La pace sia con te

martedì 16 ottobre 2012

MODO DI RECITARE IL MISERERE ((salmo 50) COME INSEGNATO DA GESÙ


Il signore gesù CI INSEGNA UNA PREGHIERA
Dalle rivelazioni a S. Metilde

Dopo ciò, il Divin Maestro le insegnò un modo di recitare il Miserere. Essa doveva dividere in quattro parti i venti versetti che lo compongono e dopo ogni gruppo di cinque versetti recitare l'antifona: “O beata et benedicta et gloriosa Trinitas, Pater et  Filius et Spiritus Sanctus, tibi laus, tibi gloria, tibi gratiarum actio ab omni creatura; miserere, miserere, miserere nobis! O beata, o benedetta, o gloriosa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, a Voi la lode, a Voi la gloria, a Voi l'azione di grazie da ogni creatura; Pietà, pietà, pietà di noi!
I primi cinque versetti dovevano essere recitati per i peccatori i quali, induriti nei loro delitti, non volevano convertirsi a Dio, affinché, in virtù della sua preziosissima morte, il Signore si degnasse di ricondurli ad una sincera penitenza. I cinque versetti seguenti, per i penitenti, onde ottenessero la remissione che desideravano e non ricadessero più nel peccato. I cinque versetti della terza serie, per i giusti che camminavano nella virtù e nelle opere buone, affine d'ottener loro la perseveranza. Gli ultimi cinque versetti, per le anime del purgatorio, acciocché giungessero presto al regno celeste, per godere la divinissima bevanda della Fonte eterna e regnare per sempre con Cristo e la sua dolcissima Madre.
 (S. Metilde, Il libro della grazia speciale, cap. II)

Modo di pregare il MISERERE come insegnato dal Signore:
Ti offro, mio Signore, tali versetti per i peccatori i quali, induriti nei loro delitti, non vogliono convertirsi  a Te, affinché, in virtù della Tua preziosissima morte, Tu, o Re, ti degni di ricondurli ad una sincera  penitenza:

Miserère mei, Deus, * secùndum magnam misericòrdiam tuam.
Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia.
Et secùndum multitùdinem miseratiònum tuàrum, * dele iniquitàtem meam.
Nel tuo grande amore cancella il mio peccato.
Amplius lava me ab iniquitàte mea: * et a peccàto meo munda me.
Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato.
Quòniam iniquitàtem meam ego cognòsco: * et peccàtum meum contra me est semper.
Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Tibi soli peccàvi, et malum coram te feci: * ut justificèris in sermònibus tuis, et vincas cum judicàris.
Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto; perciò sei giusto quando parli, retto nel tuo giudizio.

 “O beata et benedicta et gloriosa Trinitas, Pater et  Filius et Spiritus Sanctus, tibi laus, tibi gloria, tibi gratiarum actio ab omni creatura; miserere, miserere, miserere nobis!
O beata, o benedetta, o gloriosa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, a Voi la lode, a Voi la gloria, a Voi l'azione di grazie da ogni creatura; Pietà, pietà, pietà di noi!”

***
Ti offro, mio Signore, tali versetti per i penitenti, onde ottengano la remissione che desiderano e non 
ricadano più nel peccato:

Ecce enim in iniquitàtibus concèptus sum: * et in peccàtis concèpit me mater mea.
Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre.
Ecce enim veritàtem dilexìsti: * incèrta et occùlta sapièntiae tuae manifestàsti mihi.
Ma tu vuoi la sincerità del cuore e nell’intimo mi insegni la sapienza.
Aspèrges me hyssòpo, et mundàbor: * lavàbis me, et super nivem dealbàbor.
Purificami con issòpo e sarò mondato; lavami e sarò più bianco della neve.
Audìtui meo dabis gàudium et laetìtiam: * et exsultàbunt ossa humiliàta.
Fammi sentire gioia e letizia, esulteranno le ossa che hai spezzato.
Avèrte fàciem tuam a peccàtis meis: * et omnes iniquitàtes meas dele.
Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella tutte le mie colpe.

“O beata et benedicta et gloriosa Trinitas, Pater et  Filius et Spiritus Sanctus, tibi laus, tibi gloria, tibi gratiarum actio ab omni creatura; miserere, miserere, miserere nobis!
O beata, o benedetta, o gloriosa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, a Voi la lode, a Voi la gloria, a Voi l'azione di grazie da ogni creatura; Pietà, pietà, pietà di noi!”

***
Ti offro, mio Signore, tali versetti per i giusti che camminano nella virtù e nelle opere buone, perché tu doni loro la perseveranza:

Cor mundum crea in me, Deus: * et spìritum rectum ìnnova in viscèribus meis.
Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo.
Ne projìacias me a fàcie tua: * et spìritum sanctum tuum ne àuferas a me.
Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito.
Redde mihi laetìtiam salutàris tui: * et spìritu principàli confìrma me.
Rendimi la gioia di essere salvato, sostieni in me un animo generoso.
Docèbo inìquos vias tuas: * et ìmpii ad te convertèntur.
Insegnerò agli erranti le tue vie e i peccatori a te ritorneranno.
Lìbera me de sanguìnibus, Deus, Deus salùtis meae: * et exultàbit lingua mea justìtiam tuam.
Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza. La mia lingua esalterà la tua giustizia.

“O beata et benedicta et gloriosa Trinitas, Pater et  Filius et Spiritus Sanctus, tibi laus, tibi gloria, tibi gratiarum actio ab omni creatura; miserere, miserere, miserere nobis!
O beata, o benedetta, o gloriosa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, a Voi la lode, a Voi la gloria, a Voi l'azione di grazie da ogni creatura; Pietà, pietà, pietà di noi!”

***
Ti offro, mio Signore, tali versetti per le anime del purgatorio, affinché giungano presto al regno 
celeste, per godere la divinissima bevanda della Fonte eterna e regnare per sempre con Te e la Tua 
dolcissima Madre:

Dòmine, làbia mea apèries: * et os meum annuntiàbit laudem tuam.
Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode.
Quòniam si voluìsses sacrificium, dedìssem ùtique: * holocàustis non delectàberis.
Poiché non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti.
Sacrifìcium Dei spìritus contribulàtus: * cor contrìtum, et humiliàtum, Deus, non despìcies.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato tu, o Dio, non disprezzi.
Benìgne fac, Dòmine, in bona voluntàte tua Sion: * ut aedificèntur muri Jerùsalem.
Nel tuo amore fa’ grazia a Sion, rialza le mura di Gerusalemme.
Tunc acceptàbis sacrifìcium justìtiae, oblatiònes, et holocàusta: * tunc impònent super altàre tuum vìtulos.
Allora gradirai i sacrifici prescritti, l’olocausto e l’intera oblazione, allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.

“O beata et benedicta et gloriosa Trinitas, Pater et  Filius et Spiritus Sanctus, tibi laus, tibi gloria, tibi gratiarum actio ab omni creatura; miserere, miserere, miserere nobis!
O beata, o benedetta, o gloriosa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, a Voi la lode, a Voi la gloria, a Voi l'azione di grazie da ogni creatura; Pietà, pietà, pietà di noi!”






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PREGHIERE DURANTE LA SANTA MESSA. Rivelazioni del Sacro Cuore di Gesù a santa Metilde


RIVELAZIONI DI SANTA METILDE: preghiere durante la S. Messa

Durante le preghiere segrete, il Signore le diede questa istruzione: "Quando si intona il Sanctus, ognuno reciti un Pater, pregando affinché con l'onnipotente, sapiente, dolce e benigno amore del mio Cuore, io lo prepari in modo che sia fatto degno di ricevermi spiritualmente nell'anima sua, ed io possa compiere in lui i miei eterni disegni, secondo tutto il mio divino beneplacito.
"Durante il Postcommunio, ognuno ancora ripeta questa versetto: Io ti lodo, o amore fortissimo; ti benedico, amore sapientissimo; ti glorifico, amore dolcissimo; ti esalto, amore infinitamente buono; in ogni cosa e per tutti i beni che la tua gloriosissima Divinità e beatissima Umanità si è degnata di operare in noi per mezzo del nobilissimo strumento del tuo Cuore e che opererà nei secoli dei secoli. Amen. - Ed io, quando. il Sacerdote darà la benedizione, lo benedirò in questo modo: "La mia onnipotenza ti benedica, la mia sapienza ti illumini, la mia dolcezza ti inebrii, e la mia benignità ti attiri ed a me ti unisca per sempre! Amen".



Fonte:
Capitolo V, Libro I, "IL LIBRO DELLA GRAZIA SPECIALE",
 RIVELAZIONI DI SANTA METILDE,
 VERGINE DELL'ORDINE, DI S. BENEDETTO 
- CON PREFAZIONE DI S. E. IL CARD. SCHUSTER ARCIVESCOVO DI MILANO -







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martedì 9 ottobre 2012

DIO E' AMORE


La fanciulla ebrea

di Hans Christian Andersen (trad. di Alda Manghi, copyr 1954  di Giulio Einaudi)

In una povera scuoletta, tra gli altri bambini, c'era anche una piccola ebrea, intelligente e buona; era la prima della classe, ma non poteva prender parte a tutte le lezioni: non doveva assistere all'ora di religione, poiché era in una scuola cristiana.
Le davano il libro di geografia da studiarsi per conto suo,  e  poteva fare il compito di aritmetica, ma  quello era presto fatto, e la lezione presto studiata; e cosi teneva davanti un libro spalancato, ma non lo leggeva, restava ad ascoltare, e ben presto il maestro notò che stava attenta quasi più di tutti gli altri.
-  Leggi il tuo libro, - le diceva con seria dolcezza, ma la piccola lo guardava con i suoi splendenti occhi neri, e se lui domandava qualcosa sapeva rispondere meglio di tutti gli altri. Aveva udito, compreso , e serbato in cuore quel che era stato detto.
Suo padre, poveretto, era un brav'uomo; quando aveva iscritto la figlia aveva posto come condizione che non le fosse insegnata la dottrina cristiana: farla uscire durante l'ora di religione sarebbe forse stato urtante per gli altri bambini, avrebbe risvegliato nel loro intimo troppi pensieri e sensazioni, e perciò essa era rimasta in classe, ma ora non si poteva più andare avanti cosi.
Il  maestro andò dal padre, e gli disse di allontanare la piccola dalla scuola, o di farla diventare cristiana. - Non posso resistere a quegli occhi ardenti, a quella profondità di sentimento, a quella specie di sete spirituale verso le parole del Vangelo! – dichiarò il maestro. Il padre allora scoppio in lacrime: - Per me, so solo ben poco della nostra religione, - disse, - ma sua madre era una vera figlia di Israele, convinta e forte nella sua fede, e al suo capezzale di
morte le promisi solennemente che la nostra creatura non sarebbe mai stata battezzata; devo mantenere la mia promessa, è come se  avessi fatto un patto con Dio.
         E la piccola ebrea fu tolta dalla scuola cristiana.
         E passarono diversi anni.
In una delle più piccole cittadine della Jutlandia una povera fanciulla di religione ebraica era al servizio di una modesta famiglia borghese: era Sara; i sui capelli erano neri come l’ebano, i suoi occhi scuri ma pieni di luce e di splendore, come hanno per solito le figlie dell’oriente. L’espressione della ragazza, ormai diventata grande, era la stessa che aveva avuto la bambina seduta nei banchi di scuola, quando ascoltava con lo sguardo pensoso.
Ogni domenica uscivano dalla chiesa il suono dell’organo e il canto dei fedeli, e giungevano fino alla casa dirimpetto, dove stava lavorando la giovane ebrea, sempre diligente e fedele. « Ricordati di santificare il sabato », questa era la sua legge, ma per lei il sabato era giorno di lavoro, e poteva santificarlo solo nel cuore, cosa che non riteneva sufficiente. « Ma che cosa sono mai, per Iddio, i giorni e le ore? »  Quel  pensiero era ormai  sorto dal profondo della sua anima, e poi la domenica era più adatta al raccoglimento, quando il suono dell’organo e i canti dei fedeli giungevano sino a lei, in cucina, dietro il lavandino, e anche là si spandeva la sacra pace di Dio. Allora leggeva il Vecchio Testamento, tesoro e proprietà del suo popolo, non leggeva altro, perché quel che le avevano detto il padre e il maestro quando era stata allontanata da scuola le era rimasto impresso nel profondo dell’anima, cioè la promessa data alla madre morente, che la piccola Sara non si sarebbe mai fatta cristiana, non avrebbe abbandonato la fede dei suoi padri. Il nuovo testamento  era per lei un libro sigillato, e doveva restare tale, eppure lì c’erano tante cose, che restavano tra i ricordi più luminosi della sua infanzia. Una sera, mentre era seduta in un angolo della sala, sentì che il padrone leggeva ad alta voce: poteva ascoltare anche lei, perché non era il Vangelo, ma un vecchio libro di storia, e quello poteva bene ascoltarlo. Era la storia di un vecchio cavaliere ungherese fatto prigioniero da un pascià turco, che lo aveva fatto aggiogare all’aratro assieme ai buoi, costringendolo ad andare avanti a forza di frustate, e lo aveva sottoposto a ogni sorta di ingiurie e di maltrattamenti.
         La moglie del cavaliere aveva venduto tutte le sue gioie, dato in  pegno il castello e le terre e gli amici avevano sborsato molto denaro, perché la somma richiesta per il riscatto era incredibilmente alta, ma si riuscì a metterla insieme, il cavaliere fu liberato dalla schiavitù e dal disonore, e tornò a casa, malato e sofferente. Ma ben presto fu nuovamente proclamata la lotta contro i nemici del cristianesimo, il malato ne sentì parlare, e non ebbe più un momento di pace: si fece issare sul suo cavallo, il sangue gli tornò alle guance, parve riacquistare le forze, e partì verso la vittoria.
         Quello stesso pascià che lo aveva aggiogato all’aratro, ingiuriato e fatto soffrire cadde ora suo prigioniero, e come tale fu condotto fin nelle prigioni del castello. Dopo neppure un’ora di prigionia, il cavaliere andò dal suo prigioniero e gli chiese:
-         Cosa credi che ti aspetti?
-         Lo so bene, - rispose il turco,  - la vendetta!
-         Sì, la vendetta cristiana, - replicò il cavaliere. – Il cristianesimo ci comanda di perdonare i nostri nemici e di amare il nostro prossimo. Dio è amore! Torna in pace in patria, dai tuoi cari, e sii buono e misericordioso con quelli che soffrono!
Allora il prigioniero scoppiò in lacrime: - Come avrei potuto pensare possibile una cosa del genere! Ero certo che mi aspettavano torture e supplizi, e per questo ingoiai un veleno che mi  ucciderà in poche ore. Dovrò morire, non c’è rimedio, ma prima annunciami la dottrina che abbraccia in sé un tale amore e una tale grazia: essa è grande e divina! Fa’ che io muoia in essa, muoia cristiano!  -  E la  sua preghiera venne esaudita.

Ecco la leggenda, la storia, che veniva letta ad alta voce, ed essa fu ascoltata e seguita da tutti, ma nessuno ne fu acceso e infiammato più della ragazza seduta in un cantuccio, Sara, la domestica, la giovane ebrea; grandi lacrime pesanti le imperlarono gli occhi lucenti e neri come il carbone, ed essa rimase lì con l’animo di una bambina, come una volta sui banchi di scuola, compresa della grandezza del Vangelo. Le lacrime le scorrevano giù per le guance.
« Non far diventare cristiana la mia bambina! » erano state le ultime parole della sua mamma, sul letto di morte, ed esse le risonavano ancora nell’anima e nel cuore, insieme a quelle del comandamento: « Onora il padre e la madre! »
- Ma io non sono diventata cristiana! Mi chiamano l’ebrea, i figli del vicino me l’hanno gridato come un ‘ingiuria l’altra domenica, quando mi fermai davanti alla porta aperta della chiesa a guardar dentro, dove le candele brillavano sull’altare, e i fedeli cantavano. Da quando andavo a scuola fino a oggi, ho sentito la forza del cristianesimo; essa è come un raggio di sole, anche se chiudo gli occhi illumina egualmente il mio cuore; ma io non ti addolorerò nella tomba, mamma! Non verrò meno alla promessa che ti diede mio padre! Non voglio leggere la Bibbia cristiana, io ho il Dio dei miei padri, sarà l’unico mio sostegno.
            E passarono molti anni.
            Il padrone morì, la padrona si trovò in misere condizioni finanziarie, si dové fare a meno della donna di servizio, ma Sara non se ne andò: essa fu l’aiuto nella sventura, fu lei a mandare avanti le cose, lavorò fino a tarda notte, procurò il pane col lavoro delle sue mani; non c’era nessun parente che potesse occuparsi della famiglia, e la padrona divenne ogni giorno più debole, e fu costretta al letto per mesi e mesi. Sara la vegliò, la curò, lavorò, sempre dolce e pia, una vera benedizione per quella povera casa.
- Lì c’è la Bibbia, - le disse la malata, - leggimela un poco in questa lunga sera, il mio cuore anela di sentire la parola di Dio!
            Sara piegò il capo: le sue mani si giunsero sulla Bibbia, essa l’aprì e la lesse alla malata; spesso le venivano le lacrime agli occhi, ma questi diventavano sempre più luminosi, e si fece luce anche nel suo cuore:  « Mamma, tua figlia non si farà battezzare, non farà parte della comunità cristiana: tu hai ordinato così, e io onorerò la tua volontà; per quanto riguarda questa terra siamo d’accordo, ma nell’al di là esiste un’armonia più grande, in Dio: Egli ci guida oltre la morte! Egli scende sulla terra, e dopo averla fatta languire la ricopre di ricchezze! Io comprendo tutto questo! Non so io stessa come sia stato, ma ciò è avvenuto con Lui, in Lui, in Cristo! »
            Ed essa tremò nel pronunciare il santo nome, e un battesimo di fiamma la irradiò, con maggiorr violenza di quel che il corpo potesse sopportare, e così si piegò, divenuta più debole della malata che essa vegliava.
- Povera Sara, - dissero, - è estenuata dal lavoro e dalla veglia.
La portarono all’ospedale dei poveri, e lì morì, e di lì venne portata alla tomba, ma non fu seppellita nel cimitero cristiano, non era un posto adatto per un’ebrea, no, le dettero sepoltura fuori, vicino al muro.
E il sole di Dio, che splendeva sulle sepolture dei cristiani brillò anche sulla tomba della fanciulla ebrea, dall’altra parte del muro, e i salmi cantati nel cimitero cristiano giunsero fino alla sua tomba, e arrivò fino a lei l’annuncio della resurrezione in nome di Cristo, di Lui, il Signore che disse ai suoi discepoli: «Giovanni battezzò con l’acqua, ma voi sarete battezzati nello Spirito Santo!»






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martedì 25 settembre 2012

DIFESA DELLA VITA CONTRO LA CULTURA DELLA MORTE


GIORNATA PER L'ABORTO
 ATTO D'INCIVILTÀ SUPREMA
RIPARIAMO SUBITO!

Venerdì 28 settembre verrà celebrato il "Global Day of Action for Access to Safe and Legal Abortion": si manifesterà pubblicamente, cioè, per chiedere che le norme giuridiche che nel mondo già consentono la soppressione della vita umana innocente quando essa è ancora nel grembo della madre vengano ulteriormente liberalizzate.

L’iniziativa giunge in concomitanza con le nuove direttive tecniche riguardanti l’aborto emanate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che punta al medesimo obiettivo. Il documento, intitolato “Safe abortion:  technical and policy guidance for health systems” (“Aborto sicuro: guida tecnica e politica per il sistema sanitario”) afferma tra le altre cose:

“(…) I professionisti sanitari che invocano l’obiezione di coscienza devono avviare la donna ad un altro professionista con buona formazione e disposto a fare l’intervento, lavorando nello stesso centro sanitario o in un altro centro d’accesso facile autorizzato alla pratica secondo la legislazione nazionale. Quando questo avvio non è possibile, il professionista sanitario che ha delle obiezioni sull’aborto deve praticarlo lui stesso per salvare la vita della donna o per evitare danni alla sua salute”.

Di fronte all’invecchiare dei propri militanti, alla mancanza di entusiasmo delle femministe odierne e alla riduzione dei medici che praticano l’aborto, le lobby pro-morte utilizzeranno l’ imposizione dell’aborto “sempre e comunque” per far avanzare la cultura pro morte.

Venerdî 28 settembre si svolgeranno così manifestazioni a favore dell'aborto in più di 30 Paesi del mondo, con il prevedibile vasto e ricco appoggio di stampa, forze politiche, organizzazioni attivistiche.


Si tratterà, cioè, di un'autentica

GIORNATA PER L'ABORTO

Vale a dire una vera e propria celebrazione della

CULTURA DELLA MORTE


Occorre dunque REAGIRE ADESSO!

Indirizzi al direttore del suo giornale un’e-mail di profonda indignazione e protesta. Se vuole potrà copiare e incollare questo messaggio:

Egr. Direttore,

ho appreso che in data 28 settembre gli abortisti di tutto il mondo manifesteranno pubblicamente per chiedere l'abolizione degli ultimi ostacoli all'aborto libero: tra questi l'obiezione di coscienza. Come lettore del suo giornale mi piacerebbe leggere una vostra presa di posizione contro questo nuovo attacco alla vita nascente e al sacro diritto alla libertà di coscienza del personale medico, fatta dalla lobby dell'aborto.

Cordialmente,

Firma__________


Bisogna però soprattutto pregare e domandare di pregare affinché la suddetta "giornata mondiale per l'aborto" fallisca i propri intenti, trasformandosi in un fiasco colossale. Impegniamoci allora nella recita del santo Rosario, venerdì 28 settembre stesso, pregando Maria Vergine e Madre con questa precisa intenzione.

Facciamo celebrare sante Messe di riparazione.

LA DIFESA DELLA VITA VALE SEMPRE
QUALCHE MINUTO DEL NOSTRO TEMPO




Adesioni
Campagna Voglio Vivere

Marco Respinti





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domenica 16 settembre 2012

NON TUTTE LE PAROLE DEL "MALIGNO" SONO MALVAGIE




IN FIAMME IL CONSOLATO AMERICANO A BENGASI IN LIBIA


           Da decenni l'Occidente esporta democrazia nel Medio Oriente. Lo fa con i bombardamenti, con   l'occupazione militare, con presidi, basi, portaerei. Lo fa sempre (chi lo può negare?) a fin di bene. E' per una questione di civiltà. E' nel nostro DNA civilizzare il mondo, dallo sterminio degli indiani d'America, al genocidio degli indios, alla caccia grossa agli aborigeni d'Australia, alla colonizzazione dell'Africa, oggi lasciata in eredità dagli Stati alle multinazionali. Immensi bagni di sangue per affermare la superiorità morale e religiosa degli europei, ma soprattutto quella economica.
Il film che insulta l'Islam e Maometto non è la causa dell'incendio che dilaga nei Paesi musulmani, è solo l'ennesima muleta rossa sventolata in faccia a chi non tollera più ingerenze da parte dell'Occidente. Forse si tratta di un salto, di un punto di non ritorno, di un "tipping point" per una situazione diventata insostenibile o forse no, ma le violenze si ripeteranno ancora e ancora fino a quando Stati Uniti e Europa non avranno levato le tende.
L'Iraq è stato devastato da una guerra dichiarata dagli Stati Uniti a causa di "armi di distruzione di massa" inesistenti. Qualcuno ha chiesto scusa agli iracheni? Qualcuno ha processato Bush per crimini contro l'umanità? Non mi risulta. L'Afghanistan è occupato dalle forze della Nato, Italia inclusa, senza nessuna ragione. Non vi sono prove del coinvolgimento del governo afgano nell'attacco alle Torri Gemelle.
  L'Afghanistan era uno Stato sovrano a cui è stata dichiarata una guerra. Vi sono stati decine di migliaia di morti civili sotto le bombe dei droni. Qualcuno ha chiesto scusa agli afgani? La "No fly zone" per gli aerei libici è stata trasformata in una "Yes fly zone" per i bombardieri americani, francesi, inglesi e italiani. Solo pochi mesi prima Gheddafi, ricevuto con tutti gli onori al Quirinale e a Palazzo Chigi, aveva sottoscritto un solenne trattato di pace con l'Italia.
Ora la Siria, dove si affrontano le spietate forze governative (e probabilmente lo sono), alleate, tollerate e giustificate per un quarto di secolo dall'Occidente, e i cosiddetti ribelli armati dai Paesi del Golfo con il sostegno di Al Qaeda e delle intelligence occidentali. Alla destabilizzazione completa del Medio Oriente mancano ancora l'intervento della Turchia nel teatro di guerra e un attacco all'Iran. Le primavere arabe volgono all'inverno. Forse, non ci sono mai state.
16 settembre 2012


OPO L'ANNUNCIO SU "FABBRICA ITALIA"

Della Valle: "Marchionne incapace è lui vero problema della Fiat"





   Ieri, all'annuncio dell'intenzione di rivedere il futuro di "fabbrica Italia", sull'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne erano piovuti i prevedibili strali della Fiom e della sinistra, Nichi vendola in testa. Ma oggi Marchionne è finito nel mitino di un altro imprenditore (con malcelate ambizxioni politiche): Diego Della Valle, per il quale Marchionne è "inadeguato", e costituisce insieme agli azionisti (Agnelli e John Elkann in testa) "il vero problema" della casa torinese, perchè "sta facendo le scelte sbagliate o, peggio ancora, le scelte più convenienti senza minimamente curarsi degli interessi e delle necessità del Paese".
Per Della Valle "continua questo ridicolo e purtroppo tragico teatrino degli annunci ad effetto da parte della Fiat, del suo inadeguato Amministratore Delegato e in subordine del Presidente. Assistiamo infatti da alcuni anni a frequentissime conferenze stampa nelle quali, da parte di questi Signori, viene detto tutto e poi il contrario di tutto, purchè sia garantito l’effetto mediatico, che sembra essere la cosa più importante da ottenere, al di là della qualità e della coerenza delle cose che si dicono. Marchionne e Company hanno superato ogni aspettativa riuscendo, con alcune righe, a cancellare importanti impegni che avevano preso nelle sedi opportune nei confronti dei loro dipendenti, del Governo e quindi del Paese. E’ bene comunque che questi 'furbetti cosmopoliti' - chiude la nota - sappiano che gli imprenditori italiani seri, che vivono veramente di concorrenza e competitività, che rispettano i propri lavoratori e sono orgogliosi di essere italiani, non vogliono in nessun modo essere accomunati a persone come loro".
 15 settembre 2012




giovedì 6 settembre 2012

Promessa a Santa Brigida: l'aiuto della Madonna ai peccatori che l'invocano.


Quanto è pronta Maria ad aiutar chi l'invoca.
                        

  



È dolce la promessa che su di ciò il medesimo Signore fece intendere a S. Brigida. Si legge nel libro I delle sue Rivelazioni al capo 50[1], che un giorno questa santa intese parlar Gesù colla Madre, e che le disse: Nulla erit petitio tua in me, quae non audiatur: Madre mia, cerca da me quanto vuoi, ch'io niente mai ti negherò di quanto dimanderai; e sappi, poi soggiunse, che tutti coloro che per amor tuo mi cercheranno qualche grazia, benché siano peccatori, purchè abbian essi volontà di emendarsi, io lor prometto di esaudirli: Et per te omnes qui per te petunt misericordiam, cum voluntate se emendandi, gratiam habebunt.

S. Alfonso Maria de’ Liguori
Le Glorie di Maria. Cap. 4.  § 1.
 



[1]  …Rispose la Madre: Lode e onore a te, Signor mio. E subito soggiunse al Figlio: Il quarto luogo è il mondo e quelli che l'abitano hanno bisogno di tre cose: della contrizione dei peccati, della soddisfazione, della fortezza per fare il bene.
Rispose il Figlio: Chiunque avrà invocato il tuo Nome e nutrirà in te speranza col proposito di emendarsi, avrà queste tre cose e poi il Regno dei cieli. È tanta infatti la dolcezza nelle tue parole, che io non posso rifiutarti quel che chiedi, perché altro non vuoi che quel ch'io voglio. Tu infatti sei come una fiamma, la quale fa luce e arde, e dalla quale si accendono i lumi spenti e quelli che mai furono accesi prendono vigore; così per la tua carità, che mi rapì il cuore ed a te m'attrasse, risorgeranno quelli che per i peccati sono morti e si rafforzeranno nella mia carità coloro che sono tiepidi come nerofumo.

Rivelazioni di S. Brigida di Svezia. (ST BIRGITTA OF SWEDEN. Revelaciones. LIBRO PRIMO – Capitolo cinquantesimo)

martedì 4 settembre 2012

Cardinale Carlo Maria Martini: «La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni»


UNA  VOCE FUORI DAL CORO


Lettera 5 a Dagospia il 4 settembre 2012.

E' morto il Card. Martini. Come da prassi clero istituzionale, è stato immediatamente "canonizzato" e il suo operato enfatizzato come se avesse salvato l'umanità da pericoli mortali. Fatto salvo il rispetto che si deve per qualunque defunto, l'ossequio per un Ministro di Dio, e l'altro ossequio, assai più importante e doveroso che si deve nei confronti di Gesù Cristo e della vera dottrina, rimane sacrosanto l'obbligo di ricordare il "pensiero Martini" senza manipolazioni e strumentalizzazioni di sorta e di parte.

Il Card. Martini, non è scandaloso ricordarlo, veniva considerato e chiamato l'Anticristo in non pochi ambiente cattolici. Il "marchio" dell'Anticristo gli piombò addosso giacché invece di far comprendere al mondo il magistero della Chiesa e della parola di Cristo, aveva fatto sue le istanze del mondo laico, secolarizzato e "adulto": revisione del celibato ecclesiastico, sacerdozio alle donne, apertura agli omosessuali e alle coppie di fatto, apertura a qualunque esperimento genetico, omologo o eterologo, comprese certe forma di eutanasia, dubbi sul Primato del Papa, dialogo alla pari con atei e agnostici, dialogo interreligioso "allegro" con tutte le religioni e messe in tutte le lingue tranne che quelle della tradizione cattolica.
Tra gli innumerevoli bastoni conficcati nella barca di Pietro, da ricordare il suo totale dissenso per l'Humanae Vitae, l'enciclica che condannava l'aborto (ndr: l’enciclica condannava inoltre  sterilizzazione e contraccezione). A suffragare la teoria del "Martini Anticristo", ci pensò addirittura il libro del Card. Biffi "Pinocchio, Peppone, l'Anticristo e altre divagazioni". Ovviamente senza citarlo, l'ex Cardinale di Bologna, smontò punto per punto le dottrine sacrileghe del novello Lutero. Secondo molti altri commentatori, il contro ministero del mancato riformatore Martini, costituì la prova tangibile del "fumo di satana" entrato nel Vaticano, profetizzato da Paolo VI nel 1972. Ora che la sua anima è nelle mani del Creatore, pregare per l'uomo di Dio Martini è doveroso. Come rimane altrettanto doveroso non strumentalizzare le sciocchezze del comune "peccatore" Martini, per tentare di protestantizzare e modernizzare una Chiesa Cattolica, già troppo a sinistra di Dio. Per fortuna, Ratzinger c'è!

Gianni Toffali Verona