La pace sia con te

venerdì 22 giugno 2012

L'EUROPA HA BISOGNO DI CRISI, E DI GRAVI CRISI

Gli stupidi non si distraggono mai, i cattivi qualche volta



Mario Monti pochi giorni fa ha dichiarato nuovamente (il "superlavoro" lo rende forse distratto?) che lo scopo finale dell’attuale crisi è di creare un’unione politica europea. (Quindi si potrebbe dedurre che qualcuno vuole la crisi per fare passi in avanti verso l'unione politica dell'Europa)

Monti infatti  dichiara che quando si manifesta fortemente la crisi, politici e cittadini sono "disposti a cedere la propria sovranità"...

Diceva esattamente questo, Mario Monti, già "in tempi non sospetti" in una lezione tenuta all'Università Internazionale degli Studi Sociali Luiss Guido Carli risalente al febbraio 2011: "Nei momenti di crisi più acuta, progressi più sensibili. Rientro dell'emergenza della crisi: affievolimento della volontà di cooperare. Non dobbiamo sorprenderci che l'Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell'Europa sono per definizione cessioni di parti di sovranità nazionali a un livello comunitario. E' chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini alla collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c'è una crisi in atto, visibile, conclamata. Abbiamo bisogno delle crisi, come il G20, come gli altri consessi internazionali, per fare passi avanti. Ma quando una crisi sparisce, rimane un sedimento, perché si sono messe in opera istituzioni, leggi eccetera, per cui non è pienamente reversibile".

domenica 17 giugno 2012

LUISA PICCARRETA. L'anima è più necessaria del corpo



I castighi servono per il bene delle creature.

(1) Questa mattina il mio adorabile Gesù non ci veniva. Dopo molto aspettare è
venuto e mi ha detto:
(2) “Figlia mia, la miglior cosa è rimetterti in Me ed al mio Volere, onde rimettendoti in
Me, essendo Io pace, ancorché vedessi mandare castighi, resteresti in pace, senza
provare turbazione”.
(3) Ed io: “Ah! Signore, sempre là andate, ai castighi. Placatevi una volta e non più
flagelli. E poi, non posso rimettermi al vostro Volere a questo riguardo”.
(4) E Lui ha soggiunto: “Non posso placarmi. Che diresti tu se vedessi una persona
denudata, e che invece di coprire la sua nudità, badasse ad ornarsi di gingilli, lasciando
le parti più necessarie esposte alla nudità?”
(5) Ed io: “Mi farebbe orrore a vederla, e certo l’avrei biasimata”.
(6) E Lui: “Ebbene, tali sono le anime, denudate del tutto, non hanno più virtù che le
coprano, onde è necessario che le percuota, le flagelli, le spoglie, per farle rientrare in
loro stesse e farle badare alla nudità delle loro anime, più necessario che non è il corpo.
E se Io ciò non facessi, baderei ai gingilli, come la persona da te biasimata, le quale
sono le cose che si riferiscono al corpo, e non baderei alla cosa più essenziale, qual è
l’anima, che l’hanno ridotta sì mostruosa da non più riconoscersi”.


dal Libro di Cielo
“Il Regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature. Il richiamo delle
creature nell’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio”.
Serva di Dio Luisa Piccarreta
3-96.      Luglio 16, 1900

http://www.fiat-fiat-fiat.com/fiatnav.html

LUISA PICCARRETA. I nemici più potenti dell’uomo.


I nemici più potenti dell’uomo sono: L’amore
ai piaceri, alle ricchezze, ed agli onori

(5) Ed avendomi lasciata molto sofferente, il mio diletto Gesù non faceva altro che
andare e venire. Dopo ciò ha preso l’aspetto di crocifisso, e mi ha partecipato le sue
pene, e mi ha detto:

(6) “Figlia mia, i nemici più potenti dell’uomo sono:

 L’amore ai piaceri, alle ricchezze, ed agli onori, che rendono infelice l’uomo, perché questi nemici s’intromettono fin nel cuore e lo rodono continuamente, l’amareggiano, l’abbattono, tanto, da farli perdere tutta la felicità, ed Io sul Calvario sconfissi questi tre nemici, ed ottenni grazia per l’uomo di
vincerli anch’esso, e gli restituii la felicità perduta. Ma l’uomo sempre ingrato e
sconoscente, rigetta la mia grazia, ed ama accanitamente questi nemici, che mettono il
cuore umano ad una tortura continua”.
(7) Detto ciò ha scomparso, ed io comprendevo con tale chiarezza la verità di queste
parole, che mi sentivo un aborrimento, un odio contro di questi nemici.
(8) Sia benedetto sempre il Signore e tutto per sua gloria.



dal Libro di Cielo
“Il Regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature. Il richiamo delle
creature nell’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio”.
Serva di Dio Luisa Piccarreta
4-18. ottobre 12, 1900

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LUISA PICCARRETA. La rassegnazione


La medicina più salutare ed efficace negli
incontri più tristi della vita, è la rassegnazione.



...(6) “La medicina più salutare ed efficace negli incontri più tristi della vita è la
rassegnazione. Tu col disperarti, invece di prendere la medicina, ti stai prendendo il
veleno come uccidere l’anima tua. Non sai tu che il rimedio più opportuno a tutti i mali,
la cosa principale che ci rende nobili, ci divinizza, ci rassomiglia a Nostro Signore ed ha
virtù di convertire in dolcezza le stesse amarezze, è la rassegnazione? Che cosa fu la
vita di Gesù sulla terra, se non continuare il Volere del Padre, e mentre stava in terra,
stava unito col Padre in Cielo? Così l’anima rassegnata mentre vive in terra, l’animo e la
volontà sua sta unita con Dio nel Cielo. Si può dare cosa più cara e desiderabile di
questa?”...


dal Libro di Cielo
“Il Regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature. Il richiamo delle
creature nell’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio”.
Serva di Dio Luisa Piccarreta

4-26.     Ottobre 31, 1900
http://www.fiat-fiat-fiat.com/fiatnav.html

sabato 31 marzo 2012

QUANTO COSTANO I DERIVATI ALL'ITALIA GRAZIE A DRAGHI ?

SCANDALO DERIVATI: GRAZIE DRAGHI!




Questo è un post brevissimo, per unirmi ai pochissimi che chiedono chiarimenti su una delle notizie più importanti delle ultime settimane, ma passata sotto traccia. Ben pochi l’hanno trattata e quasi mai in prima pagina. Trattasi dei 2,6 miliardi di euro pagati dallo Stato italiano per chiudere una posizione aperta su un derivato. Un economista del calibro di Alessandro Penati ha sollevato il problema l’altro giorno (leggi qui), ora Il Fatto Quotidiano rivela che quando fu firmato quel contratto, nel 1994, Mario Draghi era direttore generale del Tesoro. Chi legge Il cuore del mondo non si sorprenderà: è noto che Draghi, oggi rispettatissimo custode della Banca centrale europea, ha saputo stabilire ottime relazioni con certe banche d’affari newyorchesi e non a caso è stato anche vicepresidente di Goldman Sachs.

Scandaloso è che ancora oggi non si sappia a quanto ammonti l’esposizione dell’Italia sul mercato dei derivati.Ma tutto torna: il ruolo di Draghi, di un certo mondo finanziario e, naturalmente, il silenzio di Mario Monti. Strano governo quello guidato del Professore: implacabile fustigatore del malcostume nazionale, con qualche notevole eccezione, di tanto in tanto appare affetto da improvvisa amnesia…

E qui non si parla di scandali da poche centinaia di migliaia di euro e nemmeno di milioni, non di squallide tangenti, ma di affari da miliardi di euro, forse addirittura 160 miliardi. Dicasi 160.

Abbiamo o no, il diritto di sapere?

Marcello Foa
da:
http://blog.ilgiornale.it/foa/2012/03/26/i-derivati-draghi-e-litalia-che-sborsa-abbiamo-diritto-di-sapere/

venerdì 17 febbraio 2012

IL MISTERO S'INFITTISCE: SEQUESTRATI ALTRI SEIMILA MILIARDI DI DOLLARI DI TITOLI DI STATO USA FALSI

(ANSA) - Titoli di stato Usa falsi, per un valore di seimila miliardi di dollari - più del doppio dell'intero debito pubblico italiano - sono stati sequestrati in Svizzera dai carabinieri del Ros per ordine della Procura della Repubblica di Potenza. I titoli falsi erano contenuti in tre casse, solo apparentemente della Federal Reserve.

La "totale falsità " dei titoli, apparentemente emessi nel 1934 dalla Federal Reserve, è stata accertata da funzionari della stessa Banca centrale americana e da personale in servizio presso l'Ambasciata Usa a Roma. Dalle indagini - che hanno portato oggi all'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare nei riguardi di otto persone - è emerso che le tre casse, con i titoli falsi, erano state trasportate da Hong Kong a Zurigo nel gennaio del 2007 e prese in carico da una società fiduciaria elvetica.

 
Da collegare con quest'altra notizia di due anni e mezzo fa:


Fermati giapponesi e filippini: forse tentavano una truffa - Il mistero dei bond falsi - Miliardi verso la Svizzera - Titoli di Stato Usa. «Risalgono agli anni ’30»

MALPENSA (Varese) — Già la prima volta sembrava impossibile: 131 miliardi (miliar­di!) di dollari Usa in titoli di Stato sequestra­ti in un colpo solo a due giapponesi. Accade­va all’inizio di giugno alla frontiera ferrovia­ria italo-svizzera di Chiasso. Mistero sulla lo­ro provenienza e sulla loro destinazione. Adesso il mistero si moltiplica per due per­ché lo scorso agosto uno stock quasi identi­co di bond americani è stato intercettato al­l’aeroporto di Malpensa nel bagaglio di due filippini diretti in Svizzera: stavolta addirittu­ra 180 miliardi di dollari, l’equivalente del de­bito di un Paese come il Brasile, roba in gra­do di terremotare l’intero mercato finanzia­rio del pianeta.

Chi sta cercando di piazzare una quantità di bond e obbligazioni per un valore pari a due punti di pil americano? E cosa sarebbe successo se a Chiasso e a Malpensa non fos­sero intervenuti gli uomini in divisa? A far rientrare parzialmente l’allarme c’è una noti­zia dell’ultima ora che trapela dagli ambienti investigativi: i titoli bloccati a Malpensa so­no quasi certamente delle patacche. E quasi certamente lo sono anche quelli di Chiasso perché i due carichi appartenevano quasi in­teramente alla stessa partita: titoli — in appa­renza — emessi dal governo americano ne­gli anni ’30, all’indomani della Grande De­pressione. La Guardia di Finanza di Malpen­sa attende nelle prossime ore una mail dagli Stati Uniti: sarebbe la conferma che quella trasportata dai due filippini è in realtà solo carta straccia.



«Ma di certo nessuno ha interesse a dire che i bond di Malpensa e Chiasso sono ve­ri... » si lascia maliziosamente sfuggire uno degli inquirenti. Senza dubbio: se i titoli ve­nissero messi tutti all’incasso, le finanze Usa andrebbero a fondo in un battibaleno e lo Stato dovrebbe dichiarare bancarotta. Ma il giallo finanziario resta tutto. L’ultimo capito­lo lo hanno scritto a Ferragosto i finanzieri all’aeroporto milanese, controllando il conte­nuto di due valigette 24 ore in mano a una coppia di viaggiatori con passaporto filippi­no: 180 miliardi di dollari, seppur non in contanti, una cifra comunque sbalorditiva e senza precedenti. I due fanno scena muta di fronte alle do­mande degli inquirenti e per loro scatta (e perdura) l’arresto, anche perché la Finanza ha ben presente quanto accaduto due mesi prima ai loro colleghi di Chiasso. Ai primi di giugno, su un treno diretto a Basilea ci sono due distinti signori giapponesi, Akihiro Yamaguchi e Mitsuyoshi Watanabe: in un doppio fondo delle loro valigie ci sono bond americani per 131 miliardi di dollari. Una pic­cola parte del carico è costituita da «Kenne­dy bonds» emessi fino agli anni ’90 e così chiamati perché riportano l’effigie del presi­dente ucciso a Dallas; la maggior parte, inve­ce, sono titoli antecedenti la Seconda Guerra mondiale. «Ai finanzieri i due dissero che si trattava di reperti storici senza valore», ricor­da l’avvocato comasco Massimo Scopelliti che fu chiamato come difensore d’ufficio. Sa­rà, ma perché nascondere dei souvenir in un doppio fondo?



Yamaguchi e Mitsuyoshi vengono subito rilasciati dalle autorità italiane e da allora so­no spariti. La notizia fa quasi subito il giro del mondo scatenando specie negli Usa rea­zioni ufficiali e fantasiose congetture. Una fo­to dei titoli sequestrati viene inviata via mail a Washington e il 19 giugno Stephen Meye­rhardt, portavoce del Tesoro americano di­chiara: «Quei titoli sono falsi». Ma il giudizio si basa solo su una immagine scannerizzata e su una considerazione: di quelle obbligazio­ni negli anni ’30 ne risultano emesse per un valore di 105 miliardi, molto meno dunque di quanto sequestrato a Chiasso. Si aggiunge al coro anche Darrin Blackford, «spokeman» della Cia che il 25 giugno dichiara: «Quei tito­li non sono stati emessi dal governo Usa». Ma le fonti, benché ufficiali, non rassicura­no la stampa americana: il Financial Times arriva a ipotizzare lo zampino della mafia nel traffico dei bond, ma è solo una ipotesi che appare più dettata dal folclore (se quei titoli vengono dall’Italia, deve esserci per forza di mezzo il Padrino). Il «carico da 11» ce lo mettono invece qual­che giorno dopo l’agenzia Asia News e il gior­nalista americano Hal Turner: i titoli sono ve­ri e il governo giapponese sta tentando di li­quidarli perché non crede più nelle possibili­tà del governo Usa di far fronte al suo debito pubblico; a supporto della tesi viene aggiun­to un particolare suggestivo: uno dei due bu­sinessmen giapponesi transitati da Chiasso è imparentato con un alto dirigente del Teso­ro giapponese. Ma Turner non è in grado di citare le fonti del suo scoop e la sparata si riduce a un semplice fuoco d’artificio.

Su Internet a questo punto circola una nuova versione: durante la Seconda guerra, diversi Paesi belligeranti hanno stampato e messo in circolazione moneta e titoli dei Pae­si nemici perfettamente contraffatta. Ecco perché dei giapponesi (o dei filippini) sono in possesso di titoli americani degli anni '30, ecco perché quanto sequestrato a Chiasso e Malpensa può essere gettato nel cestino. Se anche così fosse, resta in piedi un interroga­tivo: quale era lo scopo dei corrieri dei bond? Secondo fonti della Finanza italiana l’obietti­vo era depositarne una piccola parte in ban­che svizzere a mo’ di garanzia e sperare in questo modo di ottenere denaro contante. Nessun terremoto finanziario planetario, in­somma, ma solo una versione di Totò e Pep­pino con gli occhi a mandorla. Una risposta definitiva è attesa nei prossi­mi giorni: a Como si riunirà una commissio­ne di esperti Usa che esaminerà «de visu» i bond di Chiasso, la Finanza di Malpensa an­nuncia la chiusura delle indagini per i prossi­mi giorni.

Claudio Del Frate

20 settembre 2009
Link: http://www.corriere.it/
http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_20/bond_falsi_delfrate_661f9a3e-a5c6-11de-a2a4-00144f02aabc.shtml

20.09.2009





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martedì 14 febbraio 2012

GRECIA: Volere aiuti? Comprare armi!

Se l’Europa tedesca assassina la Grecia


 http://www.ilgiornale.it/interni/se_leuropa_tedesca_assassina_grecia/14-02-2012/articolo-id=571969-page=0-comments=1


Non c’è pietà per i greci. Non ce l’ha l’Europa, la Merkel, Sarkozy, tutti gli altri che guardano e pensano «speriamo non accada anche a noi», non ce l’hanno neppure tutti i governi greci che hanno illuso i greci di poter vivere con stipendi statali lussuosi e sprechi di denaro pubblico. Il piano per salvare Atene dalla bancarotta costringerà almeno tre generazioni di greci a faticare per pagare i debiti. A questo punto, pare, questa è l’unica strada. Non ci sono alternative. Ma quella gente in piazza che assalta il Palazzo, disperata, preoccupata, senza prospettive è il segno di un altro fallimento: quello dell’Europa.

Si può stare a discutere una vita sulle responsabilità della Grecia. Qualcuno dice che si è meritata il default, altri sostengono che ha barato, ma una cosa è certa, una comunità di Stati che lascia naufragare uno dei suoi membri ha tradito la sua funzione. A che serve la Ue se il risultato è questo?

Quella che abbiamo davanti è una confederazione abortita, un’utopia scaduta, un castello di sabbia che si sta sgretolando con l’alta marea. La chiamano Europa ma agli occhi di chi ci vive appare solo come un pachiderma che fa gli interessi della Germania o della Francia. Sono le due nazioni più forti dell’area euro e fanno valere il loro peso, ma se tutta questa architettura carica di parole e ideali alla fine serve solo a fare gli interessi delle banche e delle industrie, come quella bellica, care a Sarkozy o alla Merkel si faceva prima ad accettare un protettorato di Parigi e Berlino. L’Europa significa sottomettersi.

Il Wall Street Journal ha rivelato qualcosa che fa apparire paradossale e amara questa situazione. La Grecia è il quinto importatore mondiale di armi. Il Paese europeo con le più alte spese militari: ogni anno più del 3% del Pil se ne va per la difesa. O meglio, per comperare gli scarti militari di Francia e Germania. Come accade con le colonie, da sfruttare e da ricattare. Perché è questa la miseria di quello che sta accadendo. Merkel e Sarkozy avrebbero imposto l’acquisto di sottomarini, navi, elicotteri e carri armati come condizione per sbloccare il piano di aiuti alla Grecia. Uno scambio senza prospettiva. Volete il prestito? Comprate le armi. Sembra uno di quegli affari in cui in certe terre di malavita non si può dire di no. Pazienza se poi per pagare quel regalo imposto dagli amici ti indebiti per tutta la vita.

È questa l’immagine che l’Euro sta dando di sé. L’Europa uguale miseria. Eccola la grande utopia, quella che doveva dare una prospettiva di pace e speranza al caro e vecchio continente. L’Europa come sinonimo di povertà. È evidente che quelli che dovevano realizzarla, questa utopia, non ci hanno creduto. È evidente che la Germania continua a pensare agli interessi economici e geopolitici della Germania e la stessa cosa fa la Francia. All’inizio della crisi per salvare la Grecia bastavano 30 miliardi di euro, ma l’Europa voleva dare l’esempio, l’Europa doveva vendere carri armati. Pedagogia e sfruttamento.

Ma c’è di più. L’Europa con il volto dei tecnocrati sta anche rinnegando la democrazia.

L’Europa, la Bce e tutte le istituzioni finanziarie non si fidano degli elettori. Sono loro a esprimere gradimento su chi deve governare. Lo hanno fatto in Grecia e lo fanno in Italia. Monti non ha bisogno di chiedere agli italiani se può o non può governare, gli basta il riconoscimento della Bce, di Berlino, di Parigi, e di tutti gli uomini in grigio che decidono le sorti di questo o quel Paese. Monti non ha bisogno del voto del Parlamento, gli basta mettere la fiducia e la firma di Napolitano. Convinti loro, convinti tutti. Dicono che è una fase di emergenza, transitoria, a tempo determinato. Magari sarà così, ma non è detto che sia poi facile invertire questo corso. L’Europa dei tedeschi ci sta abituando all’idea che le elezioni sono inutili, costose e perfino dannose.

L’Europa dei tedeschi ci dice che il mercato globale, la finanza scettica, ha bisogno di scelte veloci, efficaci. Non c’è tempo per la politica, servono tecnici designati dall’alto. Non c’è neppure spazio per la dissidenza o per i dubbi. È la storia dei 40 parlamentari greci espulsi dai partiti che sostengono il governo solo perché non hanno votato la manovra. L’Europa dei tedeschi ci vuole tutti allineati e ubbidienti. Chi si sfila è un eretico. Due sole parole sono ammesse: sacrificio e austerità.

di Salvatore Tramontano - 14 febbraio 2012
IlGiornale.it