì, i divorziati che vivino da soli e anche i divorziati risposati possono fare L’A. S.

14. La promessa deve essere fatta in forma solenne davanti al sacerdote in chiesa?  Si dovrebbe fare così ma si può fare anche in modo privato.

  15. Possono prendere l’adozione, le persone che non hanno frequentato la preparazione? Gli ammalati, anziani, handicappati? Sì, in modo privato.

16. Come si fa in modo privato?  Si deve leggere la formula della promessa davanti alla Croce e da quel momento, per nove mesi consecutivi recitare le preghiere dell’A. S. Per memorizzare meglio è bene scrivere la data dell’inizio e del termine (p.es. 25 marzo – 25 dicembre)

 17. Come propagare la preghiera?
 Occorre parlarne nelle proprie famiglie, nel proprio ambiente, nella propria comunità con i propri amici… .



FORMULA DELLA PROMESSA

O Vergine Santissima Madre di Dio e Madre Nostra, voi tutti Angeli e Arcangeli, tutti i santi di Dio volendo dare aiuto a coloro che devono ancora nascere, oggi io ………………….......……..(proprio nome) DECIDO E PROMETTO CHE DAL GIORNO …….... (oppure dalla festa p. es. 25 Marzo Annunciazione ) prendo in adozione spirituale un bambino,  il cui nome solo Dio conosce, di pregare ogni giorno, per nove mesi consecutivi,  per la salvezza della sua vita: - una preghiera speciale (LA PREGHIERA GIORNALIERA) - un mistero del Rosario - un’offerta dei miei sacrifici volontari.


LA PREGHIERA GIORNALIERA

Signore Gesù, per intercessione di Maria, Tua Madre, la quale Ti ha dato alla luce con amore e per intercessione di San Giuseppe, l'uomo dell'affidamento, il quale si prendeva cura di Te dopo la Tua nascita, Ti prego per l'intenzione di quel bambino non-ancora-nato, che ho spiritualmente adottato, e che si trova in pericolo di morte. Ti prego, concedi ai suoi genitori l'amore e il coraggio, per lasciar vivere il  loro bambino, per la vita che Tu stesso gli hai donato. Amen. Recitare una decina del S. Rosario


………………………………… ……………..      ............…………          (Nome e cognome)
 Luogo e data  Firma


Fonte: http://www.duchowaadopcja.info/


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martedì 26 marzo 2019

INDIANI D'AMERICA CONFORTANO PAPA PIO IX


Lettera degl’indiani di Coeur d’Alene, nell’Idaho (Usa), a Papa Pio IX - 1871
In  Adsum, bollettino del Mater Dei Seminary di Omaha, in Nebraska (Usa), gennaio 2016, pp. 3-4. Titolo originario: Letter of the Coeur d’Alene Indians to Pope Pius IX.  Sovratitolo, traduzione dall’inglese sono redazionali.
Fonte: www.traditio.it

Fra tutte le tribù indiane, quella di Coeur d’Alene ( nello Stato dell’Idaho, nel Nord-Ovest degli Stati Uniti) si distinse per la sua devozione alla Chiesa. Nel 1871, venuti a sapere della situazione in cui allora si trovava il Papa e che il Governo italiano aveva occupato Roma, gl’indiani di Coeur d’Alene vollero inviare a Pio IX l’assicurazione del loro filiale affetto.   




 Clementissimo Padre, non è temerarietà, ma amore quello che ci spinge a scriverVi.                                               
 Noi siamo, è vero, la più infima di tutte le tribù indiane, mentre Voi siete il più grande fra gli uomini viventi. Ma Voi siete stato il primo ad aver gettato uno sguardo di compassione su di noi.  Sì, Padre [Santo], ancora trenta inverni fa noi eravamo un popolo selvaggio, miserabile sia nell’anima che nel corpo, fino a che Voi non ci mandaste il grande Saio Nero3, Padre De Smet che, grazie al Battesimo, ci fece diventare figli di Dio. Noi eravamo ciechi e Voi lo mandaste ad aprirci gli occhi.  Molti di noi brancolavano ancora nelle tenebre, quando Padre De Smet partì da noi; allora Voi mandaste un altro Saio Nero, il nostro buon Padre Nicholas Point, che venne quaggiù, visse insieme a noi e ci destò, guidandoci sul sentiero che conduce al Paradiso. E quanti altri Padri non ci avete dato per insegnare a noi e ai nostri figli la legge di Dio e per renderci Cristiani migliori?  Perciò, Padre [Santo], avendo sentito che Voi Vi trovate ora nell’afflizione, vogliamo ringraziarvi della Vostra carità ed esprimerVi il nostro grande amore e il nostro intenso dolore nell’apprendere che alcuni vostri malvagi figli seguitano a causarVi sofferenze, dopo avervi privato della Vostra stessa casa.  Sebbene siamo soltanto dei poveri indiani, ignari delle politezze della vita, consideriamo però questo comportamento come un crimine. Solo 50 anni fa eravamo ancora dei selvaggi; ma mai avremmo osato comportarci così, sapendo che la dignità e l’autorità del Papa provengono da Cristo. Per questa ragione non abbiamo mancato di pregare e seguiteremo a pregare per Voi, Padre [Santo] e per l’intera Chiesa, con tutto l’ardore di cui dei poveri indiani sono capaci.  Di più: convenuti dai nostri diversi accampamenti nella chiesa della Missione, per nove giorni abbiamo recitato molte preghiere e praticato atti di virtù che abbiamo offerto per Voi al [Sacro] Cuore di Gesù. Questa mattina abbiamo conteggiato le nostre pratiche e devozioni e trovato ch’esse assommavano al numero di 120.527. Stimandolo insufficiente, abbiamo offerto i nostri stessi cuori per il nostro eccellentissimo Padre, il Papa, nella certa fiducia che questa nostra offerta non sarà rigettata.  Disponiamo anche di un certo numero di soldati, non addestrati per la guerra, ma per mantenere l’ordine nei nostri accampamenti. Se questi uomini possono essere di aiuto al servizio del Papa, noi li offriamo con gioia ed essi si stimeranno fortunati di poter versare il loro sangue e di offrire le proprie vite per il nostro buon Padre, Pio IX.  E ora, possiamo parteciparVi i nostri timori e i nostri dubbi? I venditori di whisky si approssimano ogni giorno. Noi temiamo di tradire il nostro Salvatore e di ritrarre i cuori che Gli avevamo donato. Aiutateci e rafforzate la nostra volontà con le Vostre preghiere.  Ma i nostri cari figli sono ancora più da compatire, perché essi sono maggiormente esposti al pericolo. Non tanto i nostri figli maschi, che hanno autentici padri nei Sai Neri [i religiosi gesuiti], quanto le nostre figlie, che non hanno finora madri gentili [le suore] che si prendano cura di loro. Noi abbiamo chiesto spesso Sai Neri del loro stesso sesso [cioè delle religiose], ma le nostre voci sono troppo flebili per essere udite e siamo troppo poveri per poter fare di più, oltre che chiedere.  Questi sono i sentimenti che scaturiscono dai nostri cuori; ma siccome noi, poveri indiani, siamo soliti attribuire poco valore all’espressione di sentimenti, se questi non sono accompagnati anche da doni materiali, ecco che abbiamo raccolto dollari e piccole monete di cui farVi dono, onde esibirVi, quale misura della nostra sincerità, un frammento della nostra stessa carne. Nonostante la nostra povertà e con grande nostra sorpresa, abbiamo potuto raccogliere 110 dollari4.  E ora, Padre [Santo], permetteteci ancora una volta di aprirVi i nostri cuori. Oh, quanto saremmo felici, malgrado la nostra indegnità, di poter ricevere una parola dalle vostre labbra, una parola che aiuterà noi, le nostre spose e i nostri figli a trovare accesso al [Sacro] Cuore di Gesù!

                                              
  Vincent, della famiglia Stellam                                                               Andrew Seltis, della famiglia di Emote




Se la vecchia Europa ripudiava la Fede, la Chiesa scorgeva ora nuovi figli venire a lei dall’altra sponda dell’Oceano, nelle loro candide anime, prive di menzogna e avverse al vizio e all’errore, testimonianti una fedeltà degna dei primi cristiani.


Coeur d'Alene. Cimitero


La risposta del Santo Padre recita così:

 Diletti figli, a voi salute e l’Apostolica Benedizione!  I devoti sentimenti che Ci avete manifestato nella semplicità dei vostri cuori, sono stati per Noi causa di grande gioia. Il vostro dolore circa gli attacchi portati contro la Chiesa, così come la vostra devozione e il vostro affetto filiale per la Santa Sede, sono una dimostrazione eclatante della fede e della carità che ricolmano i vostri cuori, che vi legano saldamente al centro di unità [al Papato].  Per questa ragione crediamo con certezza che le vostre preghiere e suppliche, innalzate incessantemente a Dio, saranno efficaci per Noi e per la Chiesa e accogliamo con sentimenti di profonda gratitudine l’offerta della vostra generosa carità.

 La mano di Dio protegge coloro che Lo cercano sinceramente e Noi crediamo che le vostre buone parole vi otterranno la grazia di resistere ai pericoli di corruzione che vi minacciano e l’aiuto spirituale che voi desiderate per la vostre figlie.  Noi chiediamo a Dio di completare in voi l’opera della Grazia e di colmarvi delle sue più scelte benedizioni.  In pegno di questo e quale segno della nostra gratitudine e paterna benevolenza, noi impartiamo a voi di cuore l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 31 luglio 1871, nel vigesimo sesto anno del nostro Pontificato.


                                                                                                  Pio IX Papa

mercoledì 2 gennaio 2019

MAFIA: invenzione di Mazzini.


“La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia” (Rocco Chinnici)





















Leonardo Sciascia, poeta e scrittore siciliano, scrisse: «La più completa ed essenziale definizione che si può dare della mafia, crediamo sia questa: la mafia è un'associazione per delinquere, coi fini di illecito arricchimento per i propri associati, che si impone come intermediazione parassitaria, e imposta con mezzi di violenza, tra la proprietà e il lavoro, tra la produzione e il consumo, tra il cittadino e lo Stato».[29] In un suo studio apparso nel 1972 su Storia illustrata[30] ricostruisce con molta attenzione l'origine del termine mafia. Egli riprende anche la teoria relativa all'introduzione del vocabolo nell'isola, ricondotta all'unificazione del Regno d'Italia, espressa da Charles Heckethorn;[31] questa teoria, poi ripresa dall'economista e sociologo Giuseppe Palomba, afferma che il termine «MAFIA» non sarebbe altro che l'acronimo delle parole: «Mazzini Autorizza Furti Incendi Avvelenamenti». Va considerato il significato antropologico non privo di valore riguardo a un'organizzazione segreta a specchi capovolti che sarebbe nata nell'isola [Sicilia] con finalità più o meno carbonare.[32]   https://it.wikipedia.org/wiki/Mafia#cite_note-25

29.  Salvatore Scarpino, Storia della mafia, Piccola biblioteca di base, ed. Fenice 2000, 1994, pag. 15.
30    ^ ora ripubblicato con il titolo La storia della mafia
31     Charles W. Heckethorn, Secret Societies of All Ages and Countries, London, G. Redway, 1897, il quale si sofferma sulla missione segreta di Mazzini in Sicilia avvenuta l'anno prima (1860) dell'Unità d'Italia
32     G. Palomba, Sociologia dello sviluppo - L'unificazione del Regno d'Italia, Giannini, Napoli, 1962, pp. 203–204.

“Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia” (Rocco Chinnici, giudice assassinato il 29.07.1983). https://www.venetostoria.com/?tag=mafia-e-unita-ditalia


Charles W. Heckethorn, Secret Societies of All Ages and Countries, London, G. Redway, 1897
VI 
THE MAFIA 


329. Origine del termine, mafia. Qual è il significato della
parola Mafia? e da dove viene? L'invenzione è
attribuita a Mazzini; certamente era sconosciuto prima
1859 o 1860, il tempo in cui quell'agitatore fece la sua apparizione-
anche in Sicilia. È risaputo che non ne aveva alcuna fede
nella società eccetto la sua stessa feccia e la sua formazione
i vagabondi e ladri, che poi sciamarono in tutta la Sicilia,
in una società segreta tutta sua, sembra ben supportata da
fatti. L'accusa è che per primo formò una società segreta
chiamato Oblonica, da cui è stata coniata la parola da Mazzini
le due parole latine obelus, spit e nico, io invoco, quale
essere uniti e contratti divenne oblonica, la parola significa
 "I beckon con uno sputo;" "sputare" essere preso nel
senso del pugnale, come senza dubbio la setta lo ha capito, noi
dovrei avere il senso di un cenno o di minacciare con a
pugnale, che era la solita occupazione o pratica del
vagabondi arruolati da Mazzini. Ma dentro questa setta lui
formato un interno, più profondamente iniziato, uno, i membri
di cui si chiamava Mafiusi, dalla mafia, composto da
iniziali delle cinque parole seguenti: Mazzini, autorizza,
furti, incendi, avvelenamenti.

      M azzini
      A utorizza 
      F urti,
      I ncendio doloso,
      A vvelenamento.

 E i mafiusi erano abituati a chiamare
questi crimini loro pavi, o pane, poiché era da loro
loro vissero.  (Traduzione col traduttore automatico).

 
327. The Mafia's Code of Honour. This is a Sicilian 
society, which may be briefly described as another Camorra, 
its aim and practices being similar to those of the Neapolitan 
association, with a strong admixture of brigandage and blood- 
thirstiness. The society has a regular code of laws, called 
the Omerta, according to which every member must himself 
avenge any wrong done to him, for not justice, but the 
living, must avenge the dead hence the laws of the vendetta. 
No member is to give evidence in any court of law against 
a criminal, but must, on the contrary, conceal and protect 
him. Candidates are admitted after a trial by duel; the 
members are divided into such as are merely under the pro- 
tection of the Mafia, and such as are active members, and 
share in the profits, derived from smuggling and blackmail 
levied on landowners and farmers. No one guilty of, in the 
Mafia's opinion, disgraceful conduct, such as giving evidence 
in a court of law, or information to the police, picking 
pockets, or being a coward, is ever admitted a member, who 
call themselves giovani d'onore, honourable youths. They 
have their secret signs, passwords, and other means of 
recognition, which they have hitherto managed to keep from 
the knowledge of the outer world. Like the Camorra, it is 
represented in all classes of society. It lounges abroad 
in silk hat, black coat, and kid gloves ; it skulks in dens 
haunted by the forger, bully, or pimp. Generally when a 
murderer or burglar is arrested, the governor of the prison 
gets a hint that the culprit is a Mafiose, and forthwith he is 
treated with consideration. The judge on the bench receives 
a document in open court, and the prisoner somehow has to 
be discharged for want of evidence ; juries, as a rule, refuse to 
convict. When in 1885 the doings of the Mafia were dis- 
cussed in the Italian Parliament, proofs were adduced that 
the society was represented in the antechamber of the 
 
Procurator-General of Palermo ; nay, the very commandant 
 
277 
 
 
 
2/8 SECRET SOCIETIES 
 
of the Royal troops, holding the King's commission to stamp 
out the sect, was directly accused in the Italian Chamber of 
acting in collusion with the Mafia, if, indeed, he was not a 
Mafiose himself. The stormy discussions which followed 
led to no result, and the Mafia was left to pursue its course 
in unhappy Sicily. 
 
328. Origin of the Mafia. The origin of the Mafia must 
be sought for in the former political conditions of the island. 
Since the middle of the last century, when Sicily was united 
with Naples, and with it formed the kingdom of the Two 
Sicilies, the island was under the government, or rather mis- 
governmeiit, of viceroys. The few years of the First Republic 
and First Empire of France alone formed an exceptional 
period, during which the Court of Naples, expelled by 
Napoleon, took refuge in Sicily, where it was protected by 
England, which sent an army under Lord Bentinck, and 
a fleet under Nelson, to ward off the French from the 
island. There existed at that time in Sicily a numerous 
class of armed vassals, dependents, and retainers, in the 
service of the feudal nobility, clergy, and large landowners. 
The King of Naples, having upon the advice, or rather 
compulsion, of England granted the Sicilians a constitu- 
tion, this measure involved the abolition of all feudal rights. 
The retainers and vassals thus set free being mostly reckless 
and daring fellows, nearly all turned brigands, whom the 
Bourbon king had no means of suppressing. He therefore, 
to restore a little order and security on the island, took the 
chiefs of these robbers into his service, and organised the 
bandits into compagnie d'armi, or rural gendarmes, who, 
however, while pretending to prevent robberies and extortion, 
themselves committed these crimes. They grew very power- 
ful, and daily affiliated new members. The respectable 
inhabitants, rather than expose themselves to the risks of 
the vendetta, quietly submitted to the exactions of the 
society ; the lower and uneducated classes began to look 
on it as a terrible power, superior to that of the govern- 
ment, and ended by considering it an honour, as it certainly 
was an advantage, to be received among its members. The 
causes of the continuance of the Mafia may be found in the 
sulphur mines of Northern Sicily, and in the agricultural 
conditions of the whole island. Tens of thousands of 
labourers of both sexes, and of every age, are employed 
in the mines, and their condition is one of abject poverty, 
and unremitting, dangerous toil. In the agricultural dis- 
tricts the peasantry are ground down by the " middlemen," 
 
 
 
THE MAFIA 279 
 
who rent the estates of the great landowners from these 
latter, and under-let them in small portions, and at exor- 
bitant rates, to the peasants, who, unable to live on the 
produce, are driven into crime. The true seat of the Mafia 
is the neighbourhood of Palermo; no one can go a mile 
beyond the gates without risk of being robbed or murdered. 
In September 1892 about one hundred and fifty of these 
malefactors were arrested at Catania, most of them, on being 
examined, proving to be old offenders. 
 
The Mano fratema, another secret association, discovered 
in Sicily in 1883, was an offshoot of the Mafia, though its 
members repudiated the idea of being robbers and extor- 
tioners ; they called themselves the instruments of universal 
vendetta. 
 
329. Origin of the, term Mafia. What is the meaning of 
the word Mafia? and whence comes it? The invention is 
attributed to Mazzini ; it certainly was unknown before 
1859 or 1860, the time when that agitator made his appear- 
ance in Sicily. It is well known that he had no faith in any 
class of society except its very dregs, and his having formed 
the vagabonds and thieves, who then swarmed all over Sicily, 
into a secret society of his own, seems well borne out by 
facts. The allegation is that he first formed a secret society 
called the Oblonica, which word was coined by Mazzini from 
the two Latin words obelus, a spit, and nico, I beckon, which 
being joined and contracted became oblonica, the word mean- 
ing, "I beckon with a spit;" " spit " being taken in the 
sense of dagger, as no doubt the sect understood it, we 
should get the sense of I beckon, or threaten with a 
dagger, which was the usual occupation or practice of the 
vagabonds enlisted by Mazzini. But within this sect he 
formed an interior, more deeply initiated, one, the members 
of which were called Mafiusi, from Mafia, composed of the 
initials of the five following words : Mazzini, autorizza, 
furti, incendi, avvelenamenti. Mazzini authorises thefts, 
arson, poisoning. And the Mafiusi were accustomed to call 
these crimes their pavi, or bread, since it was by them 
they lived. 


329. Origine del termine, mafia. Qual è il significato di
la parola Mafia? e da dove viene? L'invenzione è
attribuito a Mazzini; certamente era sconosciuto prima
1859 o 1860, il tempo in cui quell'agitatore fece la sua apparizione-
anche in Sicilia. È risaputo che non ne aveva alcuna fede
classe della società eccetto la sua stessa feccia e la sua formazione
i vagabondi e ladri, che poi sciamarono in tutta la Sicilia,
in una società segreta tutta sua, sembra ben supportata da
fatti. L'accusa è che per primo formò una società segreta
chiamato Oblonica, da cui è stata coniata la parola da Mazzini
le due parole latine obelus, spit e nico, io invoco, quale
essere uniti e contratti divenne oblonica, la parola significa-
ing, "I beckon con uno sputo;" "sputare" essere preso nel
senso del pugnale, come senza dubbio la setta lo ha capito, noi
dovrei avere il senso di un cenno o di minacciare con a
pugnale, che era la solita occupazione o pratica del
vagabondi arruolati da Mazzini. Ma dentro questa setta lui
formato un interno, più profondamente iniziato, uno, i membri
di cui si chiamava Mafiusi, dalla mafia, composto da
iniziali delle cinque parole seguenti: Mazzini, autorizza,
furti, incendi, avvelenamenti. Mazzini autorizza i furti,
incendio doloso, avvelenamento. E i mafiusi erano abituati a chiamare
questi crimini loro pavi, o pane, poiché era da loro
loro vissero.





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